La transizione sostenibile non si improvvisa. Perché rendere davvero efficace una strategia ESG in banca significa andare ben oltre la semplice dichiarazione d’intento: vuol dire portare la sostenibilità al centro del business, dei processi decisionali, della cultura interna e dell’offerta al mercato.
«Tutto parte da un’ambizione chiara, capace di guidare scelte e azioni, e da obiettivi misurabili che permettano di verificare il percorso – racconta Marcello Pallotta, Partner e responsabile italiano Financial Services di Bain & Company. L’allineamento tra strategia ESG e modello di business e operativo è però essenziale e non basta istituire una funzione “sostenibilità” isolata: i principi ESG devono permeare il servizio ai clienti, le decisioni di credito e di investimento, la gestione del rischio».
La governance ESG
Necessaria, anche una governance solida, con ruoli e responsabilità ben definiti, come ad esempio un comitato ESG a livello di board o di comitato esecutivo, per assicurare continuità e accountability.
«Le aziende che riescono davvero a progredire, integrano la sostenibilità nel cuore dell’organizzazione, non solo nei comitati – aggiunge Carlo Farina, Partner Financial Services ed esperto di sostenibilità di Bain & Company. Una governance efficace deve tradursi in ruoli chiari, responsabilità operative, incentivi e processi decisionali coerenti, così che ogni funzione e dipendente contribuisca agli obiettivi ambientali e sociali.
Solo collegando struttura, cultura e accountability il cambiamento diventa duraturo. È poi cruciale sapere misurare, rendicontare e incentivare, perché senza metriche chiare, l’ambizione resta sulla carta. Indicatori come le emissioni finanziarie, il green asset ratio o il gender pay gap devono entrare a pieno titolo nei sistemi di performance e trasparenza».
La riduzione dell’impatto ambientale
Nel frattempo, gli istituti di credito hanno compiuto progressi nella riduzione del loro impatto ambientale, sia diretto sia indiretto, e nel sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni.
«Molti istituti stanno ri-orientando progressivamente i propri portafogli creditizi, riducendo la esposizione verso asset ad alta intensità di carbonio e introducendo obiettivi settoriali di abbattimento delle emissioni finanziate, in alcuni casi certificati anche dalla SBTi.
Allo stesso tempo, stanno accompagnando i clienti nei percorsi di transizione verso modelli operativi più sostenibili, con un forte sviluppo dei finanziamenti green e dei prestiti sustainability-linked. Parallelamente, il settore ha iniziato a integrare il rischio climatico nei processi di governance e nelle metodologie di valutazione del credito, adottando strumenti per misurare i rischi fisici e di transizione, e rafforzando la trasparenza nel reporting ESG.
Queste iniziative – chiarisce Pallotta – generano benefici ambientali e si trasformano in vantaggi competitivi e reputazionali. Secondo nostre stime, il contributo complessivo delle banche al finanziamento della transizione low-carbon potrebbe raggiungere fino a 600 miliardi di dollari l’anno entro il 2030».
Le competenze necessarie
Al fianco della creazione di una proposizione credibile per accompagnare i propri clienti nella transizione, le banche hanno l’urgenza di sviluppare competenze interne su temi come la decarbonizzazione o il rischio climatico.
«La trasformazione ESG è, in definitiva, un percorso generatore di valore – precisa Farina. La banca riesce a trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo quando aiuta i clienti a ottenere benefici tangibili, creando così valore sia per il mercato sia per l’organizzazione stessa. Ma lo sviluppo delle competenze ESG in una banca richiede un programma strutturato di upskilling continuo, capace di coinvolgere tutti i ruoli, dal top management al personale di supporto, e di integrare competenze tecniche con un reale cambiamento di mindset.
Le principali lacune da colmare riguardano: la conoscenza tecnica dei temi climatici e del quadro normativo; la capacità di tradurre la sostenibilità in valore di business; l’allineamento tra strategia e operatività; la diffusione di una cultura condivisa in cui ogni funzione integri le responsabilità ESG nel proprio lavoro quotidiano».
Investire anche nella tecnologia
Come spesso accade, l’obbligo regolatorio sulla sostenibilità può trasformarsi da elemento di compliance a fattore competitivo. Ma per arrivare al pieno sviluppo servono tecnologie avanzate, nuovi modelli di gestione e investimenti strutturali.
