Acquisizioni in vista, anche per migliorare il lending

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Ignazio Rocco, CEO & Co-founder di Credimi, e Antonio Lafiosca, COO & Co-founder di Opyn

Dal credito a una nuova stagione di M&A. I processi legati al credito hanno preso nuovi ritmi, che sono poi quelli dettati dal Fintech. Le piattaforme di digital lending, come Credimi e Opyn (ex BorsadelCredito.it) stanno erogando infatti in modo semplice e veloce, soprattutto, sempre più credito a privati e aziende. E le banche non sono certo rimaste a guardare: hanno fatto i loro accordi per digitalizzare il comparto. Ma forse dovrebbero prepararsi anche a una nuova stagione di acquisizioni.

Stop al lending tradizionale

«Una banca interamente focalizzata sul commercial lending tradizionale non può andare oltre un ROE a singola cifra, ed è destinata a valere sempre meno – afferma Ignazio Rocco, CEO & Co-founder di Credimi. Pensare di crescere e rimanere competitivi attraverso investimenti in fusioni tra banche simili non originerà nessun particolare vantaggio, ma anzi rischia di peggiorare la situazione».

È ora di acquisire le Fintech

Ecco perché per il 2022 ci si aspetta un cambio di rotta. «Molte banche commerciali inizieranno a investire massicciamente in tecnologia e Fintech – osserva Rocco. Si tratta di investimenti che, potenzialmente, cambiano il DNA di una banca e, ammesso che siano credibili e ben eseguiti, possono cambiarne anche la percezione da parte degli investitori. Alcuni investimenti saranno organici, ma inizieremo a vedere anche acquisizioni significative: infatti, per le banche più avanzate, il Fintech diventerà una alternativa seria all’M&A tradizionale. Nel 2022, inoltre, vedremo i ricavi del settore Fintech acquisire dimensioni tangibili e rilevanti, talmente grandi che non saranno più una variabile che si possa ignorare».

Il mercato ci crede

Già nei primi 6 mesi del 2021, in Europa, gli investimenti in Fintech sono stati superiori a 10 miliardi di dollari, più che in tutto il 2020. «Le grandi aziende Fintech come Klarna, Revolut, Affirm, Paypal, N26, valgono individualmente quanto le maggiori banche europee, e molto più di tutte le banche medie o minori. Moltissime transazioni finanziarie stanno spostandosi all’interno di piattaforme di commercio elettronico, all’interno di app e super app finanziarie, e sulla rete - avendo creato interi nuovi settori che crescono a tripla cifra, spesso del 20-30% al mese (es. il BNPL, il digital lending, le neobanche) – commenta Rocco. Gli investitori premiano questi tassi di crescita, maggiori di quelli di una banca, anche se la redditività non è ancora provata».

L’Italia muove i suoi primi passi

L’Italia, è noto, sconta un ritardo rispetto ad altri Paesi, come ad esempio il Regno Unito, dove gli schemi di referral sono attivi almeno dal 2017. Ma la PSD2 e il lockdown hanno dato il via a una definitiva apertura al mondo del Fintech. «Le banche stanno integrando le tecnologie Fintech in private label, per migliorare l’esperienza di uso dei propri clienti in base alla domanda emergente – afferma Antonio Lafiosca, COO & Co-founder di Opyn. Cioè, se non ingloberanno al loro interno una Fintech, compreranno da essa la tecnologia necessaria per offrire servizi più avanzati. Questa collaborazione nei prossimi anni diventerà sempre più solida: le banche quindi non spariranno, ma, per rispondere alle crescenti necessità degli utenti in termini di velocità ed efficienza, hanno bisogno della tecnologia e della flessibilità che solo le Fintech possono offrire».

La tecnologia è pervasiva

D’altronde, stiamo andando incontro a una crescente presenza della tecnologia in tutti gli ambiti. «E vedremo sempre più aziende aggiungere il suffisso tech al loro business, con lo sviluppo di nuovi settori chiamati ad esempio “FoodTech”, “BankTech” e “HealthTech”. Big data, AI, Robotic Process Automation, blockchain costituiranno la normalità: tecnologie dirompenti e inclusive che saranno sempre più in grado di cambiare i business rendendoli più efficienti, consentendo, ad esempio, di trarre idee per creare prodotti e servizi personalizzati partendo da informazioni grezze, di sviluppare chatbot sempre più sofisticati, automatizzare i processi delle banche per migliorarne la redditività abbattendo i costi – conclude Lafiosca. In particolare, in ambito più strettamente finanziario, assisteremo al consolidamento della cosiddetta “embedded finance”, cioè la finanza integrata come servizio nell’offerta di società non finanziarie, nel real estate, nelle risorse umane, nel commercio, un trend che può rappresentare un driver importante per la crescita dei ricavi di qualsiasi tipo di corporate».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2021 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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