Secondo la Global Sustainable Investment Alliance, nel 2020 oltre 35.000 miliardi di dollari erano impiegati in investimenti sostenibili, cifra questa che se paragonata agli impieghi del 2016 evidenzia un incremento del 54%. I flussi netti attratti dai fondi sostenibili, inoltre, hanno raggiunto lo scorso anno i 50 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al 2019.
Crescita costante
Continua, quindi, il cammino di crescita che da qualche anno sta caratterizzando in maniera possente la finanza sostenibile.
Nell’anno corrente, stando alle stime recenti, le emissioni di obbligazioni verdi o sostenibili ammontano oltre 400 miliardi di dollari e lo stock di quelle in essere sembra sfiorare i 1.500 miliardi di dollari.
Crescita necessaria
Guardando verso il 2030 (ed oltre), appare chiaro che gli obiettivi di neutralità climatica da raggiungere necessitano di una massa maggiore di finanziamenti che saranno sempre più indispensabili per cambiare totalmente il metodo con cui si produce, si utilizza l’energia e si trasportano merci e persone. Non per niente, a questo riguardo, l’Agenzia internazionale dell’energia auspica che, entro il 2030, gli investimenti in tecnologie pulite dovranno triplicare a livello globale, raggiungendo i 4.000 miliardi di dollari.
Il ruolo del sistema finanziario
Come ha sottolineato Ignazio Visco durante il suo intervento al Convegno Annuale dell’Associazione Europea del Diritto Bancario e Finanziario “per mobilitare una tale quantità di risorse occorre il pieno coinvolgimento del sistema finanziario, oggi frenato dalla scarsa qualità delle informazioni sui rischi legati al clima, che risulta decisamente inferiore a quella dei dati di natura finanziaria, quali quelli che riguardano i rischi di credito e di mercato”.
I punti di attenzione: dal rischio di sostenibilità….
Il Governatore della Banca d’Italia ha poi osservato che il problema “è in parte originato anche dalla mancanza di una definizione generalmente accettata del rischio di sostenibilità”.
Infatti, mentre per il rischio di credito vi è una comune definizione da parte degli investitori riconducibile ai meriti di credito assegnati alle imprese dalle diverse agenzie di rating, diverso è il discorso per quanto riguarda il rischio di sostenibilità. In questo caso, nota il Governatore, “l’esistenza di definizioni molto diverse, che vanno da quelle che considerano solo gli effetti finanziari nel breve termine a quelle che contemplano anche l’impatto a più lungo termine, si riflette in una correlazione bassa tra i cosiddetti punteggi ESG (Environmental, Social, Governance) assegnati dalle diverse agenzie specializzate”.
… alla scarsa quantità e qualità di informazioni
Dall’analisi di Visco emerge anche l’importanza di poter disporre di una maggiore quantità e qualità delle informazioni sulla sostenibilità è fondamentale anche per garantire che il mercato abbia un funzionamento davvero efficiente. Infatti, solo così facendo “le imprese con le migliori pratiche di sostenibilità potranno beneficiare di condizioni di finanziamento più favorevoli, mentre quelle che tarderanno ad adeguarsi saranno penalizzate fino a che non intraprenderanno azioni più credibili o ambiziose per la transizione ecologica”.
Anche il rischio di greenwashing, che si concretizza quando si comunica in modo ingannevole la presunta sostenibilità delle proprie strategie, potrà essere mitigato dalla disponibilità di migliori informazioni.
La strada è tracciata, colmiamo le lacune esistenti! Greta aspetta!