La corsa ai tassi? Durerà poco, ma può essere sfruttata

Sfruttare la corsa ai tassi
Maurizio Primanni, CEO di Excellence Consulting

L’attuale situazione di rialzo dei tassi durerà un paio di anni: va sfruttata strategicamente, ma senza abbandonare le precedenti strategie, specie nel risparmio gestito. Maurizio Primanni, CEO di Excellence Consulting, ha le idee molto chiare sulla remunerazione della liquidità.

«Non penso siamo di fronte a una disruption generale del mercato, ma piuttosto a una situazione congiunturale da sfruttare nel medio termine, lavorando sul margine di interesse, e stando attenti all’emergere di nuovi concorrenti».

Obiettivo: profittabilità

La principale ragione per cui le banche stanno tornando a remunerare la liquidità, per altro con costanti rialzi, emerge chiaramente dalle ultime semestrali, quelle relative alla prima metà del 2023. Ed è il boom del margine di interesse rispetto al 2022.

«La difesa della profittabilità passa dalla protezione della liquidità sui conti – osserva Primanni. Si tratta certamente di un cambiamento improvviso.

Fino a poco tempo fa, di liquidità ce ne era anche troppa. Al punto che la BCE prevedeva tassi negativi per quella in deposito dalle banche commerciali. Ora la situazione è completamente diversa».

Un riallineamento dei tassi rispetto ai titoli di stato

Il ritorno in voga del tasso di interesse e dei conti deposito, con vincoli che in alcuni casi superano il decennio, ha l’obiettivo di interrompere il travaso dei risparmi degli italiani dai conti correnti ai titoli di stato.

«La situazione italiana è sempre stata anomala da questo punto di vista – commenta Primanni – con il paradosso di una popolazione sotto-assicurata che mantiene una quota importante della propria liquidità, oltre il 30%, parcheggiata sui conti correnti a scopo precauzionale. E questo anche quando i tassi applicati dalla banca erano pari a zero.

Da qualche tempo, i risparmiatori hanno iniziato a spostare questo denaro verso i titoli di stato, per ottenere rendimenti intorno al 3-4%. Ritengo che ci sarà inevitabilmente un allineamento dei tassi proprio rispetto ai titoli di stato a breve periodo».

Non abbandonare il risparmio gestito

Un altro effetto della fine dei tassi zero emerge dai dati che provengono dal mercato della consulenza, «che, per vocazione, dovrebbe orientarsi alla raccolta gestita – commenta Primanni – mentre tra giugno 2022 e giugno 2023 ha fatto sostanzialmente solo raccolta amministrata.

È un chiaro segno che i risparmiatori stanno tornando ai titoli di stato. Ma proprio nel decennio di rendimenti zero il nostro sistema finanziario ha investito moltissimo nello sviluppo del risparmio gestito.

Dobbiamo tenere presente che questa situazione è, a mio avviso, temporanea e che dobbiamo continuare a sostenere l’industria del risparmio per non perdere quanto abbiamo costruito in questi anni. In termini di cultura e di competenze.

Guarderei, piuttosto, con un certo interesse al comparto obbligazionario: lì, negli ultimi 15 anni, le banche hanno lavorato poco e conquistare le persone con le migliori competenze potrebbe essere un elemento differenziante rispetto alla concorrenza».

Il tasso “tenta” il cliente digitale?

Si potrebbe essere tentati di fare un confronto con l’ultima “corsa al tasso”, ormai risalente a oltre un decennio fa.

Anche allora i quotidiani generalisti pubblicavano tabelle dei migliori tassi, con o senza vincolo. Ma il mercato oggi è completamente cambiato.

«Da un lato è più concentrato di un tempo e questo, insegna la teoria economica, dà alle grandi banche più potere contrattuale – analizza Primanni. Ci sono, però, anche alcuni fattori di rischio che fanno pensare alla possibilità di una nuova corsa al rialzo.

In questo decennio il rapporto tra banca e cliente si è fatto molto più digitale, a scapito della presenza sul territorio. Meno presenza significa meno relazione, meno fiducia e, di conseguenza, meno fedeltà del cliente.

Almeno una parte del mercato potrebbe spostare il conto, o almeno una parte importante della liquidità, in cambio di una remunerazione maggiore».

La concorrenza di challenger, digitali ed estere

Il secondo elemento di differenza, rispetto appunto a un decennio fa, è il livello dei nuovi competitor.

Non ci sono solo più le prime neobanche, ma «ormai le banche challenger e quelle nativamente digitali sono consolidate – conclude Primanni – con un management robusto e di grande esperienza, quasi sempre proveniente proprio dal banking tradizionale.

Ed è in continua crescita la quota di mercato delle banche estere, con ingressi recenti anche nel retail – conclude Primanni. Questi nuovi competitor potrebbero usare il tema della remunerazione della liquidità come elemento di ingresso sul mercato e di acquisizione della clientela».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2023 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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