Blackout energetici e il caso Evergrande frenano il Pil della Cina. Spavento dei mercati, ma le autorità avvertono: “L’economia è ancora solida”

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Rallenta l’economia del Dragone. A metterlo nero su bianco ci ha pensato l’Ufficio di Statistica cinese nel suo report trimestrale sullo stato dell’economia del gigante asiatico. Secondo il bureau, il Pil cinese è cresciuto “solo" del 4.9%, il dato più basso da un anno a questa parte e proiezione ben più bassa rispetto persino alle previsioni di Bloomberg, che davano un +5%.

In generale, l’economia e la ripartenza cinese stanno perdendo vigore, ma “è’ un rallentamento che non deve spaventare", tiene a precisare Ning Jizhe, vicepresidente della Commissione nazionale per lo Sviluppo e le Riforme. “Nonostante i dati, l’economia cinese sta vivendo un periodo di costante crescita ed anche l’aumento dei consumi interni, +4.4%, evidenziano una solida ripresa interna”, sottoscrive l’Ufficio di Statistica.

Come spiegare quindi questa performance negativa che ha spaventato anche i mercati?

A deludere è specialmente la produzione industriale. Diverse le cause. In primis un nuovo focolaio di variante Delta scoppiato a luglio nella ricca e produttiva provincia del Jiangsu, si è poi diffuso anche nelle aree periferiche, costringendo le autorità ad adottare rigide misure contenitive. Efficaci contro il virus, ma deleterie per industria e consumi. A questo va aggiunta la crisi immobiliare e l’incubo Evergrande, con il rischio di un contagio sistemico dell’intera economia nazionale, che ha portato la leadership ad un giro di vite delle politiche sui prestiti alle aziende

Negli ultimi mesi, l’intero settore produttivo cinese è stato messo a dura prova anche dai continui blackout e pesanti razionamenti energetici causati proprio dall’’impennata del costo delle materie prime. Allarme che per ora non sembra essere rientrato dato che parte della leadership, Xi Jinping compreso, sembra restia ad attingere alle cospicue riserve di carbone per produrre energia. Meglio una soluzione di mezzo: ok alle riserve, ma con moderazione. Tutto finalizzato per non rompere i sogni green di Pechino. A questo vanno aggiunti anche l'aumento dei costi di trasporto e le conseguenze dei disastri naturali, come tifoni ed alluvioni, che hanno colpito le aree centrali del Dragone.

Tempi difficili quindi, ma la Cina rimane sempre il principale motore dell’economia dell’Asia. Che Pechino stia attraversando una nuova fase di sviluppo, l’ha ribadito lo stesso presidente Xi Jinping. “Prosperità e benessere condiviso”, questo il nuovo mantra politico. Il nuovo piano quinquennale 2021-2025, sebbene la leadership non abbia incluso alcun obiettivo di crescita annuale nella nuova pianificazione economica, è ridurre le disuguaglianze tra aree periferiche e zone costiere, incentivando la logica della “prosperità comune e benessere condiviso”. Certo, aumentano i consumi e diminuisce la disoccupazione interna, ma i partner stranieri, nonostante non abbiano frenato i loro investimenti diretti al Dragone, sono spaventati dalle conseguenze di un crack definitivo di Evergrande sull’economia cinese.

A tale proposito, anche per non allarmare troppo i mercati, la Banca centrale cinese da agosto ad oggi, ha effettuato numerosi stress test sulla banche del Dragone ribadendo il medesimo concetto: non bisogna preoccuparsi, l’economia è solida e l’intero sistema bancario cinese riuscirebbe ad ammortizzare il colpo senza problemi. Concetto ribadito anche da Yi Gang, numero uno della Pboc*.

I riflettori sono ora puntati su Pechino

Nonostante il silenzio della stampa cinese, vibrante ed acceso è il dialogo politico interno alla vigilia del terzo mandato di Xi Jinping. Per la prima volta dopo Mao Zedong, un presidente cinese sarà rieletto anche oltre il suo secondo mandato ed in molti sono preoccupati per la reazione dei mercati, ma per ora dalle sale di Zhongnanhai* sembrano preoccupati a proseguire il percorso di riforme avviato da Deng Xiaoping. In ultimo il varo del Wealth Management Connect, un’iniziativa che comprende istituti di credito cinesi e stranieri e che mira a integrare i settori della gestione patrimoniale della Great Bay Area (Guangdong, Hong Kong e Macao).

*Pboc - Banca Centrale Cinese

*Palazzo Presidenziale

 

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