La collaborazione tra banche e FinTech nel 2021

L’idea che banche incumbent e FinTech debbano collaborare, e non essere concorrenti, è ormai sdoganata. Il problema, piuttosto, è come collaborare.

collaborazione blu rosa

Da un lato, a molte startup FinTech è chiaro che la strada stand alone della concorrenza diretta è lunga e piena di rischi. Dall’altro, le banche hanno tutto da guadagnare nell’adottare nel proprio portfolio prodotti, servizi e tecnologie sviluppate ex novo da realtà innovative.

Eppure, questo meccanismo non sempre funziona.

L'esempio del credito alle PMI

Il credito, al momento, è un esempio virtuoso, che sta aprendo la strada. I dati di ItaliaFinTech (citati in un’analisi sul tema a firma di Sergio Zocchi, CEO di October Italia) confermano l’interesse delle PMI per le piattaforme di lending, con richieste più che quadruplicate nel 2020. Un trend che sta portando le banche ad avvicinarsi al mondo del “crowd” e del “P2P”, con collaborazioni e partnership. L’obiettivo è innovare l’offerta, ma anche proporre un’alternativa ai clienti impresa che, per una ragione o per l’altra, la banca non può o vuole finanziare direttamente.

Sullo stesso tema: l’AziendaBanca Talk FinTech, PMI e Ripresa del 26 novembre 2021

Obiettivo: integrazione tecnologica

Nel 2021 potrebbe arrivare il passo successivo, con l’integrazione tecnologica tra società FinTech e istituti finanziari. La stessa October, ad esempio, propone alle banche Connect, la versione white label delle componenti tecnologiche della FinTech. Un altro interessante esempio di collaborazione nell’ambito del credito riguarda Faire.ai e Banca Progetto, per l’erogazione istantanea di finanziamenti grazie a uno scoring real time che fa leva sull’open banking

Ascolta "#65. Finanziamenti real time con l'intelligenza artificiale: con Gianluigi Davassi, CEO e co-founder di Faire.ai." su Spreaker.

Più efficienza nei processi e nei servizi

Al di fuori del credito, la collaborazione tra banche e FinTech (ma il discorso è analogo per compagnie assicurative e InsurTech, così come per modelli cross tra banking e insurance) sembra riguardare soprattutto l’ambito dell’efficienza: qualcosa che la FinTech fa meglio o più rapidamente della banca. È noto, ad esempio, che ci sono scoring di startup più rapidi e precisi di quelli a disposizione di alcune banche. In ambito assicurativo, una realtà come Insoore ha dimostrato di “gestire meglio” alcuni specifici processi.

È un approccio modulare in cui singoli “mattoncini” FinTech vengono integrati in una struttura più ampia. Funziona per entrambi: per la startup, che grazie alla specializzazione riesce a dare il meglio di sé, e per la banca, che migliora il livello di servizio a un cliente che ha già.

Il nodo della distribuzione

Oltre all’integrazione tecnologica, il 2021 porrà un altro tema rilevante per l’evoluzione dei modelli di collaborazione tra banche e FinTech: quello della distribuzione di prodotti e servizi. Il controllo dell’ultimo miglio, della relazione (e della consulenza, anche in forma digitale e basic) con il cliente finale.

Opportunità non colte

Neobanche e FinTech vantano una user experience di ottimo livello, ma il loro principale limite è proprio nella specializzazione, che limita la loro capacità di rispondere alle esigenze del cliente a tutto tondo. Sono le banche in senso stretto a coprire i bisogni dell’interno ciclo di vita di una persona: ma stentano a trovare un modello di relazione digitale che possa replicare (in termini di solidità del rapporto e, quindi, di risultati commerciali) la relazione personale e umana della filiale. Dal punto di vista tecnologico e normativo, l’open banking apre mille opportunità. Ma non sembra esserci la volontà strategica per capire come coglierle.

 

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