A fine 2023, il tasso di deterioramento del credito delle banche italiane arriverà all’1,2%, il minimo storico dal 2006, prima cioè che scoppiasse la bolla dei mutui subprime che ha generato una recessione a livello globale.
Questo lo spettro emerso dal “Market Watch Npl” elaborato dall’Ufficio Studi di Banca Ifis e presentato in occasione della 12esima edizione del Npl Meeting, l’annuale appuntamento dedicato all’industria del credito deteriorato tenutosi a Cernobbio.
Bene il percorso di de-risking
L’analisi di Banca Ifis ha acceso i riflettori sul percorso di de-risking delle banche italiane. Stando ai dati dell’evoluzione dell’Npe ratio, questo è diminuito di quasi 14 punti percentuali, passando dal 17% del 2015 al 3,1% del 2022, con una ulteriore diminuzione prevista per fine 2023 quando dovrebbe attestarsi al 3%, un livello di gran lunga inferiore alla soglia del 5% definita da EBA.
Lo stock complessivo di Npe in Italia
A fine 2022, il totale degli Npe in Italia ha raggiunto quota 306 miliardi di euro, in netta diminuzione rispetto al picco di 361 miliardi di euro raggiunto a fine 2015.
Per il triennio 2023-2025 si prevede che le incerte condizioni macroeconomiche possano determinare un nuovo ma moderato incremento dello stock, portandolo a 311 miliardi nel 2023, a 317 miliardi di euro nel 2024 e a 321 miliardi di euro a fine 2025.
Transazioni Npl e UtP
Il report stima che per il 2023 saranno effettuate transazioni Npe per un ammontare di 32 miliardi di euro. Questa cifra incorpora circa 8 miliardi di euro di operazioni la cui contabilizzazione potrebbe slittare a inizio 2024.
Più in generale, nel triennio 2023-2025 si stimano 84 miliardi di euro di transazioni Npe. Queste saranno sostenute prevalentemente dal mercato secondario dei portafogli Npl, il cui peso aumenterà fino a circa il 50% sia nel 2023 che nel 2024.
Le transazioni sul primario saranno guidate dalla prosecuzione del processo di de-risking delle principali banche e dai flussi di deteriorato del triennio. La composizione degli asset transati sul mercato secondario vedrà invece un sensibile aumento dei portafogli misti e unsecured come conseguenza dell’ipotizzata cessione di quote di portafogli assistiti da GACS.
Cosa aspettarsi per il futuro
Pur avendo già raggiunto nel 2021 il target EBA del 5%, l’industria del credito deteriorato ha continuato anche nel 2022 a favorire il processo di de-risking delle banche italiane. Nel 2023, si stima che il totale dei crediti deteriorati nei bilanci degli istituti di credito si attesterà al 3%, in leggera contrazione rispetto al 3,1% di fine 2022 e in continuità con un trend di forte alleggerimento che prosegue dal picco del 2015.
Negli ultimi 8 anni, infatti, sono stati transati crediti deteriorati per 352 miliardi di euro, di cui 39 miliardi di UtP. In questo modo, il settore bancario è riuscito a ridurre l’Npe ratio di 14 punti percentuali, portandolo dal 17% di inizio 2015 al 3% stimato per la fine del 2023.
Per effetto di questo processo, il totale dei crediti deteriorati presente nei bilanci bancari è passato da 341 miliardi di euro di inizio 2015 ai 58 miliardi di euro di fine 2022, con una ulteriore riduzione a 56 miliardi di euro prevista per la fine del 2023.
Evoluzione della rischiosità a livello geografico
Nel periodo 2015-2023, il processo di de-risking del credito deteriorato ha portato al progressivo riallineamento dei livelli di rischio delle diverse aree del nostro Paese. In particolare, a marzo 2023 il divario in termini di Npe ratio delle aree del Mezzogiorno sul Nord Italia si è ridotto a soli 2,2 punti percentuali, rispetto ai 6,4 punti percentuali del 20151.
Ancora più marcato è il riallineamento del livello di rischiosità, rappresentato dal tasso di deterioramento dei prestiti, tra Mezzogiorno e Nord Italia: questo è passato da un differenziale del 2,1% di inizio 2015 a un differenziale dello 0,4% del marzo 2023.
«Nonostante il contesto congiunturale presenti più di una incognita, l’economia italiana si conferma resiliente grazie soprattutto agli stimoli fiscali espansivi e alla positiva dinamica dei consumi privati. I bilanci bancari presentano un tasso di deterioramento al minimo storico, inferiore anche ai livelli del periodo antecedente alla crisi del subprime, anche se sui nostri istituti permane un rischio prospettico superiore alla media Ue come confermano i ratios predittivi. Il nostro Market Watch evidenzia un trend positivo del flusso di nuovo deteriorato per gli anni a venire.
Anche per questo motivo, il futuro del mercato italiano degli Npl vedrà un crescente ruolo del mercato secondario che sarà spinto dalla necessità di intervenire sugli incassi delle cartolarizzazioni, tra le quali le Gacs rappresenteranno una importante componente. Molto interessante è infine notare l’andamento del divario territoriale con la differenza del tasso di deterioramento tra Nord e Mezzogiorno che raggiunge il minimo storico. Si tratta di numeri positivi sui quali è evidente il ruolo di forte supporto al sistema bancario giocato dall’industria italiana degli Npl», commenta Frederik Geertman, Amministratore Delegato di Banca Ifis.