Mutui: cosa accade? Tra rialzo dei tassi e nuova offerta

Mutui dati 2023

Anche se nel 2022 il costo di un mutuo è cresciuto del 29% per il tasso fisso e del 22% per il variabile, un mutuo sottoscritto negli anni ’90 costava l’80% in più (dati, rispettivamente, di MutuiOnline.it e di teleMutuo.it).

Una magra consolazione, dato che che la BCE ha annunciato che discuterà, proprio nei giorni in cui esce questo numero della rivista, la possibilità di alzare ulteriormente i tassi di interesse.

Tutto questo avrà naturalmente una ricaduta sul mercato dei mutui e sulla capacità delle famiglie di accendere un finanziamento ipotecario per l’acquisto di una abitazione.

Le previsioni di mercato

La corsa al rialzo dei tassi di interesse ha avuto effetti non solo sui mutui a tasso variabile, che sono direttamente legati all’Euribor, ma anche a quelli legati ad altri indicatori, come l’Irs, per i mutui a tasso fisso.

Per il mese di giugno è atteso un ritocco al rialzo del costo del denaro, ma le aspettative dei mercati, in realtà, prevedono una stabilizzazione già a partire dall’estate.

Anche se bisognerebbe tenere conto anche del mercato dei prezzi immobiliari, che crescono a ritmi feroci soprattutto nelle città principali.

Tasso medio al 4%

Secondo i dati ABI, ad aprile 2023 il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni è stato del 4,03%.

A febbraio era al 3,79% e a dicembre 2021 all’1,74%: il salto appare notevole.

Tuttavia, se ci spostiamo alla fine del 2007, il tasso di interesse medio era addirittura del 5,72%.

Meno richieste di mutui da parte delle famiglie

Gli italiani si sono naturalmente scoraggiati: secondo i dati CRIF, nei primi tre mesi del 2023 le richieste di mutuo sono scivolate del 23,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Il solo mese di marzo mostra una flessione della domanda del 22,7%. Tuttavia l’importo medio dei mutui richiesti ha raggiunto la cifra record degli ultimi 10 anni: oltre 145mila euro (+0,9% sul 2022).

A richiedere un mutuo sono in particolare i giovani tra i 25 e i 44 anni, con una durata trentennale per lo più e per mutui fino a 150mila euro.

Si fanno strada anche altre tipologie di mutuo

Al di là della scelta tra tasso fisso o variabile, accanto ai tradizionali mutui casa le banche e gli intermediari hanno iniziato ad ampliare l’offerta, andando incontro al PNRR e alla transizione green.

Si tratta di finanziamenti ipotecari dedicati all’acquisto di un immobile con classe energetica elevata, oppure per la ristrutturazione dell’immobile e migliorarne le prestazioni.

Terminano invece al 30 giugno le agevolazioni previste dal governo per gli under 36 e vedremo quale sarà l’impatto sul mercato dei mutui nel complesso.

La flessione del mercato

Il mercato nel 2022 ha chiuso in lieve calo (-2,3%, dati Assofin), dopo due anni di crescita.

Questo indebolimento rispecchia naturalmente l’evoluzione delle compravendite ed è condizionato dal contesto macro economico e geo-politico a cui assistiamo.

I mutui d’acquisto, a febbraio, sono peggiorati, con un crollo che supera il 30%.

Gli altri mutui, più che dimezzati, scontano il crollo delle surroghe (-79,3% e -27% a fine febbraio).

Il digitale per automatizzare i processi

La digitalizzazione sta investendo infine anche il comparto dei mutui. Alcune banche italiane hanno infatti sottoscritto accordi anche tecnologici e compiuto sinergie di gruppo per declinare l’offerta dei mutui anche sui canali digitali.

L’obiettivo principale è automatizzare tutte le fasi di raccolta delle informazioni e rendere il processo più rapido: un riscontro veloce offre sicuramente una migliore user experience, per poi completare le restanti fasi da remoto, quando possibile come ad esempio per apporre una firma digitale, oppure in presenza.

D’altronde per accendere un mutuo il digitale non può essere sufficiente: basti pensare al momento di stipula dal notaio.

Mutuo: i genitori hanno pagato l’80% in più rispetto ai figli

L’Ufficio Studi di teleMutuo.it ha messo a confronto il costo finale di un finanziamento ipotecario acceso da una coppia nel 1990 per l’acquisto della prima casa con quello in capo a un giovane under 35.

Ipotizzando un mutuo a tasso fisso, con durata di 30 anni di pari importo (100.700 euro pari a 195 milioni di lire del 1990) si scopre che il montante, a fine rimborso, da parte di un giovane di oggi ammonta a 162mila euro, a fronte degli oltre 292mila euro pagati dai genitori sul finanziamento richiesto nel 1990, se attenti a utilizzare tutti i mezzi a loro disposizione per rinegoziare nel tempo il tasso iniziale.

Per un giovane di oggi, questo si traduce in un risparmio superiore a oltre 132mila euro rispetto a quanto pagato dai genitori per un mutuo dello stesso importo.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2023 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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