Le banche non saranno più i “medici” dell’economia, ma soggetti a rischio. Il Global Risk di Boston Consulting Group prevede che, nel periodo tra i prossimi 9 e 15 mesi, la crisi Covid presenterà alle banche un conto salato: aumento delle insolvenze, crescita degli NPL e bassi tassi di interesse impongono di iniziare ora a lavorare sul miglioramento dei processi e sull’analisi di gestione del credito.
La metafora sanitaria del medico si riferisce al ruolo che le banche hanno svolto durante l’emergenza pandemica, fornendo ossigeno all’economia con prestiti e moratorie. Nel prossimo futuro, i tassi di insolvenza e di default non saranno più mantenuti a un livello artificiosamente basso dalla sospensione dei fallimenti, secondo il report, e manifesteranno anzi tutta l’entità dell’impatto del Coronavirus. Certo, le banche sono molto più liquide e patrimonializzate rispetto al 2009: ma con una ripresa fragile, vittima dell’incertezza, tassi di interesse previsti bassi per molto tempo e un deterioramento probabile del portafoglio di crediti, dovranno affrontare sia l’erosione dei margini di intermediazione sia una maggiore complessità (e onerosità) dell’attività di finanziamento.

L’Italia tra i Paesi più esposti
A soffrire maggiormente saranno le banche attive in Paesi più legati a settori esposti, come turismo, trasporti e immobiliare. Anche l’Italia, quindi. Da BCE, Federal Reserve e Autorità di Vigilanza in generale sono arrivati anche chiari segnali di una certa flessibilità su requisiti patrimoniali e valutazione dei crediti deteriorati, ma anche di un’attenzione fortissima (e in aumento) su temi come l’antiriciclaggio. I 394 miliardi di dollari di sanzioni che le banche europee e nordamericane hanno pagato dal 2009 a oggi sono un dato più che sufficiente a esemplificare l’importanza del tema AML.
Sei leve su cui agire
Migliorare la gestione del rischio e dei sistemi di compliance è un obiettivo ambizioso. BCG individua sei leve su cui lavorare:
- la risposta emergenziale alla pandemia deve diventare strutturale: le banche devono imparare a valutare l’impatto sulle attività di ogni evento, cigno nero compreso;
- la gestione del portafoglio crediti deve farsi olistica nell’approccio: ottimizzare rischi e rendimenti richiede di evitare concentrazioni per allineare la velocità di reazione a un mercato a volatilità crescente;
- un rialzo degli NPL è probabile, bisogna quindi aumentare da subito la capacità di analisi per individuare i primi segnali di deterioramento delle posizioni, ma anche accelerare la riscossione, digitalizzando il più possibile i processi di recupero;
- un certo urto dei default è comunque inevitabile: le banche devono quindi rafforzare i bilanci, calibrando l’esposizione ai tassi di interesse per accrescere i margini di intermediazione e/o abbattendo i costi con nuovi metodi di copertura del fabbisogno patrimoniale. Segregare gli attivi problematici in una bad bank è un esempio delle misure possibili;
- va implementata una governance a più livelli per irrobustire la gestione della compliance e dei rischi non finanziari, vista la crescente pressione in questo senso da parte della Vigilanza e del Regolatore;
- il cloud è lo strumento tecnologico più adatto a rispondere alle esigenze nell’ambito della condivisione e dell’analisi dei dati: promette agilità, elasticità e un risparmio stimato tra il 15% e il 30% sui costi dell’infrastruttura bancaria.
La resilienza si costruisce nel lungo termine
Lavorare ora per la gestione del rischio significa guardare anche al lungo termine. Boston Consulting Group individua due temi chiave: “resilienza operativa” ed “ESG”. A determinare lo scenario dei prossimi anni è, ancora una volta, la pandemia di Covid-19, che ha aperto un periodo di volatilità importante la cui effettiva durata è assai difficile da prevedere. Le banche devono quindi integrare nelle loro strategie di innovazione la capacità di sviluppare prodotti e processi “resilienti per design”, per anticipare le richieste dei Regolatori di assorbire choc, finanziari o non.
E i rischi ESG sono una voce importante all’interno di queste nuove richieste: dal primo trimestre 2022 la BCE integrerà i rischi ESG negli stress test sulle istituzioni finanziarie, l’EBA ne imporrà la comunicazione al mercato dal 31 dicembre 2022. I criteri ESG dovranno così entrare nella strategia di gestione del rischio, essere integrati quindi nei processi decisionali e nella valutazione del merito creditizio dei clienti, grazie a modelli di dati consequenziali che consentano di preparare per tempo le informazioni da divulgare al mercato, incluse quelle sulle emissioni Scope 3, cioè delle imprese finanziate dagli istituti.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2021 di AziendaBanca.
