Il DL 118 del 24.08.2021, in vigore dal 25.8.2021, introduce rilevanti modifiche nell’approccio alla crisi d’impresa e, in particolare, mette a disposizione delle imprese nuovi strumenti a sostegno della gestione della crisi aziendale, particolarmente acuita dal periodo di emergenza nazionale COVID 19.
Approccio dinamico
Si assiste, quindi, ad una progressiva transizione dalla logica eccessivamente prudenziale dettata dalla legge fallimentare e dal Codice della Crisi, ad un approccio molto più dinamico, di tipo imprenditoriale. Di fatto vengono privilegiate alternative basate sull’anticipazione della crisi e dell’insolvenza delle imprese con modalità improntante alla buona fede e alla negoziazione tra le parti, tipiche delle procedure c.d. Alternative Dispute Resolution – ADR.
Come cambia il professionista
In questo nuovo scenario gioca un ruolo chiave la figura del professionista “esperto” dotato di capacità di analisi appropriate con la finalità di evitare il proliferare di nomine di ausiliari e la formazione di un pensiero troppo spesso inquisitorio e poco orientato a far rientrare nel mercato aziende meritevoli. L’ulteriore caratteristica evidenziata dalla normativa al professionista incaricato è rappresentata dall’esser dotato di capacità negoziali e di attitudini manageriali, tali da poter facilitare le trattative tra l’imprenditore e le parti coinvolte nel risanamento dell’impresa in crisi.
Maggiore spazio ai giovani
La limitazione del numero di incarichi al singolo professionista, al massimo due contemporaneamente, definita dal decreto è un altro elemento da accogliere con particolare favore. In questo modo si spinge anche il professionista ad assumere un atteggiamento proattivo. Auspicabilmente tale aspetto potrà ulteriormente portare ad una reale rotazione degli incarichi, aprendo a prospettive professionali anche delle leve più giovani, che potrebbero tornare ad avvicinarsi alla professione.
Minore tempo per l’esecuzione
Ciò comporterà una riduzione dei tempi di esecuzione delle procedure, diventata ormai insostenibile, evitando non solo l’accumulo eccessivo di incarichi in capo a singoli professionisti, ma consentendo agli imprenditori di poter ripartire in tempi ragionevoli senza il sostenimento di considerevoli costi aggiuntivi per tutte le parti coinvolte.
Salvaguardia del tessuto produttivo
In tal senso appare particolarmente apprezzabile la disposizione in merito al mantenimento della gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa in capo all’imprenditore, con la vigilanza dell’esperto a garanzia degli interessi delle parti terze coinvolte, e, quindi, la sensibile riduzione degli interventi da parte dei Tribunali nelle trattative tra le parti quale incentivo al ricorso per l’esdebitazione; tale previsione di fatto integra un punto chiave in risposta alle esigenze del mercato attuale, in quanto spinge alla ristrutturazione preventiva di debitori con fondamentali aziendali sani, che versano in difficoltà finanziaria per fattori spesso non totalmente dipendenti dalla loro conduzione.
In questo modo il legislatore ha voluto decisamente dare un impulso alla salvaguardia del nostro tessuto produttivo, preservando esperienze, competenze e il know-how acquisiti, limitando la perdita di posti di lavoro e la delocalizzazione degli investimenti da parte degli investitori esteri verso economie più favorevoli, in conformità con gli indirizzi forniti a livello europeo.
Prevenire la crisi d’impresa
L’attenzione riservata dal decreto ai dipendenti dell’azienda rappresenta in modo preciso il tassello finora mancante nel rendere fluido il processo di ristrutturazione. Inoltre, traccia, insieme ai nuovi e precisi parametri utili a definire quali siano i driver del nuovo piano industriale, la strada da seguire per un ritorno alla competitività da parte delle aziende.
In particolare, l’occasione è quanto più opportuna per rimarcare l’importanza dell’istituzione di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili parametrati alla tipologia e alla dimensione dell’impresa, quale strumento necessario alla rilevazione tempestiva della crisi di impresa e della compromissione della continuità aziendale.
Il ruolo delle banche
Un focus sul ruolo centrale delle banche e degli altri istituti finanziari nella composizione negoziata della crisi. Tale considerazione è espressa nelle indicazioni contenute nella Direttiva (UE) “Insolvency” 2019/1023 che integrano gli assunti base recepiti nella normativa nazionale in commento.
Di fatto l’orientamento comunitario vuole spingere i creditori quale parte attiva nell’accoglimento di efficienti quadri di ristrutturazione preventiva, quale strumento educativo a sostegno dell’attività imprenditoriale e di una pianificazione sostenibile del debito.
Questa logica si traduce a cascata in un miglioramento degli strumenti a disposizione per una precisa valutazione dei rischi connessi alle decisioni di concessione dei prestiti, alla riduzione dei tassi di irrecuperabilità del credito erogato, all’incremento di competitività delle PMI, e alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Nuova finanza
Una merita anche il ruolo fondamentale degli istituti di credito nel sostenimento all’imprenditore in crisi mediante l’erogazione di nuova finanza o, quantomeno, nel mantenimento delle linee di credito già concesse.
Nel DL 118/2021 trovano spazio importanti interventi incentivanti all’erogazione del credito alle imprese che fanno ricorso all’istituto della ristrutturazione preventiva del debito quale l’attribuzione del rango prededucibile all’erogazione effettuata, l’esenzione da revocatoria fallimentare, e l’esenzione da responsabilità penale in materia di bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta preferenziale nei limiti previsti dalla normativa.
Tale orientamento si pone quale strumento premiale alla partecipazione attiva degli istituti di credito alla prevenzione dell’insolvenza dei debitori e in perfetta armonia alla disincentivazione di atteggiamenti passivi oggetto di recenti pronunce di Cassazione in materia di trattamento della concessione abusiva del credito in ambito concorsuale.
Conclusioni
In sintesi, risulta apprezzabile lo sforzo nel fornire strumenti snelli e flessibili all’imprenditore in crisi per una rilevazione tempestiva della perdita di continuità aziendale e, soprattutto, fondamentale è la spinta alla pianificazione finanziaria sostenibile per le PMI e alla partecipazione attiva da parte di tutti i soggetti interessati, con uno spirito di buona fede e con orientamento al risultato comune.
Questo è più che mai necessario per salvaguardare il tessuto imprenditoriale nazionale e incrementarne la competitività soprattutto in relazione alle opportunità di investimento che si apriranno con i fondi stanziati dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2026.