La Fintech tedesca Vivid Money ha annunciato un round C di finanziamento da 100 milioni di euro.
L’offerta della neobanca era in riorganizzazione da alcuni mesi. L’obiettivo è quello di sviluppare una “super-app”. E Vivid Money non è la prima Fintech a porselo: vediamo che cosa significa.
Che cosa è una super app
Una super app è una applicazione per smartphone o PC che integra diversi servizi, in primis quelli di pagamento, anche di partner, diventando il “punto di accesso” a un grande numero di aspetti della vita quotidiana del cliente.
Una super app, in altre parole, è quella app che apri perché ci puoi fare un po’ di tutto. Controllare il tuo conto corrente bancario, ma anche ordinare del cibo consegnato a casa, oppure noleggiare un’automobile condivisa.
La definizione di “super app” data da Artem Iamanov, co-founder di Vivid Money, è ancora un passo indietro rispetto alla nostra: «un posto dove il cliente può risparmiare, investire e organizzare le attività finanziarie quotidiane (…) siamo pronti a rafforzare il prodotto e a espanderlo collegando tra loro i nostri clienti in una comunità di persone che vogliono imparare e far crescere il loro denaro insieme».
Può far sorridere che una neobanca si definisca “super” perché unisce risparmi, investimenti e spese quotidiane: in fondo, è quello che fa una banca tradizionale.
Ma in realtà dietro “l’obiettivo super app” di molte Fintech c’è un modello molto più ambizioso.
Perché diventare una super app?
L’ossessione, non solo delle neobanche ovviamente, è mantenere il contatto con il cliente. Perché se il cliente apre la nostra app possiamo vendergli qualcosa. Ottenere dei margini, anche collocando prodotti e servizi di terzi.
Il fatto è che in uno smartphone pieno di icone colorate, la lotta è molto serrata. Tutti vogliono l’attenzione del cliente: come competere con l’infinita distesa di post e immagini di un social network?
Se poi tutto quello che hai a disposizione per competere è il saldo del conto e una carta di pagamento, beh, la questione si fa ancora più difficile. Il trading può darti una mano, specie se ci metti un po’ di pepe con la gamification.
Ma l’ideale per far sì che il cliente apra sempre la propria app è fare partnership con altri servizi: le neobanche sanno di avere un vantaggio rispetto alle Startup di altri settori. Tecnicamente non sono necessariamente banche a tutti gli effetti, ma permettono comunque al cliente di compiere un atto fondamentale: pagare.
Dati e denaro integrati
Una esperienza di pagamento semplificata (nella app della neobanca, il livello di sicurezza è decisamente più alto che in quella di un servizio di delivery, per esempio) può permettere ai partner della neobanca di vendere di più.
Le startup Fintech (perché al modello super app guardano anche attori che non sono neobanche, come Klarna) possono così avere ancora più dati sul loro cliente. Per arrivare a proporgli prodotti, servizi ed esperienze basati sui suoi gusti.
Nessuno ti conosce come una super app: perché la usi per fare tutto, o quasi. Sa dove viaggi e che cosa compri. Potrai non ricordarti che cosa hai mangiato ieri a pranzo, ma se hai ordinato il pasto online, la super app lo sa.
Che cosa vendiamo?
Qualcuno parlerà di preoccupazioni per la privacy, ma non abbiamo dubbi che il GDPR sarà rispettato. Non c’è nessun bisogno di violarlo: molti clienti saranno più che contenti di avere un servizio personalizzato a tal punto.
E la super app ci penserà bene prima di cedere i dati del cliente. Sono il suo bene più prezioso, la risorsa con cui costruire un’offerta personalizzata.
Piuttosto, è illuminante che nell’attuale competizione tra le diverse neobanche, per molti versi assolutamente simili tra loro per funzionalità, le scelte strategiche si stiano orientando sul “fare altro” rispetto al banking.
Mentre le banche tradizionali (e le reti) si orientano verso la consulenza assicurativa e finanziaria, il “valore aggiunto” diciamo, è possibile che una parte del mondo Fintech si diriga verso un modello basato sul pagamento (che è una commodity assoluta) per diventare centrale agli occhi del cliente.
Non per le questioni più squisitamente “finanziarie”, ma per tutto il resto. Tutto, fuorché veramente banca?