Continua il calo delle aste immobiliari in Italia, mentre si fa avanti l’innovazione digitale.
Nei primi nove mesi del 2023 ci sono state quasi 115mila aste, con un calo del 21% rispetto alle circa 144mila dello stesso periodo del 2022. Se guardiamo al 2019 pre-Covid, invece, il trend è del -38%.
4mila nuove procedure a trimestre
I dati sono stati ripresi da una serie di osservatori pubblicati dai player del settore, tra cui Abilio e Reviva.
Ne emerge una stabilizzazione del numero di nuove procedure, circa 4mila a trimestre, e un calo dei nuovi immobili immessi alla procedura di asta: 34mila al 30 settembre 2023, rispetto ai 45mila dello stesso periodo del 2022.
Lo stock invecchia
In altre parole, lo “stock” di immobili che vengono portati alle aste giudiziarie sta invecchiando. E questo costringerà a ripensarne la gestione.
Quello che manca, sottolinea ad esempio Abilio nel suo report, è un approccio più commerciale, con azioni di comunicazioni mirate a massimizzare il valore di realizzo, riducendo al contempo i tempi di chiusura delle procedure giudiziali.
Operatori specializzati nel 41% delle procedure
Ovviamente Abilio è parte in causa, perché innovare le vendite e le aste giudiziarie è il suo mestiere.
Ma il dato resta: serve più efficienza nella gestione delle procedure di vendita concorsuali ed esecutive. Il 41% delle procedure, segnala sempre Abilio, vede la partecipazione di operatori specializzati: la società, in questo mercato, ha una quota del 17%, in crescita rispetto al 12% del 2022.
La negoziazione esterna al tribunale potrebbe diventare più frequente con l’arrivo delle nuove procedure di liquidazione giudiziale, rendendo meno significativo il singolo dato del numero di aste come “termometro” del mercato.
La maggioranza è in via telematica
Si conferma, intanto, la progressiva digitalizzazione delle vendite: ormai l’81% delle aste è svolto in modalità telematica.
Confrontando il dato con il 33% del Q1 2019 è evidente l’accelerazione, non solo a causa della pandemia: il Codice della Crisi ha infatti introdotto le modalità telematiche a supporto del processo competitivo di vendita.
Se verrà meno il sostegno alle imprese…
È invece anche conseguenza indiretta del Covid proprio il rallentamento del mercato: gli investimenti straordinari e le misure a sostegno delle imprese hanno infatti neutralizzato, o comunque ridotto, l’impatto delle difficoltà economiche sulle imprese.
Ma l’attuale scenario di instabilità e volatilità potrebbe portare a un’inversione di tendenza: saranno i dati a dirci se il 2023 è l’anno di picco minimo del mercato.
Crolla la base d’asta per gli immobili commerciali
Intanto, però, il terzo trimestre ha confermato il calo delle aste, 30mila nell’arco dei tre mesi, come evidenzia il report Cherry Brick di Cherry Srl. Da cui emerge anche uno spaccato sulle tipologie di immobili pubblicati nei nuovi avvisi di asta: il 54% è residenziale, il 19% commerciale, il 4% appena a uso industriale, mentre abbiamo un 23% di altre categorie. Compreso lo 0,1% di impianti sportivi.
La base d’asta media crolla del 74% per gli immobili commerciali, che arrivano a 175mila euro. Tengono meglio gli immobili residenziali, -7% a 118mila euro, e quelli industriali, -5% a 633mila.
Più aste in Lombardia, Lazio e Sicilia
Come prevedibile, vista la distribuzione della popolazione e delle imprese, le aste sono più numerose in Lombardia, 13% del totale, Sicilia, 11%, e Lazio, ancora con l’11%.
A livello di Tribunali, Roma pubblica il 6% delle nuove aste, seguita da Brescia, Milano e Cagliari.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2023 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.