Non si ferma il terremoto economico cinese. Dopo la notizia che Pechino abbandonerà il target del 5,5% di Pil per fare “del proprio meglio”, rimane ancora lo stigma del recente scandalo bancario che ha investito alcune banche rurali del Dragone e portato in strada migliaia di risparmiatori inferociti.
Xi Jinping sembra correre ai ripari istituendo una commissione di esperti del settore bancario e finanziario per risolvere la questione.
La cronologia dei fatti
Tutto è cominciato ad aprile dopo che migliaia di persone in diverse zone della Cina centrale hanno scoperto di non essere più in grado di ritirare contanti. Alle prime proteste era seguito l’avvio di indagini fino all’amara scoperta. Alcune banche rurali, tutte controllate Xincaifu Group Investment Holding Co., sarebbero coinvolte in operazioni illegali di raccolta fondi attraverso piattaforme online, sottraendo quasi 1.5 miliardi di dollari ai correntisti cinesi. Dei soldi, però, i legittimi proprietari non hanno più avuto notizie.
Il bollino nero dello Henan
Una miscela esplosiva aggravata anche dalla situazione economica cinese non del tutto rosea fiaccata dall’intransigente “Covid-0 policy” della leadership. Così agli inizi di luglio una folla inferocita si è data appuntamento a Zhengzhou, provincia dello Henan, presso la sede provinciale della Bank of China per protestare contro l’inerzia delle autorità e rivendicare a gran voce i risparmi sottratti. Tra i grandi striscioni e motti sono apparse addirittura preghiere al premier Li Keqiang e motti di Mao Zedong.
Eppure in tutta la Cina la notizia non ha sorpreso più di tanto. Questo perché lo Henan vanta un triste primato, ossia quello di avere il record per frodi fiscali e truffe finanziare, un marchio che è costato quasi 6 miliardi di dollari solo nel 2021. Ma, ancora una volta, la scarsa trasparenza adottata nella gestione del caso ha gettato benzina sul fuoco.
La mossa di Xi Jinping e l’intervento di Li Keqiang
La polizia è subito intervenuta per sedare gli animi con metodi decisamente poco ortodossi che hanno suscitato l’effetto contrario. Alla fine le autorità locali hanno ceduto, anche su pressione diretta di Pechino: l’iter di risarcimento nei confronti dei correntisti locali sarà accelerato.
La vicenda ha messo tuttavia in evidenza un problema importante del sistema bancario cinese, quello delle banche nelle aree rurali. Seguendo il proverbio cinese per il quale "le montagne sono alte e l’imperatore è molto lontano”, e sfruttando anche una certa collusione con il potere politico, questi istituti di credito rurali hanno sempre agito in aree grigie della legalità. Ed è per rimediare a questo pasticcio burocratico che Xi Jinping, su forte pressione del premier Li Keqiang riemerso dall’ombra su pressione dello establishment economico, ha deciso di istituire una commissione speciale di “esperti finanziari e bancari” ad hoc per lo Henan che possano aiutare “le autorità locali per gestire al meglio i problemi provinciali”.
Salvare “capra e cavoli”. In gioco non solo la stabilità e credibilità cinese
L’affaire Henan ha sicuramente fatto tremare qualche poltrona a Pechino e colto di sorpresa la leadership, ancora immersa nel risolvere lo spinoso problema del boicottaggio dei mutui da parte dei correntisti verso progetti immobiliari non completati o in stallo. Aggravando una crisi immobiliare che ha già colpito l’economia. Lo scandalo dello Henan ha quindi dato nuova linfa anche a questa problematica portando la PBOC a esortare le grandi banche cinesi a “favorire i prestiti ai gruppi immobiliari”.
È indubbio che dietro la storia dei conti bancari potrebbe esserci in gioco molto più che l’integrità del sistema finanziario cinese. Capita infatti di rado vedere la popolazione scendere in strada, ma la mossa di chiamare esperti a raccogliere i cocci rotti non è nuova in Cina. Eppure, almeno questa volta, una novità c’è.
Per la prima volta Pechino si avvarrà dell’intervento di consulenti esterni al partito, dei tecnici tout-court che da anni masticano materia bancaria.
Per Xi Jinping e l’intera leadership, l’obiettivo è “salvare la faccia”, come si dice in Cina. Da una parte non vuole coinvolgere il Partito in un pasticcio causato dal poco controllo dei suoi quadri locali, dall’altra, qualora gli esperti fallissero nel risanare il malsano mondo delle banche rurali dello Hunan, si potrà sempre puntare il dito sulla loro inettitudine e di come il Partito sia stato totalmente estraneo.
Indipendentemente da come andrà la storia, si salveranno “capra e cavoli”.