Supply Chain Finance: una cura per le imprese nell’era Covid

osservatorio supply chain finance 2021

Un mercato potenziale che sfiora i 490 miliardi di euro, di cui solo un quarto è già servito. Le potenzialità della Supply Chain Finance sono ancora enormi: grazie a nuove tecnologie, ulteriori startup attive, e soluzioni orientate anche all’internazionalizzazione.

Strumento manageriale

La Supply Chain Finance è diventato nel 2020 uno strumento manageriale, capace di contenere il rischio. E, quindi, a differenza della crisi del 2008, gli operatori hanno immediatamente compreso che, nella crisi di liquidità, la filiera andava protetta e numerose soluzioni per dare sostegno e liquidità sono state rivolte anche a clienti e distributori.

Il mercato potenziale

Per il 2020, la ottava edizione dell'Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano stima un mercato potenziale del Supply Chain Finance tra 450 e 490 miliardi di euro, con una contrazione di 15 e 55 miliardi di euro rispetto all’anno precedente (erano 505 miliardi nel 2019), coerente con la congiuntura economica (visto il calo complessivo dei fatturati delle imprese italiane fra il 10% e il 12%).

Il mercato coperto

Il valore esatto dipenderà dalle performance di incasso e pagamento delle imprese nel 2020. I dati preliminari indicano che il mercato servito da soluzioni di Supply Chain Finance nel 2020 si assesterà intorno ai 120 miliardi di euro, pari al 24%-27% del potenziale, con un’evidente crescita delle soluzioni innovative e un brusco calo di quelle tradizionali.

Crollo delle misure tradizionali

A crollare è l’Anticipo Fattura, che nel 2020 perde il primato di soluzione di Supply Chain Finance più utilizzata, scendendo a quota 44 miliardi di euro con calo del 33% rispetto al 2019.

Fatica anche il Factoring diretto (55 miliardi, -8% sul 2019), che risente del calo dei volumi transati nei mesi di picco della pandemia e la preferenza verso soluzioni più orientate alla filiera.

Balzo per le soluzioni innovative

Crescono invece le soluzioni innovative come il Reverse Factoring (7,5 miliardi di euro, +13%) e il Confirming (800 milioni di euro, +7%), ma anche Invoice Trading (300 milioni di euro, +20%) e Dynamic Discounting (100 milioni, +500%).

Secondo le stime, le soluzioni innovative coprono oggi tra il 4% e il 5% del mercato potenziale del Supply Chain Finance del 2020, in espansione costante negli ultimi anni (rappresentavano meno dell’1% nel 2015).

Finanza sostenibile: un nuovo faro

La tempestività e la completezza delle informazioni è naturalmente al centro del processo di decision making. «In questo momento cresce la richiesta di business information per valutare le controparti: le aziende hanno bisogno di informazioni su potenziali interlocutori e clienti. Ma c’è una costante di questo periodo pandemico: la finanza sostenibile, che si sta rivelando un nuovo driver – afferma Federica Carriero, Marketing Senior Specialist di Cribis. Per valutare una impresa non bastano solo i dati finanziari, i nostri interlocutori vogliono conoscere il rispetto dei valori relativi alla sostenibilità. Un driver che guida anche la ricerca di nuove controparti. Investire in sostenibilità permette di aumentare il livello di trasparenza e l’appeal verso istituti di credito e investitori. Abbiamo anche creato un portale ad hoc, CRIBIS ESG, dove ogni azienda può approfondire il tema lasciando delle informazioni su se stessa a livello ESG».

Le startup...

Sono 137 le startup che a fine 2020 compongono l’ecosistema mondiale della Supply Chain Finance, capaci di raccogliere finanziamenti complessivi per 2 miliardi di dollari negli ultimi 5 anni. .

.. poche escono dai confini nazionali

La maggior parte ha sede in Europa (48), Asia (45) e Nord America (28). Metà opera solo nel proprio contesto nazionale (46%), il 24% estende la sua offerta a livello continentale e il 30% a livello globale.

Le soluzioni delle startup

Le soluzioni più offerte sono Invoice Trading (29 startup) e Reverse Factoring (28), ma si notano anche numerosi servizi complementari come valutazione del rischio (17), servizi di pianificazione finanziaria e tesoreria (11), di credit collection (9) o di assicurazione del credito (2).

