Italiani: popolo di risparmiatori che accantonano per affrontare gli imprevisti

Italiani: popolo di risparmiatori

Presentati i risultati della Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026 realizzata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi su un campione di 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente.

Il 56% degli intervistati risparmia e per il 40% di questi il risparmio serve per affrontare gli imprevisti.

Italiani, popolo di risparmiatori

Anche nel 2026 il 56% degli intervistati è riuscito a risparmiare, seppur in leggero calo rispetto al 58% del 2025.

Il risparmio medio, in linea con il 2025, è pari all’11,9% delle entrate disponibili ma chi risparmia di più sono i laureati, che mettono da parte il 14,9% ed i lavoratori autonomi, capaci di salvare circa il 20% delle entrate.

Mettere denaro al sicuro è ormai considerato «indispensabile» dal 28% degli intervistati, un dato vicino ai massimi storici.

Ma perché si risparmia?

Il 40% degli intervistati risparmia per motivi precauzionali, ossia per essere un grado di fronteggiare gli imprevisti che, come tutti sappiamo, sono sempre dietro l’angolo.

L’acquisto della casa è l’obietto per il quale risparmiano il 19% degli intervistati: avere un’aabitzione di proprietà è l’obiettivo principale per quasi un quinto degli intervistati.

Sempre il 19% delle persone raggiunte dall’indagine risparmia con un occhio di riguardo verso la pensione e, in generale, la sicurezza previdenziale.

Vi è poi un 11% che destina i propri risparmi a tutela dei figli, per garantire loro maggiore stabilità in un contesto socio-economico incerto.

Risparmio, investimenti e mattone: un rapporto che perdura ma qualcosa cambia

Il mercato immobiliare italiano si conferma resiliente, ma gli italiani cambiano approccio verso il "mattone". Nel 2025 le compravendite hanno sfiorato le 767.000 unità, recuperando quasi interamente i livelli precedenti alla crisi del 2008 (97,5%). Sebbene la domanda potenziale per il prossimo biennio resti solida intorno a 1,5 milioni di transazioni, gli acquirenti mostrano una spiccata prudenza: solo il 13,7% intende concludere l'acquisto entro i prossimi dodici mesi.

Il cambiamento più profondo è però di natura culturale. Pur rimanendo la forma d'investimento preferita dal 66% del campione, la percezione della casa come "porto sicuro" registra una flessione per il secondo anno consecutivo, dopo il 72,6% del 2024 e il 67,5% del 2025.

Oggi si fa strada una visione duale dell'immobile, inteso non solo come patrimonio da tramandare (una funzione ereditaria comunque in calo dal 2021), ma soprattutto come scudo economico per la vecchiaia.

Il 23,5% degli intervistati vede la casa come uno strumento per integrare il reddito da anziano, anche se appena il 5% si dice pronto a venderne la nuda proprietà.

I dati macroeconomici confermano questa opportunità: convertendo in rendita vitalizia un patrimonio immobiliare medio a 65 anni, si otterrebbero circa 12.140 euro all'anno. Una cifra che rappresenta un tasso di sostituzione vicino al 29% rispetto a un reddito da lavoro mediano di 41.000 euro annui.

La ricerca completa è qui.

 

 

 

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