CA Auto Bank. Credito e digitale per la mobilità che cambia

CA Auto Bank
Luca Caffaro, CFO di CA Auto Bank

A un anno dal lancio del nuovo brand, CA Auto Bank ha già raggiunto il triplo degli impieghi che si era posta come obiettivo al 2026.

L’azienda, che opera ora come attore indipendente nell’ambito della mobilità, ha allargato il perimetro delle partnership a brand indipendenti, non solo di autovetture, e sta lavorando sui megatrend dell’alimentazione elettrica e della mobilità condivisa.

Abbiamo fatto il punto sul primo anno di attività e sul prossimo futuro con Luca Caffaro, CFO di CA Auto Bank.

AG. CA Auto Bank è stata presentata al mercato e alla stampa ad aprile del 2023. Qual è il bilancio di questo primo anno di attività, rispetto agli obiettivi che erano stati preannunciati e all’evoluzione della vostra offerta?

LC. Ad aprile 2023 avevamo annunciato il nostro obiettivo di diventare una banca indipendente e multibrand, attiva con diversi prodotti ed una presenza paneuropea. Ci eravamo anche posti di raggiungere, come target, almeno 10 miliardi di impieghi gestiti entro il 2026.

Con il Bilancio Consolidato al dicembre 2023 abbiamo già superato i 27 miliardi di impieghi e questo dato spiega bene quale sia stata la progressione e la velocità con cui abbiamo cambiato pelle.

Parlo di un cambiamento di pelle perché ci siamo trasformati da banca captive, focalizzata a finanziare le automobili del Gruppo Stellantis, in un player indipendente che collabora con diversi brand.

Credo che confrontare l’obiettivo atteso con quello effettivamente raggiunto sia il modo migliore per dare conto dell’ultimo anno, in cui siamo andati a quasi il triplo della velocità prevista. Ottenendo, tra l’altro, un risultato netto di Gruppo di circa 400 milioni di euro.

AG. Trasformarsi da realtà captive a player indipendente significa, come anticipato, lavorare con diversi brand in ottica di partnership. Come è evoluta la vostra rete di accordi?

LC. Se abbiamo raggiunto così rapidamente questi risultati è perché siamo arrivati a stringere accordi con circa 60 partner, con cui lavoriamo con un’ampia gamma di servizi finanziari e di prodotti bancari innovativi e flessibili.

Stiamo anche ampliando le soluzioni, attraverso prodotti di mobilità che permettono ad esempio di utilizzare le vetture senza i vincoli legati all’acquisto del mezzo.

CA Auto Bank ha l’ambizione di offrire un range completo di prodotti, non solo per l’automobile. Ci siamo espansi nei settori delle due ruote, del cosiddetto leisure (camper e veicoli ricreazionali), dei veicoli commerciali leggeri e pesanti, e abbiamo una partnership specifica anche nell’ambito della nautica.

Siamo presenti in 19 Paesi europei con prodotti di finanziamento e in 14 mercati con la società Drivalia, che è dedicato a una mobilità non più basata sul possesso ma sull’utilizzo dei veicoli.

Drivalia spazia dallo short term rental a formule di utilizzo in abbonamento. In Francia e Italia, inoltre, Drivalia è presente anche con il proprio car sharing, 100% elettrico.

AG. Come player indipendente vi rivolgete anche, e soprattutto, a quei marchi che non dispongono di una società finanziaria captive, oppure sono alla ricerca di nuovi accordi. C’è interesse, oltre che per ambiti poco esplorati come la nautica, anche per la nuova mobilità leggera elettrica?

LC. Certamente. Nella categoria “due ruote” rientrano brand storici e passati alla storia, come Fantic, che, oltre alle classiche motociclette, stanno lavorando anche su veicoli a motore elettrico.

Si tratta di un target chiaro ed evidente per noi: il nostro DNA è basato sull’automobile, ma ci occuperemo di mobilità a tutto tondo.

AG. Anche prima del rebranding, i canali digitali avevano assunto un ruolo importante per la distribuzione dei vostri prodotti e il rafforzamento delle partnership. Come avete rafforzato il digitale in questo primo anno da CA Auto Bank?

LC. Basti pensare che una delle partnership più importanti che abbiamo in essere è quella con Tesla, che ha un modello rivoluzionario per arrivare al cliente, in quanto bypassa le concessionarie per parlare direttamente al cliente tramite il canale online.

Anche grazie a questa collaborazione ci siamo adattati rapidamente per costruire un customer journey digitale, sviluppando un mix di e-commerce e offerte tradizionali.

D’altronde, se nel 2022 circa il 4% delle automobili è stato acquistato online, si prevede che questa percentuale arrivi al 10% nel 2025 per poi crescere al 25% nel 2035.

Abbiamo quindi sviluppato una soluzione totalmente digitale per accedere al finanziamento, dalla gestione della documentazione alla valutazione dello scoring creditizio del cliente.

Con i prodotti InstantCar e InstantMoto permettiamo di accedere a un finanziamento in circa 3 minuti: è il primo servizio in Italia che prevede una valutazione istantanea del cliente.

