Quali servizi nell’open finance? Ne parliamo con CBI

cbi open finance
Liliana Fratini Passi, Direttore Generale di CBI

Le banche italiane sanno che è il momento di allargare il perimetro delle collaborazioni per abbracciare il nuovo paradigma dell’open finance. E creare servizi a valore aggiunto

Pagamenti, instant e crowdlending e nuovi processi di Know Your Customer. Sono questi i servizi sui quali le banche possono puntare nel passaggio dall’Open Banking all’Open Finance. «L’aumento delle collaborazioni tra attori diversi e l’ampliamento del set di dati usati per lo sviluppo di servizi a valore aggiunto – premette Liliana Fratini Passi, Direttore Generale di CBI – sta contribuendo all’estensione del concetto di open banking verso modelli di collaborazione open. L’Open Finance rappresenta una grande opportunità per l’industria finanziaria per creare innovazione collaborativa, a vantaggio della clientela Corporate e Retail».

Come funziona l’Open Finance?

L’Open Finance permette di condividere e utilizzare qualsiasi dato, non solo finanziario: informazioni quindi sull’energia, sulla mobilità, sulla sanità, sull’economia green e la Pubblica Amministrazione. «I casi d’uso dell’Open Finance sono in aumento – conferma Fratini Passi – con un grado eterogeneo di maturità e innovazione. Le banche italiane sanno che devono dotarsi di una suite di prodotti che includa i servizi di Open Finance attraverso un modello as a service, spesso parte di una offerta all-inclusive più articolata. In particolare, i nuovi potenziali servizi dell’Open Finance riguardano i pagamenti, i crediti e l’attivazione di nuovi utenti».

Quanto si investe in Italia

Le banche, d’altronde, credono nel paradigma open, tanto che negli ultimi 5 anni hanno investito in media 2,5 milioni di euro nella PSD2 (dati Global Open Banking Report, CBI e PwC). E ben 1,2 milioni sono confluiti negli ultimi 3 anni nella realizzazione di servizi a valore aggiunto. «Il 36% delle banche italiane registra una crescita nell’utilizzo dell’internet banking da parte della propria clientela, e uno sviluppo, seppur ancora contenuto e vicino al 5%, nell’uso dei servizi di Open Banking. Tra questi, i più popolari tra le banche sono: l’aggregazione dei conti – elenca Fratini Passi –, i servizi di financial management, i digital payment, l’IBAN validation, la digital idendity, il KYC e il credit scoring».

Miglioramento costante

CBI è anche al lavoro per implementare sempre nuove funzionalità sulla piattaforma RegTech CBI Globe. «In primis abbiamo migliorato la customer experience, oltre che semplificato le attività di onboarding delle terze parti e ampliato il perimetro di informazioni ottenibili dall’utente in modalità unattended – conclude Fratini Passi. Lo scorso anno abbiamo lanciato “CBI Globe Funzionalità Attiva”: gli intermediari possono agire anche nel ruolo di terza parte, raggiungendo il mercato italiano e gli hub europei, così da ampliare i servizi offerti in ambito Open Finance. La soluzione ha registrato in pochi mesi l’adesione di oltre 10mila utenti e circa 5 milioni tra operazioni informative e disposizioni di pagamento».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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