Crisi Covid: a rischio 1 azienda famigliare su 4

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Secondo il XII Osservatorio AUB, il 33% delle aziende familiari in Italia ha una struttura finanziaria e patrimoniale inadeguata ad affrontare la crisi pandemica, e il 25-30% rischia di chiudere se non ricorre a ricapitalizzazioni con equity esterno.

La crisi innescata nel 2020 dalla pandemia da Covid-19 ha un impatto doppio sul PIL italiano rispetto alla crisi finanziaria iniziata nel 2008-2009. Secondo i calcoli del XII Osservatorio AUB, il 25-30% delle aziende familiari italiane, benché affacciatosi al 2020 in una situazione patrimoniale, reddituale e finanziaria migliore rispetto al 2009, potrebbe entrare in procedure concorsuali o liquidatorie qualora non dovesse ricorrere a ricapitalizzazioni con equity esterno.

«A parte la speranza che la ripresa, questa volta, sia più veloce – afferma Guido Corbetta, curatore dell’Osservatorio AUB – la nostra analisi mostra che l’unica via di uscita è un maggiore ricorso all’equity, accompagnato da un’apertura alla leadership esterna e a un suo auspicabile ringiovanimento».

Una su tre era già fragile prima del Covid

L’Osservatorio AUB monitora le aziende familiari italiane con fatturato superiore ai 20 milioni di euro. L’analisi mostra che, rispetto all’inizio del 2009, la quota di aziende familiari con una struttura patrimoniale o reddituale compromessa era scesa all’inizio del 2020 dal 4,3% al 3,4% e quella di aziende con indicatori di solidità critici era scesa dal 38,8% al 29,9%, mentre le aziende che disponevano di una liquidità superiore all’indebitamento erano salite dal 17,7% al 29,5%, Tuttavia, è emerso che il 33% delle aziende avesse una struttura finanziaria e patrimoniale inadeguata ad affrontare la pandemia.

La crescita passa dall'equity (non dal debito!)

Un’analisi condotta con il Fondo Strategico Italiano (FSI) evidenzia l’effetto negativo dell’indebitamento sulla performance dei 5 anni successivi in termini di crescita e redditività. Ne consegue che, in questo momento, le aziende devono crescere attraverso l’equity e non il debito.

L’Osservatorio include anche un’analisi della reazione delle aziende familiari alla crisi pandemica, condotta sulle società quotate. «I dati confermano la grande reattività delle aziende familiari – afferma Fabio Quarato, curatore dell’Osservatorio AUB – e l’apprezzamento del mercato per tale caratteristica».

Pur partendo da un livello più basso, le imprese familiari hanno quasi raggiunto le altre nell’utilizzo dello smart working durante il 2020, e nel 77% dei casi si erano anche attivate per dare supporto ai dipendenti, soprattutto dal punto di vista della sicurezza. Ne derivarono, per il primo semestre, una riduzione contenuta dei ricavi, una migliore performance di borsa e un aumento dell’occupazione rispetto al calo registrato nelle aziende non familiari.

«L’analisi dell’Osservatorio AUB, che include un confronto tra primi 1.000 gruppi di Germania, Francia, Italia e Spagna, ci conferma che le imprese familiari continuano a rappresentare l'ossatura di molti di questi mercati – afferma Francesco Giordano, CoCEO CB Western Europe di UniCredit. L’Italia, dove valgono il 43,7%, ne è un chiaro esempio. Il dato italiano è in linea con quello tedesco del 39,5% e spagnolo del 35,4% e ci racconta come la ripartenza dell’economia europea sia strettamente connessa a queste realtà aziendali. Proprio per questo, ancor di più nel momento delicato che stiamo affrontando, il ruolo del sistema bancario e il supporto finanziario sono cruciali per sostenere la competitività di questi business. In UniCredit, anche grazie alle sinergie tra corporate banking e wealth management e alla nostra presenza internazionale, vogliamo garantire un supporto strategico alle nostre imprese familiari, sostenendo i loro progetti non solo in ottica creditizia, ma anche offrendo una consulenza strategica più ampia, che possa supportare percorsi nuovi di innovazione, crescita dimensionale, internazionalizzazione e sostenibilità».

«Dalla ricerca emergono, ancora con più forza, due cose – afferma Francesco Casoli, presidente di AIDAF - Italian Family Business – La grande importanza nella nostra economia Nazionale delle imprese familiari e il bisogno di dotarle di una governance e management per un sano passaggio generazionale e all'altezza delle prossime sfide».

«La crisi pandemica ha reso evidente la necessità di avere aziende più patrimonializzate, in grado di accedere a diversi canali di finanziamento – afferma Barbara Lunghi, head of primary markets di Borsa Italiana – aziende reattive e solide dal punto di vista dei sistemi manageriali, gestionali e di governance. Il mercato dei capitali e la quotazione in Borsa possono svolgere un ruolo importante per fornire finanza, longevità e resilienza alle aziende familiari con benefici evidenti per la nostra economia. Nonostante i diversi elementi di incertezza dovuti non solo alle conseguenze determinate dal coronavirus ma anche a fattori geo-politici, le quotazioni a livello globale non si sono fermate. Anche in Italia nel 2020 ci sono state operazioni interessanti con 24 nuove ammissioni e per la gran parte aziende familiari. L’auspicio è quello di vedere un numero maggiore di aziende familiari scegliere la Borsa per rafforzarsi ed essere in grado di affrontare con gli strumenti adeguati le sfide del mercato e cogliere le opportunità di un ecosistema sempre più globale».

«Le aziende familiari, meglio di altre, dimostrano di poter fronteggiare crisi globali come quella che stiamo vivendo, ma per vincere la grande sfida della crescita e dell’internazionalizzazione sono indispensabili anche cultura manageriale e del merito e piani strutturati di successione – afferma Sergio Marullo di Condojanni, CEO di Angelini Holding – In tal senso, in Angelini abbiamo intrapreso un percorso che ci ha portato alla definizione di una nuova governance di Gruppo che coniuga una holding industriale di indirizzo strategico con l’autonomia e l’accountability delle società operative e dei manager che le gestiscono».

 

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