Entro il 2030, oltre la metà del territorio italiano sarà esposto a rischi fisici. Per le banche appare quindi fondamentale cambiare approccio e introdurre strategie di mitigazione per il rischio climatico nei propri portafogli immobiliari.
Questo il quadro che emerge da una recente analisi dell'impatto dei rischi climatici sulle istituzioni finanziarie condotta da Bain & Company e Jupiter Intelligence.
Il campanello d’allarme
Secondo lo studio, entro il 2050, l'80% dei Paesi presi in considerazione dall’analisi (Stati Uniti, Germania, Italia, Indonesia, Australia, Brasile) sarà esposto a elevati livelli di rischio fisico.
Guardando all’Italia, oltre il 40% del territorio italiano è già oggi esposto al rischio fisico, e si prevede che la superficie di rischio possa superare quota 60% entro il 2050.
I rischi presi in considerazione
Diverse tipologie di pericolo sono state prese in considerazione dalla ricerca: inondazioni, precipitazioni, vento, calore, incendi, grandine, siccità e freddo, ma quelle più rilevanti per i portafogli italiani sono inondazioni, siccità e incendi.
Questi rischi hanno significativi impatti sulle istituzioni finanziarie in generale e, più specificamente, sul valore degli asset e sulla redditività delle banche. Solo il 18% delle banche europee oggi tiene conto dei rischi fisici legati al cambiamento climatico nelle proprie strategie.
Occhi puntati sul centro Italia
Sulla base di un punteggio che sintetizza questi pericoli, l’impact assessment di Bain attribuisce un'intensità di rischio all’area geografica. Al 2050, il 60% degli asset immobiliari nei portafogli delle banche italiane potrebbe essere a rischio, con una concentrazione particolare in Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
Una simulazione su un portafoglio di 10.000 asset
«Per quanto riguarda il nostro Paese – spiega Rocco D’Acunto, Partner di Bain & Company – abbiamo simulato un portafoglio di 10.000 asset, per capire quale sia l’incidenza del rischio fisico sugli asset immobiliari delle banche e, in assenza di azioni di mitigazione, entro il 2050 il valore delle garanzie ipotecarie delle banche italiane potrebbe diminuire del 15%. Questo, a sua volta, potrebbe colpire la redditività dei prestiti ipotecari di questi operatori, con una contrazione fino al 10%».
«Il cambiamento climatico – prosegue D’Acunto – sta avendo e avrà in misura maggiore nei prossimi anni un impatto significativo sul settore bancario, e nessun mercato è immune. Attualmente, le strategie delle banche italiane per affrontare l’esposizione al cambiamento climatico sono ancora limitate. Sebbene misurazione e monitoraggio dei rischi siano attività complesse, tuttavia, quelle banche che si impegneranno su questo fronte - riuscendo ad anticipare la concorrenza e a sviluppare soluzioni di finanziamento, advisory e protezione che aiutino i clienti nel percorso di adaptation - saranno in grado non solo di mitigare i rischi, ma anche di cogliere nuove opportunità di business».
«La mitigazione di questi rischi, combinata ad azioni di creazione di valore potrebbe produrre un aumento di 15-20 punti percentuali del reddito operativo netto delle banche al 2030», conclude Ghizlene Azira, Associate Partner di Bain & Company.