La percezione di un brand passa soprattutto dalla sua reputazione. E le banche italiane lo sanno bene, prima alle prese con la competizione con le BigTech, poi con le fintech e oggi nel pieno di nuove stagioni di M&A.
Un contesto che richiede di mantenere salda la propria reputazione presso tutti gli stakeholder.
La comunicazione però è uscita dalle filiali e ha raggiunto i social media, le chat, i siti internet: nuovi touchpoint da presidiare con il giusto linguaggio, mantenendo riconoscibile la propria identità.
«Nel 2025 il sistema bancario italiano ha registrato una reputazione media pari a 69 punti, 3 punti al di sopra della media del settore bancario globale secondo il report “Banche e Assicurazioni in Italia 2025”, che abbiamo realizzato mettendo a confronto i principali istituti nazionali quotati con i player internazionali – racconta Michele Tesoro-Tess, Chief Customer & Strategy Officer e Head of MED Region di Group Caliber.
Il risultato raggiunto conferma una elevata, e sostanzialmente stabile, fiducia. In pratica, i diversi stakeholder, dai clienti all’opinione pubblica, passando per imprese e decisori, riconoscono alle banche un mix di solidità, affidabilità e capacità di gestione in una fase di mercato non semplice, per diversi fattori esogeni. È un indicatore importante, perché la reputazione non misura solo la popolarità ma anche la propensione a dare credito, raccomandare, restare clienti e, in generale, concedere legittimazione».
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di gennaio/febbraio 2026 di AziendaBanca. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.
