Crack Evergrande: il via a un atterraggio “morbido”

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Scende in campo Zhu Mengyi, il “miliardario silenzioso” a capo di Hopson. Pronti 5 miliardi di dollari per l’acquisto del 51% dell'unità di property management. Pechino punta allo spacchettamento controllato per evitare un contagio sistemico

Demolizione controllata per Evergrande. Nonostante il governo cinese non si sia mai esposto ufficialmente sulla vicenda, le manovre degli ultimi giorni fanno ben pensare che è in atto un atterraggio morbido per il colosso immobiliare cinese a rischio bancarotta che ha fatto tremare non poco il Dragone ed i mercati internazionali nelle ultime settimane.

Per ora Evergrande è stata sospesa dalle contrattazioni alla borsa di Hong Kong. I media cinesi parlano infatti di un “importante accordo” che “porterebbe far ripartire nel futuro l’attività di Evergrande”. Secondo Global Times, il 51% dell'unità di property management del colosso immobiliare cinese, starebbe per passare al concorrente Hopson Development in un affare da circa 5 miliardi di dollari.

Ben poca cosa rispetto ai 305 miliardi di debiti accumulati in decenni di capitalismo selvaggio, ma pur sempre una ventata di ossigeno per Evergrande dato che la compagnia dovrà rispettare alcune imminenti scadenze, che prevedono il pagamento di cedole obbligazionarie per 7,2 miliardi entro il 2022. E tutte le parti in gioco hanno l’interesse che l’affare vada in porto. Per Evergrande servirebbe a evitare il default, per Pechino allontanerebbe gli spettri di nuove pressioni sulla sua economia.

Lunedì 4 ottobre infatti, la Banca centrale cinese ha condotto nuovi stress test sull’eventualità di un mancato pagamento da parte del colosso. L'istituto centrale cinese ha evidenziato come questo potrebbe condurre al default dell’azienda e a nuove pressioni sulla moneta cinese, nonostante il sistema bancario del Dragone abbia nuovamente dimostrato basi molto solide.

Zhu Mengyi, il miliardario silenzioso

Fondata nel 1992 a Canton, Hopson gestisce proprietà residenziali, commerciali e hotel nelle principali città cinesi. Eterno numero due del settore immobiliare cinese, la forza di questa azienda è il fondatore Zhu Mengyi, noto in Cina come il “miliardario silenzioso” o “magnate invisibile”. Ex funzionario governativo, al contrario di Xu Jianyin (patron di Evergrande) Zhu ha sempre tenuto un profilo basso, apparendo assai di rado in interviste o articoli persino di giornali vicino al Partito. Nonostante abbia lasciato la presidenza della società alla figlia, Zhu detiene ancora il controllo di Hopson grazie alle sue partecipazioni azionarie. Caixin parla di una figura molto vicina al mondo della politica cinese, tanto che negli anni passati la sede principale di Hopson è stata spostata dal profondo sud del Guangdong a Pechino. In qualche modo Zhu Mengyi incarna perfettamente le nuove “linee imprenditoriali” dettate dalla leadership cinese, dove sobrietà e duro lavoro sono le qualità principali.

Evitare un effetto domino

La discesa in campo di Zhu Mengyi, una figura molto vicina alla leadership cinese, significa che Pechino è intenzionata a proseguire con un atterraggio controllato di Evergrande. Voci ben informate hanno fatto sapere che nelle settimane scorse il governo avrebbe invitato aziende statali e private ad acquisire alcuni degli asset di Evergrande per evitare un default incontrollato.

Imperativo è evitare un effetto domino e contagio sistemico sull’economia cinese. Pochi giorni fa, Xu Jiayin aveva annunciato la cessione della propria partecipazione nella Shengjing Bank a una società di gestione patrimoniale di proprietà statale per circa 1,5 miliardi di dollari. Il ricavato della vendita è stato utilizzato per pagare il debito che Evergrande deve alla stessa banca, uno dei suoi principali creditori. Mentre il colosso immobiliare è in trattativa con Xiaomi per la cessione dell’unità di sviluppo di veicoli elettrici.

Pechino è altresì interessata a evitare disordini sociali. La Corte Suprema del Popolo ha infatti deciso per la riapertura dei cantieri di Evergrande al fine di terminare i progetti di costruzione in corso. L’ultima cosa che la leadership vuole, in un momento di forti turbolenze sociali in Cina, è avere sulle spalle la rabbia di migliaia di persone che hanno acquistato legalmente una casa, ma non possono abitarla perché non ancora costruita. Economia, stabilità e “prosperità comune”, queste le nuove linee dettate da Xi.

 

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