Per la prima volta in 10 anni gli analisti si attendono un aumento dei crediti deteriorati, frutto dell'estrema incertezza economica, del caro energie e dell'aumento dei tassi, a fronte della fine delle misure pubbliche di sostegno.
Questo uno dei dati emersi dall’aggiornamento dell’Outlook sulle sofferenze bancarie presentato da ABI e Cerved.
Il trend è previsto in aumento anche nel 2023 per poi tornare in calo l’anno successivo.
I numeri del report
Dito puntato quindi sull’estrema incertezza economica e le aspettative negative che portano ABI e Cerved a stimare nel 2022 l’aumento del tasso di deterioramento del credito alle imprese.
L’indice, pari al 2% nel 2021, a fine 2022 raggiunge infatti il 2,3%: un dato significativamente inferiore rispetto al periodo pre-Covid (2,9% nel 2019) ma destinato a salire nel 2023 al 3,8%, per poi nuovamente scendere nel 2024 al 3,4%.
Si tratta di valori inferiori ai picchi registrati nel 2012 (7,5%) che, tuttavia, riflettono un peggioramento che riguarda ogni settore e classe dimensionale di impresa.
Soffrono le costruzioni, ma le microimprese le più esposte
Nel 2024, le microimprese registreranno la performance peggiore a livello assoluto (3,6% contro il 3,2% del 2019), mentre le grandi imprese segneranno l’aumento più sostanzioso, 1,3 punti percentuali (2,7% contro 1,4% nel 2019).
Per quanto riguarda i settori, nel 2024 le costruzioni saranno il comparto con il tasso di deterioramento più elevato e tuttavia l’unico a presentare un dato inferiore al 2019 (3,8% contro 4%), anche grazie al beneficio derivato dalle grandi opere pubbliche finanziate dai fondi PNRR.
Sia l’agricoltura che i servizi raggiungeranno il 3,3% (nel 2019 erano rispettivamente a 3,1% e 2,8%), mentre l’industria “solo” il 3,2%, ma dal 2,3%.
Tutti rimarranno sensibilmente al di sotto dei picchi del 2012.
Prosegue la “maglia nera” del Mezzogiorno
A livello territoriale, il Sud e le Isole continueranno a presentare nel 2024 il tasso di deterioramento più elevato al 4,1%, in leggera riduzione rispetto al 2019, seguite dal Centro con il 3,7% (4 decimi più del 2019).
Mentre le aree settentrionali registreranno un incremento di 7 decimi di punto rispetto al 2019 ma livelli più contenuti compresi tra il 2,8% del Nord-Est e il 3,1% del Nord-Ovest.
«Nel corso del 2023, a causa delle incognite derivanti dal contesto geo-politico e con la fine certa dalle misure emergenziali applicate nel periodo pandemico, i crediti deteriorati delle imprese torneranno ad aumentare – afferma Andrea Mignanelli, Amministratore Delegato di Cerved Group. Ci aspettiamo però impatti moderati sulla nostra economia. È quindi un mercato in grado di gestire i volumi di NPL attesi dove sarà sempre più importante l’utilizzo di strumenti, algoritmi e tecnologie».
«Il previsto rallentamento del ciclo, le tensioni geo-politiche e il rialzo dei tassi di interesse, determineranno da quest’anno una crescita del rischio di credito che, seppur pienamente gestibile dalle banche, interrompe il lungo processo di discesa iniziato nel 2012 – commenta Giovanni Sabatini, Direttore Generale dell’ABI. L’inversione della tendenza è un segnale che conferma l’esigenza di interventi volti a facilitare la ristrutturazione dei crediti e, in generale, di misure a tutela della sostenibilità del debito delle imprese, aumentato per effetto della pandemia».