Soluzioni integrate?

Interessante notare come le startup più giovani abbiano a mercato una sola soluzione in ambito Supply Chain Finance: tuttavia, per essere competitive sul mercato, molte si stanno mettendo in moto per ampliare il loro portfolio prodotti. D’altronde la competizione con le FinTech più consolidate è sempre maggiore e l’innovazione non può quindi fermarsi.

Le nuove tecnologie

La tecnologia digitale più utilizzata è l’Artificial Intelligence (37%), seguita da Application Programming Interfaces (API 25%) e Blockchain (16%). Non solo, le startup sono capaci di offrire una user experience innovativa.

La fondamentale collaborazione

«Ma i new entrant, come le startup, sono zoppi senza l’appoggio degli incumbent: la collaborazione è quindi fondamentale nel mercato della gestione dei crediti commerciali – afferma Marcello Stefanelli, Business Strategy Manager di Accenture. Le startup quindi si stanno focalizzando su servizi core della Supply Chain Finance, come la valutazione automatica del rischio di credito, soluzioni apprezzate dagli incumbent perché offrono nuovi stili di gestione meno costosi».

L’export

La vendita a credito negli ultimi anni è diventata uno strumento commerciale fondamentale anche a livello internazionale, i cui rischi possono essere mitigati da apposite soluzioni di Supply Chain Finance. Ma le imprese italiane le conoscono poco: il 54% delle imprese esportatrici italiane non le conosce, il 22% le usa soltanto nel mercato nazionale e solo il 24% le impiega nelle operazioni di export.

Le soluzioni di Supply Chain Finance più utilizzate sono quelle tradizionali, come la lettera di credito (50%), l'assicurazione del credito (48%), l'anticipo all'esportazione (44%). Solo il 14% usa spesso il Forfaiting (cessione da un esportare a un istituto finanziario di titoli di credito commerciali ricevuti da un importatore come pagamento di beni strumenti o servizi), l'8% l'Export Factoring (il factoring con l'aggiunta della gestione e copertura del rischio sui crediti da esportazione) e il 4% l'Invoice Trading.

Il beneficio della SCF sull’export

Nonostante questo, le soluzioni di Supply Chain Finance hanno aiutato le imprese esportatrici a diminuire l'impatto negativo della pandemia: per il 25% hanno contribuito a stabilizzare o aumentare il fatturato estero, per il 22% hanno aiutato a riavviare le attività localmente e all'estero.

Un nuovo benchmark

«Una volta solo le banche potevano offrire questa tipologia di prodotti, ma con l’avvento del FinTech è incrementata l’offerta e la qualità delle tecnologie inserite in questa offerta, creando un nuovo benchmark – commenta Luigi Martani, Director Transaction Banking di Crédit Agricole Corporate & Investment Bank. L’elemento padrone sono naturalmente le nuove piattaforme multifunzione, integrate con il mondo impresa e il mondo finanziario con uno o più istituti contemporaneamente, dedicate alla clientela interessata all’export. Con il passare del tempo ci auguriamo che ci sarà sempre più una armonizzazione anche nel processo di condivisione dei dati».

Il caso Ferrero/Kyriba

«Negli ultimi 2 anni abbiamo rinnovato l’area procurement per armonizzare le condizioni di pagamento dei fornitori e contemporaneamente si è pensato di finanziarie la catena dei fornitori con un sistema di supplier financing: l’idea era di includere più partner finanziari che avessero una relazione diretta con il fornitore, per scontare i documenti attraverso una piattaforma indipendente. Abbiamo cercato commitment nel gruppo, coinvolgendo la funzione procurement, e cercato un fornitore per una piattaforma multibanca che servisse allo scopo: abbiamo scelto quindi Kyriba, che ci ha offerto una piattaforma di reverse factoring multi funder, integrata con il gestionale SAP interno – spiega Luca Grisot, Head of cash management and treasuries coordinator di Ferrero. A quel punto abbiamo collegato a Kyriba le banche partner disponibili ad affrontare questo lavoro, disposte ad accettare un contratto di paying agency per fatture scontate e non scontate. Il processo di transazione è durato 3 mesi, per quanto riguarda l’implementazione tecnica».

 

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