Integrare servizi finanziari all’interno dei processi di acquisto di aziende di altri settori. Rendendo così molto semplice, per il cliente finale, completare il pagamento (anche a rate), proteggere con una polizza i beni o i servizi appena comprati, oppure chiedere un finanziamento. Sono solo tre esempi, peraltro piuttosto banali, di possibili declinazioni dell’embedded finance, in italiano finanza integrata. «La tendenza della finanza integrata – spiega Federico Roesler Franz, Commercial Country Head Italy di Solarisbank – sta cambiando radicalmente il modo in cui interagiamo con i servizi finanziari ed è destinata a rivoluzionare in positivo il banking e a generare benefici diffusi per commercio e servizi. Lightyear Capital, ad esempio, stima un mercato globale di circa 230 miliardi di euro tra appena 4 anni».
Concentrarsi sul cliente
L’idea alla base dell’embedded finance è di portare molti servizi tradizionalmente bancari al di fuori del perimetro della banca per integrarli nel customer journey di altri settori. Per il cliente finale si tratta di un bel vantaggio, perché non ha bisogno, ad esempio, di informarsi sulla possibilità di accendere un finanziamento di piccolo importo in un momento diverso da quello dell’acquisto. Vive una sola esperienza fluida, a cui contribuiscono però aziende diverse. «Il Banking as a service permette a qualunque azienda di offrire servizi finanziari in modo diretto e conforme alle normative – conferma Roesler Franz – tramite API facili da integrare in pacchetti di servizi a valore aggiunto sotto il proprio brand. Questo è il cuore della rivoluzione, che porta neobanche e non-banche a rivolgersi a realtà come Solarisbank: sempre più frequentemente, le aziende possono seguire e anticipare i bisogni dei clienti andando a fidelizzarli e migliorando la customer experience e la performance».
Un’arma contro le BigTech
Per il 2022 si intravedono grandi potenziali di crescita. Roesler Franz individua come target particolarmente interessato a questi sviluppi le PMI, «che possono crescere e riprendersi più velocemente nel contesto post pandemico, andando a competere con colossi ad alto indice tecnologico che già integrano prodotti BaaS, accelerando la loro internazionalizzazione. Uno dei nostri obiettivi è coinvolgere un numero sempre maggiore di aziende per affiancarle nello sviluppo di nuove soluzioni».
Della compliance si occupa il partner
Il modello as a Service offre un vantaggio evidente a chiunque conosca i requisiti a cui è sottoposto il banking: integrando i servizi di terzi dotati di licenza bancaria o da istituto di pagamento, è il partner integrato a occuparsi dei temi di compliance, identificazione, antiriciclaggio e gestione burocratica. «Il cliente si concentra sul proprio business e sul cliente – prosegue Roesler Franz. Il rischio maggiore che vediamo, e che vogliamo evitare, è che l’Italia e l’Europa perdano un’occasione storica a vantaggio della concorrenza di regioni in cui il BaaS è più maturo, come sud-est asiatico e Stati Uniti».
Moltissimi casi d’uso
Ma quali sono gli use case dell’embedded finance e i settori più promettenti? Si potrebbe dire che l’unico limite è la capacità di immaginare un customer journey innovativo per la propria clientela. «Il modello si applica a tantissimi settori – conclude Roesler Franz – e per questo è difficile sceglierne solo uno. Con diversi casi d’uso, tutti gli attori possono beneficiarne. Le Fintech potrebbero essere le più rapide a implementare servizi di questo tipo, ma questi strumenti offrono enormi potenzialità sia alle PMI sia alle BigTech. E in particolare alle non-banche, come Telco, player della Mobilità e Utility».
Attenzione al Retail
Un settore certamente molto promettente è quello dei retailer, che si tratti di una catena o di un singolo negozio. «Tutti, gioco forza, negli ultimi due anni hanno affiancato al negozio fisico un e-commerce. Da un’indagine di Solarisbank è emerso che il 28,2% della popolazione utilizzerebbe un conto corrente digitale di una determinata società di e-commerce, il 23,8% di una carta di pagamento e il 14,5% guarda con favore alla possibilità di rateizzare l’acquisto al momento del checkout – conclude Roesler Franz. Queste evidenze ci convincono che. strumenti come split payment, carte di debito brandizzate e altri prodotti porteranno benefici diffusi».
Stripe: il più diffuso “mattoncino” per i pagamenti
Il modello della finanza incorporata è stato sposato sin dai primi passi da Stripe, player tecnologico che ha ormai assunto una dimensione globale puntando sulla sua capacità di fornire servizi integrabili per la gestione dei pagamenti e la tesoreria. A costi decrescenti, grazie alla possibilità di scalare rapidamente la propria infrastruttura tecnologica. Un’offerta che si rivolge anche al mondo Fintech: una big del “Buy Now Pay Later” come Klarna utilizza la infrastruttura di pagamento di Stripe e così fa l’italiana Scalapay. In ambito assicurativo, l’azienda ha clienti del calibro di Allianz e Gruppo AXA. Ma la modularità dell’offerta di finanza integrata permette a Stripe di integrarsi con pochi click anche in una grande quantità di portali di commercio elettronico, consentendo così a molti merchant di costruire il loro negozio online in tempi rapidissimi: un negozio fatto in realtà di “mattoncini” provenienti da più aziende e integrati tra loro. Ma che per il cliente costituiscono un solo oggetto: il suo negozio.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2021 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.