IA e Vigilanza: il ruolo dei regolatori tra innovazione e controllo umano

IA e Vigilanza: il ruolo dei regolatori
Maria Beatrice Gilesi, Senior Associate Norton Rose Fulbright

Ormai da diversi anni, i processi di trasformazione digitale e il ricorso a strumenti di intelligenza artificiale sono un tema sempre più discusso. Molto è stato detto e tante riflessioni sono state sviluppate, talune iniziative sono state realizzate e altre ancora sono in fase di studio. Si conferma un certo dinamismo e un contesto normativo che (faticosamente) rincorre l’innovazione tecnologica.

Come noto, il tema presenta numerosi punti di vista, così incrementando la complessità (e spesso la confusione) della materia. Quindi, senza pretesa di esaustività, vorrei sviluppare qualche osservazione in materia di IA e vigilanza, considerando dapprima la posizione degli operatori e gli argomenti ritenuti più critici dai regolatori, per poi esaminare la prospettiva dei regolatori stessi e il loro impegno verso la trasformazione digitale e l’innovazione tecnologica.

Le best practice e i nodi salienti, nell’ottica dei regolatori

Una questione di primaria importanza è rappresentata dalla cosiddetta dicotomia “human in the loop” vs “human on the loop”. Con ciò ci si riferisce al grado di coinvolgimento umano nei processi tecnologici.

Si tratta, rispettivamente, di un intervento umano attivo e determinante, che quindi svolge una funzione di raccordo sostanziale tra le fasi dell’intero processo in cui l’IA è un personaggio importante ma non protagonista. Diversamente, si parla di human on the loop quando l’intervento umano si esplica in termini di supervisione e coordinamento di attività svolte in modo automatizzato secondo processi predefiniti a monte. In dottrina si è peraltro osservato che il termine “loop” evoca anche l’idea di “cappio”, a sottolineare il rischio che l’uomo resti condizionato dal processo automatizzato anziché controllarlo attivamente.

Su questo aspetto, giova ricordare che tutte le autorità insistono sulla necessità che l’IA resti uno strumento di supporto e non sostituisca il giudizio umano: Consob qualifica l’IA come “assistente digitale” al servizio della valutazione umana, cui deve sempre spettare l’ultima parola nelle decisioni di vigilanza. Banca d’Italia richiama invece la necessità di “vigilanza attiva e giudizio flessibile” per bilanciare potenziale e rischi dell’IA.

Ed ancora, dal punto di vista della governance, come confermato da un’indagine condotta su una rete di banche, spesso non è ancora presente un’unità dedicata specificamente alla compliance digitale: ci si affida piuttosto alla funzione di compliance esistente, talvolta dotata di risorse dedicate. In termini di risorse, tuttavia, un budget limitato rappresenta spesso uno dei principali ostacoli allo sviluppo di controlli efficaci.

In questa materia, l’attenzione dei regolatori è massima, anche per le carenze talvolta riscontrate nello svolgimento dell’attività di vigilanza (richieste informative e ispezioni). Le autorità unanimemente richiamano l’attenzione sulla predisposizione di efficaci meccanismi di governance, nello specifico Banca d’Italia rileva che solo un terzo degli intermediari ha istituito una struttura dedicata alla governance dell’IA e Consob richiama la necessità di nuovi assetti organizzativi e una governance dei dati adeguata alle sfide dell’ecosistema digitale.

Nel frattempo, come si stanno comportando le autorità di vigilanza?

Con il Piano strategico 2025-2027, Consob ha confermato la propria intenzione di fare affidamento sull’IA per questioni strategiche e per il potenziamento della vigilanza basata sui dati, attraverso l’adozione di un piano d’azione per il progressivo utilizzo di applicazioni basate sull’IA.

Sono stati inoltre sviluppati due prototipi: uno per l’identificazione dei fenomeni di greenwashing nella progettazione e distribuzione di prodotti finanziari, e l’altro per soluzioni di web crawling e web scraping a supporto della vigilanza sui fenomeni abusivi in rete. Questi rappresentano buoni esempi degli sforzi di Consob nell’avvalersi delle possibilità offerte dall’IA per sviluppare strumenti di vigilanza specifici e innovativi.

Dal canto suo, Banca d’Italia ha sostenuto che la crescente dipendenza dalle tecnologie introduce sfide complesse in termini di accountability, comprensibilità degli algoritmi, neutralità dei processi decisionali e non discriminazione.

Se la digitalizzazione dei servizi finanziari offre importanti opportunità per i potenziali investitori, la tutela e l’educazione finanziaria assumono un ruolo ancora più centrale. Banca d’Italia ha quindi confermato che questo cambiamento di paradigma richiede un adeguamento del modello di vigilanza anche nel settore bancario.

Per questo motivo, dal 2021 essa utilizza sistemi di IA a supporto delle proprie attività di gestione dei reclami e, dal 2024, a supporto dell’analisi e dell’istruttoria dei ricorsi presentati all’Arbitro Bancario Finanziario, oltre a portare avanti progetti volti ad accrescere l’educazione finanziaria attraverso il ricorso a strumenti di IA.

Considerazioni conclusive

Le riflessioni sviluppate mostrano che, ormai da tempo, sia gli operatori che le autorità di vigilanza hanno collocato l’intelligenza artificiale ai primi posti della propria agenda. L’impegno profuso, tuttavia, non è sempre omogeneo: emergono differenze nelle risorse dedicate, nelle strutture di governance e nella maturità digitale, come dimostrano le carenze organizzative rilevate da Banca d’Italia e Consob.

Il percorso, del resto, non è lineare, ma procede per tentativi, prototipi e progressivi adeguamenti normativi. Nondimeno, la direzione appare univoca: integrare efficacemente l’intelligenza artificiale nei processi di vigilanza e di business, preservando il ruolo del giudizio umano, per migliorare la qualità del lavoro e sostenere lo sviluppo umano e tecnologico del settore finanziario.

In questo scenario, la collaborazione tra operatori e regolatori risulta essenziale per cogliere le opportunità dell’IA, mitigandone i rischi in un percorso di innovazione responsabile.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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