CEDU: stop agli eccessi nei controlli sui conti

CEDU: stop agli eccessi nei controlli sui conti
Da sinistra: Avv. Francesco Gelmetti, Legal Consultant – Cybersecurity and data privacy; e Avv. Andrea Isola Counsel – Tax, Studio legale Norton Rose Fulbright

Il 2026 si apre con una sentenza destinata a far discutere. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato l’Italia nel caso Ferrieri e Bonassisa, stabilendo che il modo in cui l’Agenzia delle Entrate accede ai dati bancari dei contribuenti viola la loro privacy.

Al centro della decisione c’è l’Articolo 8 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo, quello che tutela la vita privata stabilendo che “ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza”.

Il principio è chiaro: lo Stato può interferire con la nostra sfera personale solo quando la legge lo prevede espressamente e quando è davvero necessario in una società democratica. E qui sta il problema.

Troppa libertà, pochi controlli

Oggi la normativa italiana consente all’Agenzia delle Entrate di chiedere alle banche qualsiasi informazione sui rapporti finanziari dei contribuenti1. Basta l’autorizzazione del direttore centrale: nessun obbligo di spiegare perché, nessun limite preciso su cosa si può chiedere, nessuna possibilità per il cittadino di opporsi prima dell’accertamento.

La Cassazione, con la sentenza 8849/2015, ha di fatto avallato questa impostazione affermando che l’Agenzia dell’Entrate non è tenuta a motivare le proprie decisioni, né a dimostrare il rispetto dei criteri alle circolari interpretative.

Ma la CEDU non ci sta. Secondo i giudici di Strasburgo, servono regole chiare, motivazioni specifiche e, soprattutto, la possibilità concreta di contestare queste decisioni davanti a un giudice.

Il punto critico? In Italia il contribuente può impugnare solo l’accertamento finale, quando ormai i suoi dati sono stati acquisiti e analizzati. La fase istruttoria, quella in cui l’Agenzia fruga nei conti correnti, resta di fatto insindacabile. Per la CEDU, questo rende l’intero sistema arbitrario e incompatibile con la Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo.

Cosa cambia adesso

Sia chiaro: la sentenza non mette in discussione il diritto del fisco di controllare i conti bancari. Quello che raccomanda è un sistema di garanzie, limiti alla discrezionalità dell’amministrazione e strumenti effettivi per difendersi.

L’Italia dovrà adeguarsi, e questo avrà conseguenze concrete. I giudici tributari, da oggi, dovranno confrontarsi con questi principi ogni volta che si troveranno a valutare un accertamento bancario.

Il contribuente potrebbe invocare la sentenza Ferrieri e Bonassisa per chiedere un’interpretazione conforme alla Convenzione al fine di sostenere l’illegittimità dei dati raccolti.

Attenzione però a non farsi illusioni: l’annullamento automatico degli accertamenti non è all’ordine del giorno. Sarà un percorso caso per caso, dove i tribunali dovranno trovare un nuovo equilibrio tra le esigenze di controllo fiscale e il diritto alla privacy dei cittadini. Un equilibrio che, rispetto al passato, dopo questa sentenza sarà più favorevole al contribuente.

 

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