Un altro prodotto che stiamo sviluppando è CA Auto Pay, disponibile presso le concessionarie e le officine, che permette al cliente finale di pagare digitalmente gli interventi effettuati presso la rete dei nostri associati, scegliendo tra diverse opzioni, compreso l’addebito diretto e la dilazione in quote mensili senza interessi, analogamente al Buy Now Pay Later.

AG. Il BNPL sta diventando mainstream anche per le banche, dopo essere stato per qualche anno appannaggio del fintech?

LC. Noi ragioniamo come una banca soggetta a vigilanza, in cui l’innovazione deve comunque essere accompagnata dalla prudenza di un settore regolato.

Alcuni attori di natura diversa hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo, ma come banca dobbiamo per prima cosa garantire che un sistema funzioni, senza lasciare la strada aperta a frodi, fenomeni di sovraindebitamento e simili, tenendo quindi sempre al centro il cliente e la valutazione del suo profilo di rischio.

AG. La mobilità è in trasformazione sotto la spinta di diversi fattori. Uno è certamente l’elettrificazione. Le auto elettriche sembrano piacere, in questa fase, soprattutto alle flotte aziendali. Come state evolvendo la vostra offerta nell’ambito del leasing e del noleggio per questi veicoli?

LC. Sulla mobilità elettrica abbiamo una prospettiva europea, essendo un Gruppo bancario presente in 19 mercati.

È evidente che la mobilità di tutta Europa stia andando verso una maggiore sostenibilità ambientale: la quota di veicoli elettrici è passata dal 9% al 15% tra il 2021 e il 2023.

Il trend ha però ritmi molto diversi da un Paese all’altro. Guardiamo subito a un estremo: abbiamo superato l’80% di automobili elettriche in Norvegia. La percentuale è molto più bassa, intorno al 18%, in mercati come Germania, Francia e UK. In Spagna e Italia, la quota è del 5% circa.

Quello che possiamo fare noi come banca è essere presenti in tutti i mercati per dare il nostro contributo.

Nel noleggio, come anticipavi, la quota di vetture elettriche è leggermente superiore rispetto alle vendite.

Il nostro brand Drivalia offre diverse opzioni, dal car sharing alle subscription (abbonamenti all’auto), per avvicinare l’utente finale alla mobilità elettrica.

Il grosso freno è culturale, riguarda i dubbi che le persone hanno. Quanti chilometri possono fare con una ricarica? E dove possono ricaricare? In quanto tempo?

Un primo obiettivo è permettere alle persone di prendere dimestichezza con le auto elettriche, lasciarle sperimentare. E, così facendo, dimostrare loro che hanno una certa autonomia e che tramite app si può pianificare il proprio tragitto, individuando in anticipo le stazioni di ricarica.

In Europa, nel 2018, c’erano appena 120mila punti di ricarica: a fine 2024 arriveremo a 500mila e per il 2030 se ne prevedono 7 milioni. La sola Drivalia ne ha già 1.600 di proprietà e puntiamo al raddoppio entro fine 2026.

AG. A frenare la mobilità elettrica è anche il costo dei veicoli nuovi, a cui si aggiunge l’incertezza sul valore di quelli usati. La mobilità condivisa può essere una soluzione anche in questo caso?

LC. I veicoli elettrici costano, in media, tra il 20% e il 30% in più dei veicoli termici. Attraverso il noleggio e lo sharing è possibile democratizzare la mobilità verde, perché il costo dell’utilizzo è evidentemente più basso rispetto al possesso.

AG. Questo passaggio dal possesso all’utilizzo ha già trasformato diversi settori, come l’intrattenimento. Negli ultimi anni abbiamo visto la diffusione del noleggio a lungo termine anche tra i privati e del car sharing in diverse città. Con Drivalia state però lavorando a diverse formule, come funzionano?

LC. I numeri del mercato MaaS (Mobility as a Service) stanno crescendo in modo esponenziale.

Se consideriamo l’Europa, il fatturato dei noleggi è passato dai 13 miliardi del 2020 alla previsione di oltre 60 miliardi nel 2025, una crescita quintupla a parità di perimetro.

Il 10% delle immatricolazioni sarà oggetto di subscription, fatte cioè da società che andranno poi a mettere il veicolo a disposizione di uno o più clienti finali. E queste immatricolazioni varranno oltre 22 miliardi di euro nel 2025.

Drivalia ha sviluppato una serie di prodotti basati sulla formula degli abbonamenti mensili. CarCloud, ad esempio, ha oltre 40mila clienti che tramite un’app possono selezionare quale auto usare e ritirarla in uno dei nostri 800 Mobility store. Il tempo di abbonamento varia da uno a 12 mesi.

Questa opzione è particolarmente apprezzata dai clienti che girano l’Italia per turismo o per lavoro: i Mobility store sono ovviamente in luoghi strategici, come stazioni ferroviarie o aeroporti. E prenotare un’automobile qualche giorno prima diventa parte della pianificazione di un viaggio, esattamente come acquistare i biglietti del treno e la camera d’albergo.

Passare da un’auto di proprietà a una mobilità su abbonamento significa anche adottare una mentalità diversa nella gestione del proprio tempo e del proprio denaro.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di maggio 2024 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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