Secondo uno studio europeo firmato Oliver Wyman, le banche del vecchio continente si “giocano” fino al 25% dei loro ricavi, pari a 160 miliardi di euro, nella partita per dare risposta alle sfide del dopo pandemia. Lo studio ha preso in considerazione i dati di banche di diversi Paesi europei, soprattutto occidentali e non solo UE.
Lo studio è di libera consultazione e si intitola “Ready To Lead: How Banks Can Drive the European Recovery”.
L’analisi parte della considerazione che il sistema bancario europeo parte da una posizione di solidità: i margini sul capitale ci sono, grazie ad accantonamenti sui crediti inferiori alle attese e ai dividendi bloccati. Un dato su tutti: meno dell’1% del capitale totale è in istituti bancari con un CET1 ratio inferiore al 12%.
A favore del ruolo delle banche anche il totale delle perdite sui crediti nel 2020: stimate a 200 miliardi tra il panel di banche. dell’EBA, ridimensionate poi a 110 miliardi nella realtà. Più del doppio del 2019, ma meno peggio del previsto. Il 30% degli istituti bancari ha rilasciato gli accantonamenti, in media il 12% ognuno.
Secondo Oliver Wyman, in un contesto che comunque non è privo di rischi a volte sottovalutati (bolle finanziarie da eccesso di liquidità, bassi tassi di interesse, ritorno dell’inflazione e speculazione sugli asset digitali) le banche dovrebbero agire su cinque leve.
Prepararsi alla fine delle misure di emergenza
La fine delle misure di emergenza per le imprese richiede alle banche di minimizzare i rischi di insolvenza legati anche alle aziende zombie. Approcci standard, condivisi dall’industria, e strumenti di collaborazione sono un primo strumento da adottare. Le banche potrebbero poi investire, insieme ad altri soggetti finanziari privati, in strumenti di tipo equity per sostenere le imprese. Ed evitare così che le peggiori previsioni del 2020 si realizzano.
In ballo, secondo Oliver Wyman, ci sono 20 miliardi di euro di ricavi nel 2022 e nel 2023.
Supportare la Capital Market Union e il fondo Next Generation dell’Unione Europea
Nei prossimi anni le banche dovranno definire il loro ruolo nel contesto del mercato del credito alle imprese, alla luce delle iniziative europee. Si stima un potenziale di ricavi di 20 miliardi di euro collegati al Next Gen e almeno altri 15 dalla Capital Markets Union. A patto che le banche riescano a passare a un modello di co-investimento e di consulenza verso le imprese, guidandole tra le diverse opzioni di finanziamento a disposizione.
Finanziare la transizione verso fonti energetiche sostenibili
Certamente un tema al centro dell’attenzione anche dei media. Secondo lo studio, tra i 25 e i 50 miliardi di ricavi possono arrivare dalle attività di credito e investimento legate alla transizione energetica. L’impegno delle banche di arrivare alla neutralità carbonica del loro portafoglio di credito è decisamente lontano e con investimenti per almeno 1.500 miliardi nella green economy europea è il caso di essere proattivi e avviare progetti di transizione. Il rischio è che se le banche si preoccupano troppo di come gestire il potenziale conflitto tra profitti e obiettivi climatici, a dare risposte a questo mercato ci pensino boutique di advisory, specialisti, fondi di private equity e così via. Altri soggetti, insomma.
Accelerare la transizione digitale dei pagamenti, dei prestiti e degli altri servizi
A tutto digitale, verrebbe da dire. Sviluppare offerte basate su partnership, anche extrabancarie, e lavorare sulla customer experience permetterebbe alle banche di proteggere circa 40 miliardi di ricavi. Legati al credito al consumo, ai depositi, ai servizi valutari e al mercato dei pagamenti per privati e PMI. Come noto, qui i competitor sono FinTech e BigTech e la battaglia si gioca con tecnologia ed ecosistemi.
Sviluppare le infrastrutture finanziarie di domani, a partire dall’euro digitale
Efficientare e testare nuove tecnologie. La razionalizzazione e la digitalizzazione devono proseguire, puntando sulla riduzione dei costi e su maggiori ricavi per almeno 30 miliardi.
I possibili rischi di una perdita dei depositi (fino al 20%) con il lancio delle Central Bank Digital Currencies vanno contrastati con un coinvolgimento delle realtà bancarie in questi progetti, per aprire un confronto con mercato e Regolatore, verso un approccio di sistema.
Lo stesso spirito collaborativo riguarda anche le iniziative in sviluppo nell’ambito dei pagamenti e del crimine finanziario, senza dimenticare le opportunità legate all’identità digitale. Complessivamente, all’innovazione potrebbero essere legati ricavi tra i 10 e i 25 miliardi.
Come si arriva a 160 miliardi
I più attenti di voi si saranno accorti che la somma supera ampiamente la cifra di 160 miliardi inserita a inizio articolo: per ogni singola area di azione sono indicati i ricavi ottenibili, ma esistono delle aree di sovrapposizione tra l’una e l’altra che portano il totale appunto a 160 miliardi.
«In Italia – commenta Claudio Torcellan, responsabile dei Servizi Finanziari per Oliver Wyman nel Sud Est Europa – le banche avranno un ruolo chiave nel rilancio dell’economia del Paese. Nell’immediato futuro, da un lato agendo proattivamente per mitigare l’impatto della fine dei meccanismi transitori di supporto all’economia - come le moratorie - che in Italia sono stati rinnovati più a lungo che negli altri paesi europei per il duro impatto del COVID; dall’altro prendendo un ruolo attivo nell’implementazione del Recovery Plan – considerando che l’Italia, oggi il maggiore beneficiario dei fondi comunitari, ha storicamente avuto grandi difficoltà nell’utilizzo di questi fondi -, attraverso la concessione di ulteriore finanza e la facilitazione della trasmissione dei fondi destinati direttamente alle PMI. In un’ottica di più ampio respiro, le banche potranno farsi parte attiva nello sviluppo dei mercati dei capitali in Italia, dove il rapporto tra le società quotate e il PIL è uno dei più bassi d’Europa, anche nel contesto dell’operazione Euronext-Borsa Italiana».