«Le nuove tecnologie stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella transizione sostenibile del settore bancario – sottolinea Pallotta. Per coglierne appieno il potenziale, le banche devono ripensare l’intera architettura tecnologica adottando un approccio “AI everywhere”: non più iniziative isolate o progetti pilota, ma una trasformazione che coinvolga stack tecnologici, processi operativi e competenze digitali. La trasformazione operativa, attraverso processi digitali e AI, migliora l’efficienza, riduce i costi e abilita modelli di business più sostenibili: dal risparmio energetico alla diminuzione delle emissioni dirette, fino all’ottimizzazione dei portafogli».
Le criticità (energetiche) dell’AI
Tuttavia, l’adozione massiva dell’intelligenza artificiale porta con sé una criticità rilevante: l’aumento delle emissioni Scope 2, legate all’intenso consumo energetico.
«La potenza computazionale necessaria a supportare modelli sempre più complessi sta crescendo a un ritmo senza precedenti – osserva Pallotta. Secondo la sesta edizione del Global Technology Report di Bain & Company, se la traiettoria attuale dovesse proseguire, entro il 2030 la domanda globale di energia per l’AI potrebbe raggiungere 200 gigawatt, metà dei quali richiesti dagli Stati Uniti.
In questo scenario, le capacità avanzate di analytics assumono un valore strategico per le istituzioni finanziarie, perché consentono di valutare con maggiore precisione i rischi climatici, sia fisici sia di transizione, costruire scenari evolutivi, integrare criteri ESG nei processi decisionali di credito e investimento e, più in generale, rendere la sostenibilità parte integrante del modello di business.
Rispetto all’integrazione dei criteri ESG, Bain individua tre aree ad alto valore: green & sustainability-linked loans e obbligazioni, che mostrano una riduzione del costo del rischio per le banche con portafogli ESG solidi».
L’inclusione e l’educazione finanziaria
Oltre la E di environment, la sigla ESG marca gli aspetti social e, nel panorama bancario italiano, le iniziative di matrice sociale si concentrano soprattutto su inclusione finanziaria, sostegno alle comunità e valorizzazione delle persone.
«Le banche rafforzano i programmi di educazione finanziaria, il supporto alle PMI e alle categorie vulnerabili, promuovono la parità di genere e la diversità interna, e integrano criteri sociali nel credito e negli investimenti, ad esempio attraverso social bond e fondi a impatto – chiarisce Farina. La strategia ESG si traduce in un’offerta commerciale più responsabile, con prodotti che incentivano comportamenti sostenibili e soluzioni di investimento a impatto sociale, e in modelli relazionali basati su trasparenza, consulenza personalizzata e fiducia di lungo periodo. Elementi ormai centrali nella customer experience dei financial services».
Un elemento centrale per le nuove generazioni
Anche la next Gen ci mette poi lo zampino: la sostenibilità sta diventando un pilastro centrale nella evoluzione del settore bancario, anche poiché trainata dalla crescente sensibilità delle nuove generazioni di clienti da conquistare e professionisti da attrarre.
«I giovani sono sempre più attenti ai temi ambientali e sociali e tendono a preferire istituti che dimostrano un impegno concreto in ambito ESG – evidenzia Farina. Oggi la sostenibilità è infatti parte integrante dell’employer value proposition (EVP) delle banche, che altrimenti rischiano di incontrare maggiori difficoltà nell’attrarre giovani talenti.
Nonostante ciò, molte banche faticano ancora a comunicare in modo efficace le proprie iniziative e non hanno pienamente integrato la sostenibilità nei processi operativi. Il percorso verso un modello bancario autenticamente sostenibile è avviato, ma richiede uno sforzo strutturale per trasformare le aspirazioni in risultati tangibili e credibili».
Comunicare l’impegno ESG
Infine, la sostenibilità va raccontata, sia all’interno dell’azienda sia all’esterno.
«La comunicazione dell’impegno ESG deve essere autentica, coerente e integrata nella strategia aziendale. Internamente va orientata a costruire consapevolezza e responsabilità diffusa, collegando gli obiettivi ESG ai comportamenti quotidiani e ai valori dell’organizzazione – puntualizza Farina. Esternamente, è fondamentale adottare una comunicazione trasparente, basata su risultati misurabili e storie d’impatto concreto, così da rafforzare la credibilità presso clienti, partner e stakeholder, e posizionare l’azienda come attore di riferimento nella transizione sostenibile».
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2025 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.