BCC Campania Centro. Un presidio di ascolto e inclusione sul territorio

Un presidio di ascolto e inclusione sul territorio
Da sinistra: Mario Cuoco, Direttore Generale e Camillo Catarozzo, Presidente di Banca Campania Centro

Una relazione personalizzata e su misura con tutti gli interlocutori: famiglie, imprese, terzo settore, enti locali e territori. È il modello che sta perseguendo BCC Campania Centro, Banca di Credito Cooperativo del Gruppo Iccrea che serve 47 Comuni della provincia di Salerno e dell’agro-nocerino-sarnese con una rete di 19 filiali.

«Nel 2025 – osserva il Dott. Mario Cuoco, Direttore Generale – è cresciuta la richiesta di consulenza personalizzata. Per questo rafforziamo il presidio territoriale con un modello fondato su prossimità, ascolto e accompagnamento. Le persone cercano una relazione di fiducia, non solo prodotti. Le filiali sono luoghi di relazione: dove il territorio parla, la Banca deve essere presente, visibile e capace di sostenere le comunità».

Le caratteristiche del territorio

La banca conta 36mila clienti, e oltre 8mila soci, in un territorio tutt’altro che semplice. Accanto ad aree a vocazione agro-industriali, con filiere produttive agricole e distretti manifatturiere e agroalimentari, si trovano zone con una maggiore presenza di terziario, commercio e industria.

«Il territorio presenta un modello di sviluppo “addensato” – precisa il Direttore Generale – dove la prossimità tra famiglie e imprese genera sia economie di agglomerazione sia rischi locali. Il Salernitano soffre inoltre di alta disoccupazione giovanile ed emigrazione intellettuale, che compromettono il futuro delle comunità.

Questa complessità richiede una banca capace di leggere la storia dei territori, distinguere vulnerabilità da cicli fisiologici e intervenire tempestivamente. La perdita di capitale umano è oggi il rischio maggiore, per questo la Banca deve agire come presidio di stabilità sociale».

Un ruolo economico e istituzionale

Da qui la volontà, per la Banca, di avere una doppia funzione.

«Da un lato svolgiamo un ruolo economico, come finanziatori di PMI e filiere; dall’altro uno istituzionale, come presidio di stabilità e inclusione – elenca il Direttore Generale. Investire in capitale umano significa agire sul medio-lungo periodo, lavorando con scuole, università e terzo settore e offrendo microfinanza e garanzie mutualistiche.

Con un modello “place-based”, la conoscenza dei micro territori ci permette risposte mirate e un vantaggio competitivo. Le filiali diventano presidi di prossimità e ascolto, mentre le operazioni di routine migrano sul digitale. Il ruolo istituzionale è l’anima cooperativa della Banca: contribuire allo sviluppo civile, prevenire fragilità e costruire futuro. La Banca appartiene ai territori e restituisce valore attraverso opportunità e strumenti di crescita».

L’inclusione dei lavoratori migranti...

Una caratteristica ormai strutturale del mercato del lavoro locale è la elevata presenza di lavoratori stranieri, impiegati soprattutto in agricoltura, logistica e servizi a bassa qualifica.

«Come Banca di Credito Cooperativo abbiamo sviluppato competenze specifiche – racconta il Direttore Generale – e un’offerta che evita di isolare i clienti migranti, con prodotti inclusivi come conti di base, microcredito e strumenti di pagamento. Abbiamo un presidio dedicato che cura compliance, rischio e alfabetizzazione finanziaria.

L’inclusione finanziaria è per noi un investimento strategico: supporta imprese agricole, agroalimentari, logistiche ed edili che impiegano lavoratori stranieri e facilita il loro inserimento amministrativo e finanziario. Rendere bancabili questi lavoratori significa rafforzare le filiere, semplificare processi e aumentare la stabilità del sistema. I nostri percorsi di accoglienza li aiutano a comprendere i documenti bancari, usare il credito in modo consapevole ed evitare vulnerabilità. È un modello che non lascia indietro nessuno e sostiene la competitività del territorio».

… parte del DNA dell’offerta

Queste competenze sono ormai trasversali a tutta la rete e «la cultura dell’inclusione finanziaria è parte integrante del nostro modello di servizio – prosegue il Direttore Generale – orientato all’empowerment delle persone, soprattutto nei contesti di fragilità. Formiamo il personale a un approccio personalizzato, attento al ciclo di vita del cliente e alla prevenzione delle difficoltà finanziarie.

Le famiglie oggi cercano stabilità e prodotti flessibili, adatti a redditi discontinui e situazioni complesse. Questo richiede investimenti nelle competenze: la qualità della consulenza nasce dalla capacità di leggere le esigenze nella loro interezza. Per questo formiamo la rete non solo sui prodotti, ma sull’ascolto attivo e sulla gestione delle fragilità. La banca del futuro sarà un luogo che accompagna, non che si limita a eseguire».

Focus su cambiamento climatico e fattori ESG

L’importanza del comparto agricolo e agroalimentare si traduce in una forte esposizione ai rischi, crescenti, legati al cambiamento climatico e alla transizione energetica.

«La Banca – precisa il Direttore Generale – ha integrato i fattori ESG nelle politiche creditizie e sviluppato prodotti per rafforzare la resilienza delle filiere. Le imprese investono in efficienza energetica, automazione, digitale e qualità, e noi le supportiamo nella valutazione dei rischi e nell’accesso alle garanzie. Pur con maggiore prudenza nei settori extra-UE, rileviamo una buona capacità di adattamento. Il nostro ruolo è contribuire a una gestione informata dei rischi emergenti. Cresce l’attenzione verso interventi mirati – dall’efficienza energetica alla protezione delle colture – in percorsi graduali e adeguati ai diversi comparti produttivi».

Un grande desiderio di partecipazione

Il dialogo con il territorio si estende, ovviamente, anche alla base sociale, tanto con i consueti appuntamenti dal vivo, come assemblee e incontri, quanto con i canali digitali, che permettono al rapporto bidirezionale di restare sempre vivo.

«Vediamo una crescente voglia di partecipare e generare valore condiviso – conferma il Dott. Camillo Catarozzo, Presidente di Banca Campania Centro – con giovani, professionisti, imprenditori e famiglie che considerano il modello bancario cooperativo sostenibile e anticiclico. Lavoriamo sui soci e sul rafforzamento dei corpi intermedi collegati alla banca».

Partner, e non sponsor, del Terzo Settore

Tra questi ultimi spiccano la Fondazione Cassa Rurale Battipaglia, il “braccio operativo” della Banca sul fronte culturale e sociale, e la Mutua Hygieia, strumento di welfare di comunità che fornisce servizi sanitari, assistenziali e di prevenzione a soci, clienti e famiglie, oltre proposte per la fruizione del tempo libero.

«Nel sostegno al territorio – sottolinea il Presidente Catarozzo – abbiamo superato il concetto di “sponsorizzazione” a favore di percorsi di partnership sociale ed economica.

Ad esempio, insieme alla Fondazione Symbola stiamo mappando le eccellenze territoriali e analizzando la sostenibilità di due filiere locali strategiche: la Quarta Gamma (ortofrutta fresca pronta al consumo) e la filiera lattiero-casearia-bufalina. Orientando così le politiche di credito verso imprese virtuose e modelli produttivi resilienti. Abbiamo 700 rapporti attivi con il Terzo settore, con iniziative dal microcredito, insieme alla Fondazione di Comunità Salernitana, all’incontro tra startup e aziende del territorio (Progetto Match Point), passando dal sostegno al Giffoni Film Festival, tra i principali eventi culturali internazionali dedicati ai giovani».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2025 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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