Il punto di partenza sono i processi di onboarding e di credito, dove gli agenti AI possono ottimizzare i costi, ridurre i tempi del processo e dare una spinta alla capacità commerciale della banca.
In questo modo, il retail banking, che vive in una epoca di pressione sui margini, vedrebbe incrementare del 30% la redditività, con una riduzione fino al 40% dei costi grazie all’automazione delle attività ripetitive.
Consentendo di destinare il personale ad attività a maggiore valore, come la consulenza personalizzata allo sportello.
«Fino a oggi l’automazione è stata confinata ai compiti ripetitivi, per via dei limiti della vecchia tecnologia e, nonostante anni di investimenti in automazione, le banche continuano a dipendere da un operatore umano che deve ricucire le informazioni disseminate tra sistemi già automatizzati – racconta Matteo Radice, Managing Director e Partner di BCG. Con le precedenti ondate tecnologiche, le banche hanno automatizzato la verifica dell’identità, il controllo antifrode ma, alla fine, un operatore umano deve raccogliere tutti gli output per produrre una decisione, con una serie di costi, anche nascosti, e di inconsistenze nel processo decisionale, creando un collo di bottiglia invisibile che non permette di efficientare realmente i processi».
Perché l’Agentic AI è differente?
L’Agentic AI si presenta con la promessa di distinguersi dalle altre ondate tecnologiche.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di maggio 2026 di AziendaBanca. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.
