Impatto regolamentare, dimensioni ridotte, rigidità tecnologiche e difficoltà a evolvere nei modelli di business, queste le principale sfide che il settore bancario deve affrontare nel futuro.
A rivelarlo è un recente studio redatto da C2Partners che ha intervistato i vertici di 33 banche per conoscere l’orientamento sui temi chiave del business. In un’ottica di breve e medio periodo.
1) Contesto macroeconomico: i tassi sono ancora una garanzia di redditività ma non a lungo termine
L’ampia forbice tra tassi d’impiego e raccolta dell’ultimo biennio ha generato margini elevati e il livello attuale dei tassi garantisce ancora buoni risultati di bilancio: la pensa così il 90% delle grandi banche e delle banche multiregionali/di prossimità.
In prospettiva, spiega lo studio, è visione comune che la diminuzione della forbice e la politica deflazionistica della BCE peseranno sui bilanci e renderanno la gestione della liquidità un fattore centrale nella strategia delle banche.
2) Concorrenza: rischio Big Tech
Rilevanti risorse finanziarie, forza del brand, governo della relazione con i clienti e capacità di gestire i dati su abitudini e consumi renderanno nei prossimi anni le Big Tech (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) una potenziale minaccia.
Alcune potrebbero posizionarsi come gate keeper per tutti i servizi (non solo bancari), senza dover necessariamente verticalizzare le attività ma giocando piuttosto un ruolo di front end.
L’85% degli intervistati considera questa una minaccia concreta. Un dato che tocca il 90% tra le grandi banche e poco meno tra le banche multiregionali/di prossimità. Tuttavia l’attuale regolamentazione può rappresentare un freno all’ingresso delle Big Tech.
3) Le fintech, da concorrenti a possibili alleati
Le fintech, intanto, sono già oggi concorrenti attivi sul mercato, soprattutto nei prestiti alle piccole e medie imprese, un segmento che le banche tradizionali storicamente servono a fatica a causa della difficoltà di trovare un modello di servizio che coniughi i benefici della relazione con i costi di gestione del canale (cost-to-serve).
L’88% del campione ritiene che le fintech siano oggi soggetti con i quali definire alleanze strategiche per valorizzare la propria base clienti (di cui le fintech difficilmente dispongono) e costituire una linea difensiva rispetto al rischio di perdere quote di mercato.
4) Aggregazioni sì, ma solo se si crea valore industriale
Aggregarsi viene considerata un’opzione reputata valida da tutte le banche per fronteggiare la crescita dei costi e migliorare la marginalità. Nel dettaglio, il 75% delle grandi banche considera le aggregazioni una strada per coprire meglio la catena del valore, mentre la variabile dimensionale è una prospettiva alla quale guarda con interesse oltre l’80% delle banche multiregionali/di prossimità.
Se l’aggregazione è ritenuta oggi poco praticabile dalle banche a rete, le banche digitali guardano con attenzione alla possibilità di fare sinergie con gruppi più grandi, precisa l’indagine.
5) Su cosa puntare per generare nuovo valore? Sistemi di pagamento, bancassicurazione e IA
Su cosa puntare per generare nuovo valore e valorizzare la capacità distributiva? L’80% degli intervistati tra le banche multiregionali e il 90% delle grandi banche non ha dubbi: su sistemi di pagamento e bancassurance.
Un occhio di riguardo va rivolto anche verso l’Intelligenza Artificiale che secondo il 70% delle grandi banche avrà un effetto benefico sull’operatività e la gestione del cliente.
Per la maggioranza delle banche a rete (65%), l’IA integrerà i servizi di oggi mentre per le banche digitali (75%) sarà determinante per svecchiare l’offerta. Nelle banche multiregionali/di prossimità, prevale al contrario la preoccupazione (55%) dovuta a diverse ragioni: difficoltà di valutare il reale impatto, impreparazione ad adottarne le applicazioni e a gestirne gli effetti, anche perché spesso il presidio della tecnologia è affidato a centri servizi esterni.
La digital transformation è ritenuta, in generale, un primario fattore di competitività per il sistema ma solo le banche di grandi dimensioni sono attualmente in grado di affrontare gli investimenti per sviluppare le piattaforme tecnologiche che la abilitano anche se, è stato osservato, la riduzione dei costi sta rendendo la tecnologia accessibile agli operatori di dimensioni più contenute, sottolinea lo studio.
6) Capitale umano: preoccupa la carenza di professionalità adeguate
Le nuove strategie di sviluppo, necessariamente fondate anche sulle tecnologie digitali, richiederanno profili professionali oggi mancanti.
Preoccupa la difficoltà di attrarre e far crescere giovani adeguati in termini di competenze, capacità e potenziale.
Le grandi banche si considerano maggiormente in grado di attrarre profili adeguati (70%) ma dichiarano difficoltà nel trattenerli e sviluppare per loro percorsi di carriera desiderabili, criticità ammessa anche dalle banche multiregionali/di prossimità (60%) che si considerano ancora legate a un approccio tradizionale nella gestione delle risorse umane e non pronte a cambiare passo.
7) Regole Ue e principi Esg
L’evoluzione normativa imposta dal regolatore indirizzata a rendere il sistema bancario europeo più solido e sostenibile ha sortito effetti positivi ma la maggioranza degli istituti maggiori giudica i dettami europei eccessivamente rigidi (soprattutto se paragonati a quelli di Stati Uniti ed Estremo Oriente) e penalizzanti sulla capacità competitiva, opinione condivisa da oltre l’85% delle banche multiregionali/di prossimità e dal 70% delle banche digitali.
Parlando invece del rispetto dei princìpi ESG avrà un impatto rilevante sul business, soprattutto per la componente “Governance”, mentre la componente “Environmental” potrà incidere in particolare sul prezzo dei servizi alle imprese (secondo il 60% delle grandi banche e il 75% delle banche digitali) e complicherà le relazioni, soprattutto con le microimprese (lo afferma l’80% delle banche multiregionali/di prossimità).
«I buoni risultati conseguiti negli ultimi esercizi hanno generato tra i top manager un clima complessivamente positivo, ma dalle risposte alle nostre interviste emerge anche preoccupazione sulle capacità di fronteggiare le nuove sfide competitive - commenta Ugo Massa, Fondatore e CEO di C2Partners. Impatto regolamentare, dimensioni ridotte, rigidità tecnologiche e difficoltà a evolvere nei modelli di business sono i principali motivi che alimentano dubbi della tenuta competitiva, assumendo accenti diversi in funzione delle caratteristiche della banca».