Italia, aste immobiliari in frenata nel 2025: oltre 70mila unità, metà residenziali

Italia, aste immobiliari in frenata nel 2025

Dalla Lombardia alla Sicilia, meno immobili in asta nel 2025. Lo scorso anno in Italia sono andati all’asta 70mila immobili, un numero in costante calo dal 2023, per un controvalore che supera gli 11 miliardi di euro. E rappresentato per lo più da immobili residenziali.

Secondo l’analisi di RINA Prime, elaborata su big data di RINA Prime Ares 2.0, su dati ufficiali del Ministero della Giustizia, di Associazione T6, Nomisma e Cerved, la flessione interessa quasi tutte le tipologie procedurali.

Calo per le procedure esecutive e le cause civili

Nel dettaglio, il calo riguarda le procedure esecutive (per 55mila lotti circa), che registrano un -2,2 sul 2024, anche se il dato è meno marcato rispetto al -21,61% del 2024 sul 2023. Di questi lotti è stato calcolato un prezzo base complessivo di 7 miliardi, con offerte minime pari a 5 miliardi (circa il 75% del prezzo base).

Segno meno (-1,86%) anche per le cause civili, a fronte dello +0,23% dell’anno precedente.

In positivo, invece, le procedure concorsuali (+4,06%, un incremento più contenuto rispetto al +20% del 2024).

«Il 2025 registra 55.018 lotti in esecuzione immobiliare, con un prezzo base complessivo di oltre 7 miliardi di euro – ha precisato Massimiliano Miceli, responsabile centro studi di RINA Prime. Le offerte minime, pari a 5,3 miliardi, rappresentano il 75% del valore base. Il confronto con i valori iniziali dei beni stimati in perizia rivela un dato strutturale: la perdita di valore cumulata supera i 10 miliardi di euro, effetto diretto dei tentativi di vendita reiterati e della lunga permanenza degli immobili nel circuito giudiziario. L’anzianità delle procedure resta infatti uno dei nodi più critici: il 32,89% dei lotti deriva da fascicoli avviati prima del 2020 mentre 1.188 procedure risultano addirittura precedenti al 2000».

Lombardia in testa per immobili all’asta

A livello regionale, la Lombardia si conferma al primo posto con 9.664 unità all’asta, pari al 12,9% del totale, seguita da Sicilia con 8.491 immobili (11,3%) Lazio con 6.290 (8,4%), Marche con 6.196 (8,3%) e Toscana con 5.440 (7,2%).

Il Piemonte sale dall’undicesimo al settimo posto con 4.556 immobili (il 6,1%).

Per quanto invece riguarda le province, 10 di queste controllano circa un quarto dei lotti su base nazionale: nel 2025, la provincia di Roma supera nuovamente quella di Milano, che scende al sesto posto, superata da Cosenza, Perugia, Macerata e Napoli. Esce invece dalla top 10 la provincia di Palermo.

Immobili residenziali al centro delle aste

Più della metà delle unità immobiliari all’asta è di categoria “residenziale” ed è costituita da appartamenti, monolocali, mansarde, attici, ville e villette, nella maggior parte dei casi tutti abbinati ad autorimesse e/o cantine.

A questi si somma un 12,33% di posti auto e autorimesse in vendita in lotti autonomi.

Meno acquirenti per i capannoni e i terreni agricoli

La percentuale di negozi, uffici e locali adibiti a uso commerciale in vendita si attesta al 11,27% rispetto all’11,33% del 2024.

Resta praticamente invariata la percentuale, al 3,22%, dei capannoni industriali, commerciali e artigianali, opifici, mentre aumenta ancora lievemente il numero dei magazzini che passano dal 4,58% al 4,81%.

A differenza del settore residenziale, la specifica destinazione d’uso di questi immobili comporta un ridotto parterre di potenziali acquirenti.

Spesso, specie con riguardo ai cespiti industriali, l’impossibilità di adibire la struttura a impieghi diversi, circoscrive significativamente il numero degli interessati, causando un susseguirsi di esperimenti deserti a perdita del valore dei beni e, quindi, a uno svantaggio delle parti coinvolte.

Una fetta importante del mercato, pari al 13,34% in rialzo ulteriore rispetto all'12,99% del 2024, è costituita dai terreni, sia agricoli che edificabili.

In questi casi l’interesse all’acquisto può risultare ulteriormente ridotto, specie per gli edificabili che richiedono una certa progettualità.

Aumenta rispetto al 2024 la percentuale di cantieri, che occupano ancora lo 1,16% del mercato rispetto allo 0,8% del 2024. La categoria include cantieri finiti, semi-finiti, abbandonati o parzialmente realizzati.

Leggera diminuzione per la categoria dell’hospitality, che passa allo 0,64% nel 2025 rispetto allo 0,7% del 2024.

«I dati del 2025 confermano che la vera criticità non è la quantità di immobili sul mercato, ma la lentezza del ciclo procedurale. Ogni immobile che resta fermo rappresenta ricchezza collettiva immobilizzata, un capitale che il Paese non può permettersi di perdere – ha concluso Miceli. Per restituire valore al sistema, vi sono due pilastri di riforma: un riallineamento dinamico dei prezzi base entro i primi 24 mesi, per ridurre drasticamente il numero delle aste deserte, e il monitoraggio predittivo di spese di giustizia e oneri condominiali, così da intercettare i rischi prima che diventino ingestibili. La vera rivoluzione non è vendere di più, ma vendere prima e meglio».

 

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