Un settore maturo e in evoluzione, con un’offerta ampia che risponde alle esigenze del cliente, anche con nuovi brand. Il credito alle famiglie che emerge dalla LX edizione dell’Osservatorio Credito al Dettaglio di Assofin, CRIF e Prometeia sta vivendo un momento positivo, seppure di profonda trasformazione.
A spingere il cambiamento sono diversi fattori. C’è la normativa, ovviamente, con la Consumer Credit Directive II che porta una forte attenzione sulla sostenibilità del debito e detta nuove regole per il fenomeno Buy Now, Pay Later. C’è il contesto macroeconomico, tutt’altro che banale, ma in cui i consumi italiani hanno finora tenuto.
Il cliente che cambia
E c’è il macrotrend del cambiamento demografico, oggetto di un approfondimento specifico in questa edizione del report. Perché il profilo della base clienti sta già costringendo a ripensare le strategie, anche di fronte a fenomeni contrastanti. Pensiamo alle generazioni di nativi digitali, ormai ampiamente in età lavorativa, che hanno aspettative e abitudini molto diverse dai Gen X e soprattutto dai Baby Boomer, pensionati straordinariamente più attivi dei loro genitori.
Ci sono poi le persone di origine straniera, che sono ormai il 9,4% della popolazione residente, anche se rappresentano solo il 7,3% dei flussi del credito alle famiglie. In questo quadro si comprende meglio l’impennata dell’open banking che, dopo un biennio 2022-2024 non esaltante, ha trovato una propria vocazione proprio nell’erogazione di finanziamenti ai cosiddetti “new to credit”, dove l’accesso ai dati transazionali consente una migliore valutazione del merito creditizio del richiedente.
Il cliente è anche colto come non mai: il 31,5% del mercato potenziale ha un titolo di studio pari almeno alla laurea. E se il tasso di disoccupazione ha recentemente toccato il minimo del 5%, con una crescita dei contratti a tempo indeterminato, al contempo il tasso di inattività ha raggiunto addirittura il 33,6%, molto al di sopra del 24,1% della media UE.
Infine, è il concetto stesso di famiglia che va ripensato, visto che il 43% dei nuclei conta un solo componente, con tutte le conseguenze in termini di progettualità, priorità di spesa e ciclo di vita.
2025 positivo, 2026 in rallentamento
Venendo ai dati, nel 2025 il credito retail ha avuto un andamento positivo, confermato nei primi mesi del 2026, anche se le istituzioni finanziarie mantengono un atteggiamento prudente.
Il credito al consumo nel 2025 è cresciuto del 2,4%, grazie al +9,3% dei prestiti personali (con un 15/20% di consolidamento) e al +9,8% della Cessione del Quinto, in cui cresce la componente dei lavoratori dipendenti del settore privato.
E anche nel primo trimestre 2026 resta il segno positivo: +4,9% complessivo, grazie al credito finalizzato auto moto, che grazie alla coda degli incentivi green ai privati ha registrato un 6,2%. Si conferma lo slancio della Cessione del Quinto, +7,5%, mentre rallentano i prestiti personali, +4,1%.
I mutui hanno performato molto bene nel 2025, +23%, grazie al fenomeno delle surroghe, sostanzialmente scomparso con l’inizio del 2026. I mutui casa crescono così solo del 4% nei primi tre mesi dell’anno, anche grazie a compravendite immobiliari residenziali comunque dinamiche. Il 78% delle erogazioni del primo trimestre 2026 è a tasso fisso, con un 14% di formule miste. I mutui green sono ormai pari al 16% delle erogazioni.
Cresce l’online
Il ruolo del canale online cresce, ma si registra una netta (e logica) differenziazione per tipologia di prodotto e classe di importo. I prestiti personali online, ad esempio, crescono del 4% e valgono ormai il 19% dei volumi. Una spinta legata probabilmente anche all’investimento di alcuni operatori per supportare la vendita a distanza ed evitare l’abbandono dei carrelli, con un 13% di finalizzati per e-commerce.
Si conferma importante, ovviamente, anche il fenomeno del Buy Now, Pay Later, specie nello small ticket finalizzato. E questo è un ambito da tenere sotto stretta osservazione, perché il finalizzato nel settore dell’elettronica vede un’attitudine elevata alla trasformazione in un prestito personale, pari al 31,8%, grazie anche al ruolo dei merchant convenzionati.
Per il big ticket e, in generale, per i valori medi più alti, il ruolo della consulenza e del canale fisico resta fondamentale. Con un certo protagonismo delle reti terze. Agenti e mediatori coprono il 79% delle erogazioni della Cessione del Quinto e quasi la metà delle erogazioni di mutui immobiliari.
Rischio sotto controllo
Nonostante le tensioni geopolitiche, i rischi di mercato non destano al momento troppa preoccupazione. L’indebitamento degli italiani è, in media, pari al 55% del reddito, mentre il risparmio finanziario ha ormai raggiunto i 6mila miliardi di euro, con un accantonamento di oltre 260 miliardi nel solo 2025.
Una capacità di sopportare gli shock che unita alla maturità del processo di lending e alle competenze degli operatori, porta a un tasso di default medio dell’1,5% a marzo 2026. I prestiti personali sono al 2,4%, il finalizzato allo 0,7% (con un rischio doppio nell’usato rispetto al nuovo, rispettivamente 1% e 0,5%), il finalizzato non auto 1,7%. Nei mutui si oscilla tra lo 0,3% e lo 0,4%. E per il 2026 non si attendono particolari scostamenti.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di luglio/agosto 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.