Banche e gestori patrimoniali in Europa devono diventare sempre più digitali, mentre la regolamentazione e la concorrenza esercitano una crescente pressione sugli istituti finanziari di ogni dimensione.
Questo il quadro delineato dallo studio “Unlocking opportunity in challenging times: innovation in European Financial Services”, una ricerca commissionata da Objectway, provider di software as-a-service e servizi per banche, wealth e asset manager, a GlobalData.
Il quadro generale
«La protezione degli investitori e le preoccupazioni ambientali rappresentano sempre più una priorità per le autorità europee di regolamentazione – spiega Luigi Marciano, fondatore e CEO di Objectway. Alla luce della recente crisi finanziaria e della "corsa agli sportelli" delle banche private negli Stati Uniti, la richiesta di una regolamentazione internazionale più rigorosa è inevitabile. Sebbene la portata dei cambiamenti sia incerta, si prevede che creeranno una serie di costi aggiuntivi, ad esempio per l'amministrazione e gli uffici legali. Sarà quindi necessario adottare processi aziendali più efficienti, digitali e tecnologicamente avanzati. In aggiunta, le mutevoli aspettative dei clienti in merito agli investimenti sostenibili o ai nuovi canali di comunicazione rendono inevitabile il progresso tecnologico per il settore finanziario».
Redditività in calo e clienti scettici
La ricerca denuncia come i clienti stiano riducendo costantemente il numero di operatori finanziari di cui si avvalgono. Mentre lo scorso anno un cliente private ha lavorato con una media di 4,6 wealth manager, quel numero è ora sceso a 4,2. Resta invece stabile il risparmio gestito.
Secondo Luigi Marciano «ciò indica che i clienti stanno riducendo le loro opzioni di investimento perché, ad esempio, i loro portafogli non crescono o altri requisiti non vengono soddisfatti». Lo studio evidenzia infatti come la concorrenza crescente è percepibile da circa l'84% delle società finanziarie intervistate.
Si punta sulla modernizzazione. Centrale la soddisfazione del cliente
Secondo la ricerca, più della metà degli intervistati ha affermato di voler affrontare importanti progetti di innovazione e digitalizzazione nei prossimi due anni. La ricerca mostra che banche, wealth e asset manager hanno aumentato i loro investimenti in tecnologia dell'8,5% lo scorso anno e probabilmente raggiungeranno il 9,2% entro la fine del 2023.
Tuttavia, la priorità e la portata di questi progetti sono strettamente correlate alle dimensioni dell'azienda, ma oltre agli investimenti sostenibili e all'intelligenza artificiale, la soddisfazione dei clienti rimane il principale motore del cambiamento (40%).
«L'aumento della concorrenza, la sfida della digitalizzazione e la capacità di garantire i risultati degli investimenti sono le maggiori sfide – commenta Marciano. Una relazione duratura con clienti sempre più esigenti è il fattore chiave. L'intelligenza artificiale (AI) è un tema, con quasi il 50% che cita AI e machine learning come i maggiori cambiamenti nelle proprie strategie di innovazione della customer experience nei prossimi due anni, seguite dall'espansione del numero di canali di comunicazione rivolti al cliente (35,6%)».
L'offerta ESG è un must
Quando si tratta di innovazione in termini di offerta, gli investimenti ESG fanno la parte del leone. In tutto il settore, l'84,5% prevede di aggiungere o espandere le opzioni di investimento ESG nei prossimi tre anni, con il settore del Private Wealth in testa, al 97,2%.
«Gli investimenti sostenibili sono in aumento tra gli high-net-worth individuals in Europa e nel mondo, poiché cresce la consapevolezza dell'impatto sociale e ambientale positivo combinato con rendimenti finanziari migliori», afferma Marciano.
La creazione di nuove soluzioni di investimento è la risposta naturale al cambiamento delle priorità degli investitori, secondo il 73% degli intervistati. Altri strumenti importanti per sviluppare un brand ESG includono la richiesta ai clienti delle loro opinioni riguardo agli investimenti ESG (64,7%), o supporto e risorse aggiuntivi per l'educazione finanziaria (48,5%).
La necessità di partner strategici
Secondo Marciano, «sempre più operatori stanno riconoscendo i vantaggi di avere un ecosistema di partner esperti di fintech e wealthtech e stanno esternalizzando aspetti della loro attività. In tal modo, stanno creando nuove opportunità di crescita riducendo i costi e la complessità dell'amministrazione».
La flessibilità è la ragione principale per esternalizzare un progetto di innovazione, secondo lo studio. Ciò è particolarmente vero nelle grandi realtà (47,6%) che dispongono di risorse interne ma non vogliono dedicarle esclusivamente a quella che potrebbe essere una modernizzazione critica. L'altro fattore chiave, intorno al 40%, è chiaramente il costo, soprattutto per gli operatori finanziari più piccoli. Questo perché di solito non è conveniente per le cosiddette boutique sviluppare software internamente.