Le Borse del futuro, tra consolidamento e tecnologia

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Dopo il via libera all’operazione Borsa Italiana – Euronext, ci si aspetta il proseguimento del processo di consolidamento nello scenario delle borse europee. Concentrazione, però, non vuol dire monopolio: e una sana competizione tra realtà più grandi può offrire occasioni importanti per i mercati.

«Il processo di consolidamento tra le piazze di negoziazione – commenta Nicky Maan, CEO di Spectrum Markets – potrebbe rivelarsi molto utile nella raccolta di capitali e incentivi per promuovere una maggiore partecipazione delle PMI al mercato, così come nel coadiuvare gli sforzi europei per costruire la Capital Market Union (CMU), cioè il progetto di costruire un mercato unico dei capitali - un mercato che supporti le persone, le imprese e l'economia».

Il consolidamento, quindi, sarebbe un elemento positivo: favorisce la concentrazione degli asset e comporta una maggiore liquidità. «C’è l’evidenza empirica di una correlazione positiva tra un alto livello di liquidità e il tasso di produttività e di crescita economica globale – spiega Maan – poiché abbassa il costo del capitale e del rischio. La liquidità è importante per l’efficienza dei mercati dei capitali e gioca un ruolo vitale nell’economia globale, al pari delle banche».

La direzione non è il monopolio

Anche perché maggiore concentrazione non significa monopolio. «Non stiamo andando verso la nascita di una singola piazza di negoziazione europea – osserva Maan –, l’Europa non è caratterizzata da un mercato unico e questo lascia spazio alla concorrenza. E, quindi, all’innovazione e all’efficienza. In un ambito concorrenziale servirà anche specializzazione. Una taglia unica non va bene per tutti: anche un giga-exchange non può essere performante su ogni singolo sottosettore: le risorse vanno concentrate su specifici target, investitori o strumenti. Nel caso di Euronext Borsa Italiana, credo che l’attenzione si potrebbe focalizzare sulla gestione del debito e sull'accesso al capitale per le PMI». Certo, una borsa di grandi dimensioni potrebbe comportare l’ascesa di un price maker, «ma non sarà così. Lo sviluppo della regolamentazione ha portato a una segmentazione del mercato e, quindi, a più concorrenza. Un singolo non può determinare i prezzi».

Riportare capitali sui lit markets

L’evoluzione del contesto delle borse europee va letto anche alla luce dei dati che emergono dal report ESM su trend, rischi e vulnerabilità dei mercati (Report on Trends Risks and Vulnerabilities, 2021). Nel secondo semestre 2020 la quota di negoziazioni di azioni avvenute su mercati regolamentati e MTF ammontava al 45%: meno della metà. Il 5% dei volumi è stato veicolato attraverso internalizzatori sistematici (Systematic Internalizers), mentre agli OTC è andato il 48%. Le negoziazioni in dark pool su entità UE, infine, sono rimaste stabili allo 0,8%. «La segmentazione del mercato – osserva Maan – è stata la conseguenza del tentativo delle autorità di soddisfare le esigenze degli investitori istituzionali, pur salvaguardando gli interessi degli investitori individuali. È ampiamente accettato che certe operazioni dovrebbero essere eseguite "fuori sede": la loro portata, infatti, porterebbe a potenziali distorsioni sia nel caso di esecuzione in blocco – poiché provocherebbe la movimentazione di un intero mercato – sia nell’eventualità di esecuzione in tranche – in quanto incoraggerebbe azioni opportunistiche di front-running. Tuttavia, le operazioni eseguite su sistemi off-venue non partecipano alla formazione dei prezzi su mercati regolamentati e MTF, o borse on-venue. Questo è un vantaggio per gli investitori istituzionali, che possono decidere con quale tipo di esecuzione procedere, mentre penalizza gli investitori individuali». Se l’azione dei Regolatori è orientata a portare più capitale possibile sui cosiddetti lit markets, mercati con maggiore visibilità, allora la finalizzazione di un’unione come quella tra Euronext e Borsa Italiana potrebbe aiutare a raggiungere l’obiettivo.

Tecnologia: concentrazioni e rischio malfunzionamenti

L’infrastruttura, pur con qualche interruzione di servizio, si è dimostrata resiliente durante il 2020: un fenomeno non solo europeo, ma che possiamo definire una criticità globale. ESMA ha manifestato preoccupazione per la concentrazione di fornitori di software e altre infrastrutture tecniche sotto le medesime piattaforme. Con il passaggio di Borsa Italiana in Euronext ci sarà un’integrazione tecnologica capace di generare sinergie e risparmi sui costi. «Tuttavia – afferma Maan – l'omologazione può essere in qualche modo dannosa. I mercati sono diversi e ognuno ha le sue specificità. Per esempio, nella fusione con Borsa Italiana, Euronext estenderà la sua tecnologia anche agli intermediari del mercato italiano. Nel complesso, ci sarà un miglioramento, ma questo non si può dire analizzando i dettagli. La piattaforma utilizzata nel mercato italiano per gestire gli investimenti obbligazionari è infatti molto più sofisticata di quella di Euronext. Questo è proprio il risultato di abitudini e tradizioni di investimento diverse. Se parliamo di consolidamento tecnologico, allora, dobbiamo davvero considerarlo una best practice?».

Sperimentare per efficientare

Anche nel caso delle borse, quindi, è l’evoluzione tecnologica la chiave per raggiungere maggiore efficienza. «Spectrum è nato con una tecnologia innovativa, priva dei retaggi di legacy che talvolta limitano il cambiamento – conclude Maan. Vogliamo agire come un ponte, trainando i diversi intermediari nel fare un passo avanti verso lo sviluppo futuro del settore finanziario. Guardiamo con attenzione a tecnologie come la blockchain, su cui banche e compagnie assicurative stanno già lavorando con diversi progetti, ad esempio per l’interoperabilità e le fideiussioni. È il momento di sperimentare anche per i mercati»

 

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