Il sistema finanziario è sempre più orientato verso la transizione a un modello di sviluppo economico sostenibile, caratterizzato dall’introduzione nelle attività finanziarie degli aspetti di natura ambientale, sociale e di governance.
La finanza sostenibile, che ruota intorno ai celeberrimi fattori ESG (Environmental - Social - Governance), si pone, infatti, come obiettivo quello di creare valore nel lungo periodo indirizzando i capitali verso settori, progetti e iniziative funzionali alla transizione dell’economia verso modelli più sostenibili, integrando l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo societario.
Lo sviluppo di strumenti di finanza sostenibile è andato crescendo negli ultimi quindici anni e grazie all’impegno profuso dai governi nazionali, dalla Commissione Europea, dall’ICMA, l’associazione che rappresenta tutti i partecipanti ai mercati dei capitali, lo scenario si è evoluto arricchendosi di prodotti finanziari architettati secondo gli standard e normative vigenti a livello internazionale.
Green Bonds - Social Bonds - Sustainability Bonds
I primi prodotti di finanza sostenibile emessi sono stati i Green Bonds (GB) e i Social Bonds (SB) che, tra le proprie caratteristiche, annoverano quella di avere un vincolo nella destinazione dei fondi raccolti che dovranno essere indirizzati a sostenere progetti con un impatto positivo per l’ambiente (GB) o per il sociale (SB).
Poi, a questi, si sono aggiunti i Sustainability Bonds (SusB), le obbligazioni che prevedono un vincolo dell’impiego dei fondi raccolti verso progetti con profilo sia ambientale che sociale.
Sustainability-Linked Bonds
A partire dal 2019 la finanza sostenibile ha registrato un forte incremento delle emissioni di una nuova tipologia di strumenti, i Sustainability-Linked Bonds (SLB), particolari obbligazioni le cui caratteristiche possono mutare a seconda del raggiungimento o meno di alcuni obiettivi ESG preventivamente individuati e basati sulla performance di sostenibilità dell’emittente.
In pratica l’emittente prefisserà uno o più obiettivi di sostenibilità (Sustainability Performance Targets – STP) e la misurazione della performance avverrà tramite degli indicatori di prestazioni chiave (Key Performance Indicators – KPI) che stabiliranno se l’obiettivo è raggiunto, e in questo caso l’emittente avrà dei benefici, o se, al contrario, l’obiettivo è mancato e, quindi, l’emittente avrà delle penalizzazioni.
L’esempio tipico del meccanismo premiante/penalizzante è offerto dalla modifica del tasso cedolare offerto agli investitori che, nel caso di raggiungimento degli obiettivi rimarrà invariato per tutta la vita dell’obbligazione (sarà cioè quello stabilito in sede di emissione, per es.: 1,125 per cento) mentre in caso contrario aumenterà (per es.: di 25 punti base) a decorrere dal primo periodo utile post misurazione, per il resto della vita dell’obbligazione.
I Sustainability-Linked Bonds (SLB), sono strumenti più versatili rispetto agli altri (GB, SB, SusB) in quanto non prevedono vincoli di destinazione dei proventi per il finanziamento di specifici progetti e questa “libertà” dell’impiego dei fondi raccolti per l’emittente ne rappresenta la differenza principale.
Un’evoluzione (o meglio una combinazione) degli SLB è il Green and Sustainability-Linked Bonds in cui sussiste il vincolo di destinazione verso progetti green ma al tempo stesso persiste l’impianto proprio degli SLB.
SLB: numeri in espansione
Il valore degli SLB in circolazione ha raggiunto nel 2021 e 120 miliardi di euro, corrispondente al 12% del volume annuo di emissioni ESG e gli emittenti europei, italiani in primis, sono i più attivi sul mercato con una quota di poco superiore al 50%.
Il 2022 potrebbe essere l’anno di incoronazione dei Sustainability-Linked Bonds che stanno interessando sempre più emittenti, governi compresi.