Nessuno venga lasciato indietro, nell’adattamento al cambiamento climatico. Da inizio 2024 la European Investment Bank sperimenta politiche di resilienza che guardano ai bisogni dei più vulnerabili. Perché il climate change colpisce alcuni molto più di altri.
Nella lotta al cambiamento climatico non siamo tutti sulla stessa barca. Ci sono stati popoli e categorie di persone, soprattutto lavoratori, che ne sono colpiti più di altri. Che ne pagheranno le conseguenze per primi, oppure in modo maggiore.
Dalla COP28 viene una buona notizia: la European Investment Bank estende il suo programma di “transizione equa” (just transition, nella versione inglese) anche alle azioni di resilienza, che diventa quindi “just resilience”.
La differenza tra transizione e resilienza
I due concetti sono molto vicini, ma decisamente diversi. Il concetto di transizione equa è già piuttosto consolidato e riguarda la gestione delle politiche di mitigazione del cambiamento climatico. E, quindi, tutte le azioni da intraprendere per ridurre l’emissione di CO2, il riscaldamento globale, la distruzione di ecosistemi e così via.
La resilienza, invece, si occupa di adattamento alle conseguenze fisiche ed effettive del cambiamento climatico. Perché se anche raggiungessimo i celeberrimi Obiettivi di Parigi, contenendo l’aumento della temperatura a 1,5 °C, moltissime aree del nostro pianeta subiranno delle trasformazioni importanti.
E dato che gli Obiettivi di Parigi, probabilmente, non li raggiungeremo, una parte dell’umanità ne pagherà le conseguenze.
Perché è importante una resilienza equa
Ecco quindi che diventa fondamentale tenere conto che le politiche green non vadano a impattare sui più vulnerabili. E ad aprire la strada è ancora una volta il Vecchio Continente, con l’annuncio della European Investment Bank.
La resilienza equa si traduce in un approccio che vuole assicurarsi che le policy di adattamento al clima tengano in considerazione i bisogni e le condizioni di tutti. Per evitare danni involontari, soprattutto ai più vulnerabili.
«La decarbonizzazione delle nostre economie per farle diventare resilienti al clima deve avvenire in modo socialmente responsabile, oppure non accadrà – ha dichiarato il Vice Presidente di EIB, Ambroise Fayolle –, e finiremo per non raggiungere gli obiettivi urgenti che ci siamo prefissati.
Il nuovo approccio di EIB Global per la transizione e la resilienza eque forniremo più supporto, tramite le iniziative di Team Europe, a quei paesi e popoli che sono impattati maggiormente dalla crisi climatica e dalle politiche sul clima. Chiedo a tutti i nostri partner di unirsi a noi in questa sfida cruciale per sostenere progetti di investimento sostenibili che non lascino nessuno indietro».
Il nuovo approccio, che parte dal 2024 in 9 Paesi e territori pilota, elenca alcune specifiche categorie di fragili. Si parte dagli Stati in via di sviluppo, quelli colpiti da conflitti o che vivono situazioni in difficoltà, e non potrebbero mancare le nazioni insulari, che guardano con angoscia crescente all’alzarsi del livello del mare, che le sta lentamente cancellando dalla mappa.
Si guarda poi a chi dipende direttamente dalle risorse naturali per il proprio sostentamento o stile di vita, in primis i popoli indigeni. E alle conseguenze del climate change su migrazioni e migranti, ma anche donne, giovani, minoranze. Infine, doverosamente, i lavoratori che operano nei settori penalizzati dalla transizione.
Insomma, l’adattamento al cambiamento climatico si avvicina finalmente all’inclusione sociale, integrando l’impatto sulla popolazione nella definizione delle misure da adottare e delle metriche per valutarne l’efficacia.
EIB Global testerà il nuovo approccio in nove aree: Bosnia Herzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia, Ucraina, Sud Africa, Indonesia e Vietnam. Si lavorerà con partner pubblici e privati, con sostegno diretto e indiretto a progetti che riguardano infrastrutture, efficienza energetica, sviluppo delle rinnovabili, e molta, moltissima formazione nel capitale umano.
Ecco i principi comuni per la finanza nature-positive
In occasione della COP28, diverse banche multilaterali di sviluppo, tra cui la BEI, hanno definito principi e criteri comuni per identificare e monitorare la finanza “nature-positive”, cioè a impatto positivo sulla biodiversità e l’ambiente. Un passo in avanti per la protezione e lo sfruttamento sostenibile della natura, in linea con il Framework Globale per la Biodiversità di Kunming-Montreal.
Questi principi comuni saranno declinati in singoli framework e metodologie interne da ogni realtà, ma consentiranno la comparazione tra gli approcci e forniranno delle linee guida generali a Governi e imprese private.