L’80% delle famiglie estromesse dai servizi finanziari di base vive nel Meridione e ben 4 milioni di italiani vivono in comuni senza alcuna filiale bancaria.
Questo lo scenario descritto dal rapporto “Inclusione finanziaria e microcredito. Con le comunità per contrastare la povertà e l’esclusione”, curato da Gruppo Banca Etica, c.borgomeo&co. e la Rete Italiana di Microfinanza.
Il 4,4% delle famiglie senza conto corrente
Secondo il report, il 4,4% delle famiglie italiane non possiede un conto di deposito di nessun tipo, cioè non ha accesso a strumenti finanziari di base, siano essi di risparmio o di pagamento.
Ciò si traduce nella stima di circa 1,1 milioni di nuclei familiari totalmente esclusi finanziariamente, pari a 2,3 milioni di individui. Il dato aggregato è superiore alla media europea e diventa seriamente allarmante se si analizzano i dati regionali. Fra le famiglie finanziariamente escluse, il 78,2% vive nel Mezzogiorno.
Esclusione alla richiesta di mutui e prestiti
Se si prende poi in esame la quota di esclusione alla richiesta di mutui e prestiti (rifiuti e pratiche incomplete), il Sud del Paese e le Isole fanno segnare rispettivamente tassi del 43% e del 39%, a fronte di un dato nazionale del 21%.
Una dinamica che si conferma anche leggendo i numeri della raccolta rispetto agli impieghi, con il Mezzogiorno che mostra una sperequazione tra le due voci, beneficiando solo del 15% degli impieghi contro un 19,2% di raccolta sul totale nazionale, richiamando dunque gli istituti di credito ad attuare processi di riequilibrio.
Peggiora l’indice di Inclusione Finanziaria
A evidenziare le difficoltà registrate da famiglie e imprese nell’accesso ai servizi finanziari interviene l’Indice di Inclusione Finanziaria elaborato da Banca Etica: nel 2021 si è registrato un peggioramento di ben 3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. E le proiezioni sul 2022 prefigurano un ulteriore lieve calo dello -0,7% rispetto al 2021.
4 milioni di italiani vivono in comuni senza filiale bancaria
La permanente difficoltà di accesso al credito da parte dei cosiddetti soggetti non bancarizzati risente anche della crescente desertificazione bancaria: nel 2022 in Italia hanno chiuso 554 sportelli bancari (-2,6%).
Stando al report, 4 milioni di persone vivono oggi in un comune senza alcuna filiale, 6 milioni in località con un solo sportello a disposizione (dati FABI e Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl).
Crollo dei presidi “istituzionali” del credito sui territori
I dati citati fotografano una caduta verticale della presenza di presidi “istituzionali” del credito sui territori, peraltro sempre più interessati da forme rischiose e speculative di finanziamento (come la cosiddetta “cessione del quinto”, strumento talvolta utile, il cui impiego impone d’altro canto grande cautela) oppure rappresentati da società finanziarie borderline, attive ai margini del perimetro più vigilato e formalizzato.
In un simile scenario, lavoratori precari e working poors, donne vittime di violenza diventano i target tristemente privilegiati dell’esclusione finanziaria.
Sono d’altra parte crescenti anche i fenomeni di vera e propria espulsione dal sistema: una dilagante e sempre più allarmante situazione di sovraindebitamento, se non prontamente contrastata, è infatti destinata a espellere dal sistema finanziario milioni di persone, con il rischio di alimentare circuiti di finanziamento illegali legati alla criminalità organizzata.
La questione del microcredito
Una delle risposte a questa situazione può venire dal microcredito: la ricerca rileva come, nel corso del 2022 sono stati concessi microprestiti a 15.679 beneficiari, per un ammontare complessivo di quasi 214 milioni di euro, grazie al lavoro di promozione di 130 soggetti.
Lo strumento, che nelle sue varie forme (microcredito produttivo; microcredito sociale; microcredito per gli studenti; microcredito antiusura) si presta a favorire l’inclusione finanziaria e il contrasto alla povertà, mostra peculiarità e limiti.
Da un lato si registra una riduzione di impiego del microcredito sociale, dall’altro il microcredito d’impresa favorisce i giovani (la popolazione under 30 copre l’83% di questi finanziamenti nel 2022) ma non raggiunge la popolazione straniera e migrante (2%). E il divario di genere rimane: solo il 40% dei microcrediti erogati è diretto alle donne.
Come invertire il trend?
Per invertire la tendenza, chiosa il report, bisogna rafforzare l’inclusione finanziaria tramite la microfinanza e la prevenzione dei default, puntando sulla sinergia tra banche e istituzioni di microfinanza, sull’educazione finanziaria, i servizi di accompagnamento e tutoraggio, ma anche su adeguamenti normativi.
Nell’indicare infine possibili soluzioni per implementare l’inclusione finanziaria, Anna Fasano, Presidente di Banca Etica sottolinea che «per evitare nuovi peggioramenti degli indicatori si deve agire con misure a sostegno del Terzo Settore impegnato sul fronte dei servizi di welfare».