Il mercato unico europeo dei pagamenti esiste sulla carta, ma nella pratica quotidiana sbatte ancora contro i confini nazionali. È questo il nodo centrale emerso dall'incontro promosso a Montecitorio da Altroconsumo e Satispay, che hanno acceso i riflettori su un fenomeno tanto diffuso quanto illegale: la discriminazione dell'Iban.
La campagna, avviata lo scorso febbraio, ha già fatto registrare numeri significativi: circa 1.200 petizioni sottoscritte e più di 100 casi critici formalmente segnalati e trasmessi alle autorità di controllo, ovvero Banca d'Italia e Antitrust.
I risultati dell’iniziativa sono stati presentati e discussi nel corso del convegno “Stop alla discriminazione dell’Iban: un diritto europeo da far rispettare”, presso la Camera dei Deputati, con la partecipazione dell’Onorevole Giulio Centemero, membro della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati, Francesca Squillante, Responsabile della Direzione Credito, Assicurazioni, Poste, Servizi, Turismo e Sport dell’Antitrust, Francesca Provini, Titolare della Divisione Strumenti e servizi di pagamento al dettaglio di Banca d’Italia, Alberto Dalmasso, Founder e CEO di Satispay e Federico Cavallo (Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo).
Cos'è la l’iban discrimination?
Come ha sottolineato Francesca Provini, Titolare della Divisione Strumenti e servizi di pagamento al dettaglio di Banca d’Italia, «la discriminazione dell'Iban si verifica quando banche, aziende, enti pubblici o piattaforme digitali rifiutano un pagamento o un ordine di addebito unicamente perché l'Iban, pur essendo perfettamente valido all'interno dell'area SEPA (Single Euro Payments Area), non è "nazionale».
In base alle normative europee (in particolare il Regolamento UE 260/2012), la SEPA è l'area in cui i pagamenti in euro dovrebbero avvenire alle stesse condizioni in tutti i Paesi aderenti. «Un codice bancario francese, tedesco, lussemburghese o lituano deve avere esattamente lo stesso valore di uno italiano», ha continuato Provini.
A confermare la posizione di Banca d’Italia è stata anche Francesca Squillante, Responsabile della Direzione Credito, Assicurazioni, Poste, Servizi, Turismo e Sport dell’Antitrust, che ribadito come «rifiutare un IBAN non nazinoale non è solo un disservizio, ma una pratica illegale che lede la libertà di scelta del consumatore e ostacola la libera circolazione di persone e capitali. Alla base ci sono software obsoleti, standard rigidi come il SEDA e una scarsa cultura normativa aziendale. A tale proposito - ha proseguito Squillante - è doveroso sottolineare che nella maggior parte dei casi non c'è una volontà dolosa di escludere il consumatore, quanto piuttosto una scarsa conoscenza del quadro normativo europeo da parte delle aziende. Proprio per questo motivo l'intervento delle autorità non punta a punire con accanimento, ma a richiamare gli operatori al rispetto delle regole, chiedendo loro di adeguare i sistemi informatici e rientrare nei comportamenti legittimi previsti dalla normativa SEPA».
I numeri dello studio
Il fenomeno intrappola in un vero e proprio labirinto burocratico chi lavora o ha vissuto all'estero, chi sceglie liberamente un operatore finanziario digitale con sede in un altro Stato membro e chi semplicemente desidera domiciliare le utenze su un conto non italiano. Dalle analisi sui disservizi raccolti emerge che le criticità riguardano soprattutto i conti localizzati in Lussemburgo e Lituania.
Le difficoltà si riscontrano nei pagamenti sia in entrata che in uscita nei rapporti con aziende private, banche, università ed enti pubblici. Le spine nel fianco più frequenti restano le domiciliazioni bancarie (per utenze di luce, gas, telefonia, pedaggi, streaming e assicurazioni), i blocchi sugli accrediti di pensioni e stipendi, i pagamenti fiscali tramite F24 e i rifiuti nella concessione di finanziamenti rateali.
La reazione dei consumatori
Di fronte a questi blocchi, i consumatori sono costretti a correre ai ripari. Molti mantengono doppi conti correnti (rinunciando a chiudere quelli vecchi), altri ripiegano sui bollettini postali — spesso gravati da commissioni aggiuntive — o sono costretti a effettuare bonifici manuali, arrivando nei casi estremi a rinunciare del tutto al servizio.
Durante il confronto alla Camera, Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne Altroconsumo, ha posto l’accento su come «la ricorrenza dei casi di Iban discrimination segnalati evidenziano che non si tratta di episodi isolati, ma di una criticità sistemica che rischia di limitare la concorrenza nel mercato dei pagamenti». Opinione condivisa anche da Alberto Dalmasso, fondatore di Satispay (che fornisce ai propri clienti un IBAN lussemburghese per la ricarica, NdR), aggiungendo come «in un Paese e in un mercato che necessitano di educazione al risparmio, alla previdenza e all’investimento, dobbiamo offrire alle imprese e ai cittadini gli strumenti per la libera circolazione delle persone e del proprio denaro, e non possiamo accettare che sia un prefisso nazionale a bloccare un semplice bonifico. Credo che adottare un Iban nazionale non significa essere più competitivi».