Transizione Energetica: le banche pioniere potrebbero ottenere fino al +30% di utili

più ricavi per le banche dalla transizione energetica

Puntare sulla transizione net zero potrebbe fare crescere gli utili delle banche fino al 30% entro il 2050.

Lo evidenzia una ricerca di Bain & Company, secondo cui le banche pioniere in questo settore arriveranno all’85% degli asset green nei loro portafogli, sempre entro il 2050.

Banche e Net Zero al 2050

Al momento, oltre 160 banche in tutto il mondo, rappresentative di oltre il 40% degli asset bancari globali, si sono impegnate a raggiungere un portafoglio di investimenti a zero emissioni entro il 2050.

Bisogna misurare meglio

Secondo Bain & Company, resta urgente la necessità di monitorare in modo più accurato e granulare le emissioni relative ai propri portafogli e prestiti. Queste due attività rappresentano infatti almeno il 95% della carbon footprint complessiva di una banca.

«Il compito critico di misurare queste emissioni è fondamentale per definire un approccio strategico di lungo termine – spiega Rocco D’Acunto, Senior Partner e Global Expert of ESG in Financial Services di Bain & Company. Le realtà che affronteranno questa sfida con decisione, le "banche pioniere", vedranno crescere i propri utili del 25-30%. Al contrario, gli istituti che ritardano o adottano un approccio passivo, legato semplicemente al rispetto dei requisiti normativi, vedranno erodere i profitti di una percentuale compresa tra il 10% e il 20%».

Le banche dovranno investire in un sistema di misurazione delle emissioni, se vogliono supportare i clienti nelle loro decisioni strategiche.

I vantaggi sul costo del credito 

Anche il costo del credito e del funding saranno più bassi per le banche pioniere rispetto ai competitor più lenti, che si troveranno esposti a settori e progetti meno innovativi. E saranno inoltre penalizzati dal rischio di transizione, dai mercati e dagli investitori.

«In Italia – prosegue D’Acunto – prevediamo, come conseguenza dell’elevata frammentazione del tessuto produttivo e la minor capacità delle PMI di affrontare cambiamenti strutturali del ciclo produttivo, ancora maggiore polarizzazione delle performance delle istituzioni finanziarie. Le banche che saranno in grado di affiancare sin da subito la propria clientela PMI e le filiere produttive nella transizione conquisteranno un beneficio strutturale di lungo termine, sia in termini di maggiori ricavi sia di minor costo del credito. Le banche meno attive subiranno un processo progressivo di adverse selection sul loro portafoglio di impieghi e un deterioramento strutturale del proprio costo del credito».

«Per cogliere questo potenziale – conclude Carlo Farina, Associate Partner di Bain & Company – le banche dovranno adottare rapidamente un orizzonte di lungo termine con una strategia flessibile, implementare un approccio più granulare alla misurazione e alla tracciabilità delle emissioni, rivedere il modello di offerta alla clientela, il processo di gestione e governo del credito e le metriche di misurazione del valore generato».

 

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