Grande, locale o specializzata: le tre forme della banca del futuro

CRIF Tomorrow Speaks 2026

Territorio, specializzazione e scala. Sono le tre variabili determinanti per costruire la “banca del futuro”, in un contesto di profonda incertezza geopolitica ed economica, reso ancora più complesso dalla rapida evoluzione della tecnologia.

È quanto è emerso all’edizione 2026 di Tomorrow Speaks, l’evento organizzato da CRIF per approfondire la trasformazione dei settori bancario e assicurativo.

Al centro del dibattito, inevitabilmente, due trend dirompenti ancora in corso: la ripresa del risiko bancario e l’impatto dell’intelligenza artificiale.

Questione di scala

Il consolidamento in corso nel settore bancario, quello che i media amano definire “il risiko”, è ormai ufficialmente ripreso con vigore e molti colpi di scena.

Dal confronto emerge un movimento verso l’oligopolio. L’Italia potrebbe quindi trovarsi con un settore bancario concentrato su pochi grandi gruppi, similmente a quanto accade in Francia o in Spagna.

Grandi banche in cui la dimensione diventa la leva per generare valore, permettendo di ottenere efficienze e investire in innovazione, migliorando il servizio al cliente. Le enormi risorse necessarie per tenere il passo con le big tech sul fronte dell’intelligenza artificiale sono un esempio di come l’attuale scenario competitivo stia alzando l’asticella.

I grandi gruppi bancari avranno però anche responsabilità nuove. Ad esempio, favorire la sovranità tecnologica europea, selezionando accuratamente i loro partner IT per competere ad armi pari con i giganti finanziari americani.

Dovranno poi evitare il rischio che la loro organizzazione diventi lenta e rigida, oppure di perdere il contatto con il cliente e i suoi bisogni.

Il valore della nicchia

A fianco a queste grandi banche, più forti ed efficienti, resterà però spazio per player di dimensioni minori, capaci di intercettare nicchie di clientela con esigenze specifiche.

Dalla consulenza finanziaria ai pagamenti, passando per il credito alle PMI e per il canale digitale, sono molti gli ambiti in cui una realtà medio-piccola può sviluppare soluzioni e competenze mirate, offrendo valore aggiunto a segmenti precisi di clientela.

Anche in questo caso la tecnologia e l’AI giocano un ruolo fondamentale nel creare efficienza e liberare risorse, oltre che nell’abilitare delle soluzioni verticali a supporto dell’attività specialistica della banca.

La banca locale: ottimismo e prudenza

E poi ci sono le banche del territorio. Per loro l’emergere di grandi gruppi italiani e il rafforzamento della presenza di realtà internazionali nel nostro paese sembra porre due sfide diverse: confermare la validità del loro modello e difendersi da eventuali tentativi di acquisizione.

Negli ultimi dieci anni, il numero di banche e di filiali è diminuito drasticamente. Certo, le aggregazioni hanno generato economie di scala, ma gli istituti di credito locali sottolineano i rischi di una eccessiva concentrazione sul credito e sulle opzioni di scelta per i clienti.

La relazione fisica, la prossimità al territorio, restano elementi di valore, specie nei “momenti della verità”, quelli in cui la vita del cliente attraversa una fase di cambiamento profondo. E questo rappresenta un vantaggio competitivo anche rispetto alla crescita delle banche digitali, persino sui segmenti di clientela più giovani.

A preoccupare i relatori è piuttosto la attuale fase di grande incertezza, tra vicende geopolitiche, costi energetici in crescita e fragilità di piccole e microimprese. Difficoltà che si intrecciano con lo specifico contesto economico di ogni territorio, caratterizzato da punti di forza e settori preminenti.

In un mondo globale e incerto, l’importanza del “locale” e della relazione con una persona di fiducia è in aumento. Al punto che diversi istituti del territorio stanno aprendo nuove filiali, pur con formati diversi, e cercando di ottimizzare la rete.

Le due sfide comuni

Capitale umano e sicurezza sono, invece, le due sfide comuni a tutti i cluster di banche. La crescita dell’automazione sposta infatti sulle persone la generazione di valore nel confronto con il cliente finale, grazie a competenza e professionalità.

Le banche scontano, però, un gap di talenti, specie per la necessità di combinare competenze tecniche e di business. E stanno quindi investendo in formazione e sviluppo, anche in collaborazione con le università.

La seconda, grande sfida comune riguarda la gestione dei rischi: il rapidissimo sviluppo dell’intelligenza artificiale costringe infatti a tenere il passo con la crescita dei rischi e delle minacce alla sicurezza, sia all’interno sia all’esterno della banca.

 

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