Ha aderito al progetto quando era ancora in una fase embrionale, prima ancora della definizione del brand Qivalis, ora conosciuto per avere riunito ben 37 banche europee, provenienti da 15 Paesi diversi, nel lancio della prossima stablecoin regolamentata in euro. Si tratta di Banca Sella, che ha individuato, fin da subito, il grande potenziale di questa iniziativa.
«La convinzione di aderire al consorzio è nata da un doppio gap strutturale: da un lato, la crescita molto rapida delle stablecoin, oggi utilizzate come infrastruttura per pagamenti, trading e finanza decentralizzata (DeFi), ma fortemente dominate da asset in dollari; dall’altro, l’assenza in Europa di una soluzione equivalente in euro che fosse al contempo scalabile, regolamentata e supportata da istituzioni finanziarie solide – racconta Andrea Tessera, Managing Director Digital Banking di Banca Sella. Abbiamo quindi visto fin da subito l’opportunità di contribuire alla nascita di una stablecoin europea nativa, capace di fungere da “cash leg” affidabile per l’economia digitale e per i mercati tokenizzati, in linea con il framework MiCA e con un modello completamente riservato e sicuro».
Una priorità strategica condivisa
Di recente, il consorzio si è ampliato con nuovi ingressi, anche italiani e, accanto agli istituti capofila nazionali, come Banca Sella e UniCredit, compaiono ora Intesa Sanpaolo e BPER Banca.
«L’espansione del consorzio è centrale per il successo dell’iniziativa – prosegue Tessera. Un progetto come Qivalis genera infatti valore proprio grazie alla sua natura cooperativa. Questo perché più istituzioni partecipano, maggiore è la credibilità istituzionale; aumenta la liquidità potenziale e, infine, si rafforza la capacità distributiva sul mercato europeo e internazionale.
Inoltre, il fatto che nuove banche scelgano di aderire conferma che il tema non è più sperimentale, ma sta diventando una priorità strategica condivisa, sia a livello italiano sia a livello europeo».
La scala è un elemento chiave
Ovviamente, l’adesione di ulteriori istituti finanziari aumenta la portata strategica potenziale di questa iniziativa consortile per la sovranità monetaria europea.
«Il modello prevede una partecipazione paritaria e governance condivisa per costruire una infrastruttura realmente “market neutral”, con un peso sistemico crescente – premette Tessera. Più ampia è la base di banche consorziate, più è facile definire uno standard europeo e più rapida può essere l’adozione da parte dei consumatori. In altre parole, la scala del consorzio è uno degli elementi chiave per accelerare la diffusione».
L’iter di Qivalis: richiesta la licenza Imel
Nel frattempo, Qivalis, che ha sede ad Amsterdam, ha presentato richiesta per ottenere una licenza da Imel alla Banca Centrale Olandese e punta a essere operativa, previa licenza, entro la fine di quest’anno, così da portare sul mercato la stablecoin e i primi use case.
Il consorzio si occuperà infatti di realizzare e mettere a disposizione la piattaforma e la stablecoin alle banche aderenti, e gestirà inoltre l’emissione e il riscatto della stablecoin contro euro fiat.
Saranno invece le banche e i CASP a offrire un wallet e una serie di use case ai clienti finali, potendo contare su una piena interoperabilità con tutte le altre banche (e i CASP) che si appoggiano a Qivalis.
I primi possibili use case
I pagamenti transfrontalieri e le rimesse sono sicuramente nei piani a medio termine per quanto riguarda l’impiego della stablecoin.
Le soluzioni attualmente in uso coinvolgono numerosi intermediari e comportano costi significativi, con tempi di regolamento anche di qualche giorno.
Una stablecoin basata su DLT consentirebbe di regolare la transazione in tempo reale, 24 ore su 24, a una frazione del costo.
Niente di nuovo: si tratta di un caso d’uso da tempo nei radar dei principali emittenti di stablecoin, in ogni paese. Si guarda, con maggiore interesse, alla possibilità di programmare le transazioni, andando ad esempio a ridurre il settlement risk nel mercato dei capitali e nei pagamenti internazionali B2B.
E con una prospettiva più ampia si potrà tokenizzare ogni tipo di asset, aprendo a utilizzi che aggiungono valore alla mera transazione in sé. E questa è la differenza sostanziale rispetto all’Euro Digitale.
«Vediamo un potenziale trasversale nei diversi casi d’uso. Dai pagamenti cross border fino al regolamento di asset tokenizzati, la stablecoin tenderà a diventare una vera e propria infrastruttura integrata nei sistemi finanziari esistenti.
Le stablecoin regolamentate – conclude Tessera – possono diventare un elemento chiave dell’architettura finanziaria europea: alcuni degli esempi che possiamo immaginare, non così lontani, includono i pagamenti programmabili e regolamenti istantanei (24/7); il supporto allo sviluppo dei mercati di asset tokenizzati; il contributo a rafforzare la sovranità europea nei pagamenti digitali, riducendo la dipendenza da soluzioni in dollari».
Sella ottiene la licenza MiCAR e apre la strada ai servizi crypto regolamentati in Italia
Banca Sella lancerà nei prossimi mesi i primi servizi in ambito criptoasset, iniziando dalle attività di custodia e trasferimento. Sella ha infatti ricevuto l’autorizzazione MiCAR dopo avere completato l’iter di notifica a Banca d’Italia, posizionandosi come la prima banca in Italia ad avviare servizi di cripto-attività nel quadro della nuova normativa europea.
L’ammissione tra i prestatori di servizi per le cripto-attività consentirà alla Banca di lanciare, nel corso del 2026, una soluzione dedicata alla custodia, all’invio e alla ricezione degli asset digitali, rivolta a specifiche tipologie di clienti.
La richiesta dell’autorizzazione MiCA nasce dal percorso di innovazione avviato da Sella con la partecipazione alla sperimentazione promossa nel 2022 dal Fintech Milano Hub di Banca d’Italia sulla tecnologia a registro distribuito (Distributed Ledger Technology o DLT).
Dopo aver creato al proprio interno un team specializzato in DLT & Digital Assets, Sella è tra i fondatori di Qivalis, il consorzio composto da 37 banche europee che emetterà entro l’anno una stablecoin denominata in euro, e continua a seguire con attenzione gli sviluppi strategici nella tokenizzazione dei depositi e nei pagamenti dell’Eurosistema (progetti Pontes e Appia).
Qivalis: che cosa vuol dire?
Il brand è stato scelto in perfetto stile europeo. Richiama il suono dell’espressione inglese “key to value”, restando al contempo facile da pronunciare e privo di doppi significati in tutte le lingue del continente.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.