Il Mutual Evaluation Report 2026 del Financial Action Task Force (FATF/GAFI) restituisce un’immagine complessa e, per certi versi, più esigente verso l'Italia nel contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, esprimendo un giudizio complessivamente positivo sul nostro Paese.
Il sistema nazionale AML/CFT rimane tra i più avanzati a livello internazionale, tuttavia, rispetto al passato, il tono del Rapporto è meno celebrativo e più orientato all’effettività delle misure adottate.
L’effettività come nuovo criterio di valutazione
La valutazione degli ispettori segna infatti un cambio di paradigma: non è più sufficiente avere norme sofisticate e strutture istituzionali robuste; ciò che conta è la capacità del sistema di produrre effetti concreti, tempestivi e misurabili.
In questo quadro, emergono con particolare evidenza due aree critiche: il ruolo degli operatori non finanziari (Designated Non-Financial Businesses and Professions - DNFBP) e il tema, ormai centrale, della titolarità dei beneficiari effettivi.
Cooperazione investigativa e aggressione patrimoniale: i punti di forza
Il FATF riconosce all’Italia capacità investigative e giudiziarie altamente sviluppate, supportate da una efficace cooperazione internazionale e una consolidata capacità di aggressione ai patrimoni illeciti, con risultati rilevanti anche in termini di confische.
Il coordinamento tra Autorità AML – dalla UIF alla Guardia di Finanza fino alla Direzione Investigativa Antimafia – viene considerato un punto di eccellenza.
DNFBP e supervisione: le criticità evidenziate dal FATF
Eppure, proprio mentre gli elementi strutturali sembrano consolidati, il Rapporto individua alcuni punti di debolezza proprio per quanto riguarda i Designated Non-Financial Businesses and Professions (DNFBP), cioè professionisti e operatori non finanziari come avvocati, notai, commercialisti, agenti immobiliari.
Il FATF riconosce che l’Italia dispone di sistemi di registrazione e controllo formalmente completi, ma evidenzia che l’efficacia della vigilanza è fortemente disomogenea tra i diversi settori.
Il limite del sistema: troppa repressione, poca remediation
Il problema principale non è normativo, bensì operativo: le ispezioni non sono sempre coerenti con il livello di rischio dei soggetti vigilati; possono trascorrere anni tra un controllo e l’altro anche per operatori ad alto rischio; le procedure sanzionatorie risultano lente, con tempi che possono arrivare a circa due anni.
Questa lentezza compromette la funzione deterrente del sistema e rafforza una percezione chiara: il modello italiano è ancora troppo centrato sulla sanzione ex post e poco orientato alla prevenzione e alla “remediation”.
La compliance AML delle professioni non finanziarie
Il Rapporto è esplicito anche nella valutazione qualitativa delle diverse categorie professionali: i notai mostrano elevata consapevolezza dei rischi; mentre gli avvocati e gli agenti immobiliari appaiono più “dipendenti” dalle verifiche svolte dagli intermediari finanziari e meno autonomi nella gestione del rischio AML/CFT.
Beneficial ownership e trasparenza societaria
Se la vigilanza sui professionisti rappresenta un problema strutturale, il tema più delicato dell’intero MER 2026 è senza dubbio quello della beneficial ownership (BO). Infatti per il FATF la trasparenza sugli effettivi titolari di società e trust è ancora insufficiente; visto anche che il registro dei titolari effettivi al momento della valutazione risultava sospeso, con conseguente limitazione dell’accesso alle informazioni sia per le autorità competenti che per i soggetti obbligati, cui è precluso l’utilizzo di uno straordinario strumento di supporto alla customer due diligence.
In assenza di un registro pienamente operativo, il sistema italiano deve affidarsi a fonti alternative come i dati detenuti da banche e professionisti, le informazioni raccolte in contesti investigativi e la cooperazione internazionale.
Naturalmente questo approccio non è sufficiente a garantire accesso rapido, accurato e aggiornato ai dati sulla titolarità effettiva, con impatti diretti sulle indagini patrimoniali e sulla capacità di collegare asset a soggetti reali, oltre ad evidenti limitazione per i soggetti obbligati a calibrare il loro approccio basato sul rischio.
Sempre in tema di registro dei beneficiari effettivi il Report mette in luce come il sistema sanzionatorio presenta debolezze: le sanzioni per violazioni degli obblighi informativi sulla BO sono poco dissuasive e raramente applicate.
L’impatto della sentenza della Corte di Giustizia UE
In questo contesto si inserisce un elemento di grande rilevanza emerso con la Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 21 maggio 2026, che ha contribuito a chiarire il quadro giuridico italiano in relazione alla legittimità dei registri dei titolari effettivi.
Infatti dopo le incertezze generate da precedenti decisioni in materia di privacy e accesso pubblico, e stato di fatto riaperto lo spazio per l’utilizzo dei registri nazionali, consentendo agli Stati membri – Italia inclusa – di ripristinare strumenti fondamentali per la trasparenza proprietaria, purché bilanciati con adeguate garanzie di tutela dei dati personali, anche per i mandati fiduciari.
La Sentenza della Corte permetterà presto al nostro Paese di rientrare in un contesto di piena conformità agli standard FATF oltre che rispondere alle Direttive AML.
Le sfide aperte
In sintesi il messaggio che si può ricavare dal Mutual Evaluation Report 2026 è l’invito a focalizzarsi sulla qualità dell’attuazione delle regole esistenti evolvendo da un modello preminentemente “formale” a uno realmente risk-based, rapido e integrato che permetta di: rafforzare e rendere operativi i registri sulla titolarità effettiva; uniformare la supervisione nel settore non finanziario; ridurre i tempi delle procedure sanzionatorie; migliorare l’accesso e l’interoperabilità dei dati.
L’Italia dovrà quindi fare un salto di qualità dando piena attuazione del registro dei beneficiari effettivi e il rafforzamento della vigilanza sui professionisti come pilastri su cui si giocherà la credibilità futura del sistema italiano di prevenzione del riciclaggio.