L'Ucraina vieta ogni moneta elettronica, ma le donazioni di criptovalute agli ucraini sono in aumento. Gli esperti: "Il settore fintech tedesco più esposto e ne risentirà".
Dopo l’invasione delle truppe russe a danno dell’Ucraina, i mercati hanno mostrato tutte le reazioni prevedibili, mentre i prezzi del petrolio e gas sono saliti alle stelle.
Gli Stati Uniti e l'Unione Europea hanno già lanciato un nuovo pacchetto di sanzioni che colpirà l'economia russa.
Nel frattempo crescono gli scambi di criptovalute con il settore fintech europeo inizia a risentire della crisi. Vediamo in dettaglio cosa sta succedendo.
Il conflitto, un test concreto a livello globale sull’utilizzo delle criptovalute
Anche in una zona di guerra, le criptovalute sono diventate mainstream. Con le banche ucraine chiuse a causa dei continui attacchi informatici, alcune società tecnologiche con sede in Ucraina hanno cercato di correre ai ripari utilizzando proprio le criptovalute per pagare almeno gli stipendi.
Dopo il 2014, ovvero dopo l’annessione della Russia della Crimea, il mercato globale delle criptovalute e di altri asset digitali è cresciuto a dismisura.
"Questa è una cattiva notizia per gli esecutori delle sanzioni e una buona notizia per la Russia", ha sentenziato il New York Times. Questo perché grazie a questi strumenti, la Russia può facilmente arginare le sanzioni, tanto che secondo gli esperti Mosca ha diverse frecce da scoccare a suo vantaggio.
La chiave di volta è semplice: trovare un modo alternativo di bypassare il sistema tradizionale senza toccare il dollaro.
Già nel 2020, il governo russo aveva cominciato a sviluppare una propria e-money nazionale, il cosiddetto rublo digitale, con la speranza di utilizzarlo per commerciare direttamente con altri paesi disposti ad accettarlo senza prima convertirlo in dollari. Senza contare che "le tecniche di hacking come il ransomware potrebbero aiutare gli attori russi a rubare valute digitali e recuperare le entrate perse a causa delle sanzioni", ha aggiunto il NYT.
Secondo un recente rapporto redatto dalla società di monitoraggio blockchain Chainalysis, la Russia è casa della più grande industria di ransomware in tutto il mondo. L'anno scorso, circa il 74% delle entrate globali del ransomware, o più di $ 400 milioni di criptovalute, è andato a entità che probabilmente sono in qualche modo affiliate alla Russia.
Così facendo è facile supporre come il potere sanzionatorio delle democrazie occidentali è fortemente indebolito, dato che con questi metodi alternativi, chiunque può bypassare il sistema bancario globale.
Crollo del bitcoin dopo che la Russia ha invaso l'Ucraina, ma le donazioni di criptovalute agli ucraini sono in aumento
Eppure l’escalation militare ha portato ad un’altra conseguenza: un’impennata vertiginosa delle raccolte fondi tramite criptomonete, nonostante il crollo del bitcoin.
Come riportato da Reuters, giovedì il bitcoin è crollato al minimo in un mese dopo che le forze russe hanno sparato missili contro diverse città in Ucraina e fatto sbarcare truppe sulla sua costa, innescando una svendita di asset più rischiosi.
Tuttavia, i nuovi dati della società di analisi blockchain Elliptic mostrano che in una finestra di 12 ore di giovedì, quasi $ 400.000 in bitcoin sono stati donati a Come Back Alive, un'organizzazione non governativa ucraina che fornisce supporto alle forze armate e organizzazioni civili del paese.
Un altro gruppo, la Ukraine Cyber Alliance, ha ricevuto nell'ultimo anno quasi $ 100.000 in bitcoin, litecoin, ether e un mix di stablecoin. Dal 2016, gli attivisti dell’Alleanza si sono impegnati in attacchi informatici contro obiettivi russi, sottolinea Elliptic. Eppure il fundraising è ampiamente usato anche dall’opposta fazione russa.
Nei primi giorni del conflitto, stando ai dati, anche i separatisti filo-russi hanno raccolto fondi in bitcoin. Inoltre, come abbiamo detto, le stesse istituzioni russe colpite dalle sanzioni utilizzeranno la criptomoneta per aggirare le sanzioni nei loro confronti, tagliando la loro esposizione ai mercati occidentali.
L'invasione russa mette l'industria fintech ucraina su un “piede di guerra”
Quale quindi lo status di salute del fintech nella regione? Sicuramente non idilliaco. Come affermato dai media, in seguito all’invasione della Russia, la Banca centrale ucraina ha vietato l'emissione di moneta elettronica, il replenishment degli e-wallet e distribuire moneta elettronica alle banche emittenti di moneta elettronica. Non è chiaro se ciò si estenda alle criptovalute o ad altre valute digitali.
Eppure l’Ucraina è molto attiva sul piano tech. L’anno scorso, la banca centrale ucraina aveva iniziato l’iter di emettere una propria moneta digitale con l'obiettivo di modernizzare il mercato dei pagamenti del Paese.
Tuttavia, l’agressione russa ha messo l'industria fintech ucraina su un piede di guerra che potrebbe non solo bloccare questi sviluppi, ma creare un effetto domino a livello europeo. Il giornalista ed esperto di fintech tedesco Christian Kichner ha sottolineato come "la guerra in Ucraina colpirà sciuramente anche l'industria fintech”.
Quali sono le fintech europee che subiranno il colpo? Germania la più esposta
Il team di Solarisbank a Kiev è stato direttamente colpito dalla guerra in Ucraina. La fintech con sede a Berlino, che l'anno scorso ha aperto un hub tecnologico a Kiev, ha annunciato qualche giorno fa che "anche se non ci aspettavamo una tale escalation, eravamo preparati a uno scenario del genere e abbiamo immediatamente attivato il nostro piano d'azione e di evacuazione per il nostro colleghi in loco”.
Solarisbank è solo un esempio dei legami tra la scena fintech tedesca e l'Ucraina. Nella forza lavoro del settore fintech tedesco, ci sono molti programmatori che provengono proprio dalle ex repubbliche sovietiche. Dati alla mano, ucraini e russi rappresentano quasi il 10% della forza lavoro dell'intero settore.
È anche noto che alcune fintech tedesche hanno - o almeno avevano - forti legami di investimento con personalità russe. Nel 2019 l'investitore tecnologico russo Oleg Boyko ha comprato circa il 25% della fintech di credito con sede a Francoforte Cashcape, mentre ben noti sono anche i collegamenti tra Vivid Money, neobank con sede a Berlino, e la russa Tinkoff - che è quotata alla Borsa di Londra con il nome di TCS e le cui azioni hanno perso il 59% di valore pochi giorni fa.
Finora le democrazie occidentali hanno lanciato sanzioni contro la Russia, mentre tagliare il paese dall'accesso a SWIFT è stato considerato un passo troppo azzardato. Questo anche perché tra gli stessi alleati occidentali non vi è una visione comune a differenza dei molti interessi che lega alcuni stati europei alla Russia. Eppure anche le società private stanno prendendo provvedimenti.
La società fintech lituana Paysera e la britannica Wise, ad esempio, hanno interrotto i trasferimenti di denaro da e verso la Russia in segno di solidarietà con l'Ucraina. Anche la Cina si è dichiarata sorpresa dall’invasione ed alcuni big-tech hanno storto il naso davanti a questa instabilità, tanto che Pechino ha invitato le parti in causa alla “moderazione”.
La domanda è: cosa potrebbe succedere dopo? Nessuno lo sa e, purtroppo, nessuno è immune dalle conseguenze del conflitto.