L’atteso rimbalzo è arrivato. E nemmeno il rialzo dei tassi sembra frenare questo salto.
Secondo i dati Assofin, infatti, il credito si è risollevato dall’effetto pandemico, proiettandosi verso una crescita a doppia cifra, che prosegue anche nel 2022.
C’è voglia di credito
Nel dettaglio, il credito ai consumatori nel 2021 si è ripreso dalla flessione del 2020 con un balzo del 17,6%. Certo, i volumi di erogato sono distanti da quelli pre-pandemia (-9,6% sul 2019), «ma crescono a doppia cifra anche nei primi cinque mesi del 2022 – racconta Cesare Colombi, Presidente di Assofin. A cambiare, invece, è la domanda: ora vivace, perché le famiglie vogliono realizzare i progetti che hanno rimandato in questi due anni, nonostante i rialzi dei tassi e le incertezze economiche e dello scenario geopolitico».
Più offerta sul mercato
Anche l’offerta dà guizzo al mercato del credito alle famiglie. «Pur rimanendo più selettiva rispetto al periodo pre-pandemia – sottolinea Colombi – si sono allentati in parte i criteri di concessione nel 2022 e sicuramente il gap nelle erogazioni, accumulato in questi ultimi due anni, sarà colmato».
I prestiti personali tornano a crescere
I prestiti personali, che nel primo anno di pandemia hanno sofferto più di altre forme tecniche, hanno chiuso il 2021 con un salto in avanti a doppia cifra (+27%) e l’ascesa continua. «Anche se nel 2021 le erogazioni sono rimaste al di sotto dei volumi del 2019 (-15%) – precisa Colombi – nei primi cinque mesi del 2022 hanno raggiunto e superato i volumi pre-pandemia».
I finalizzati perdono il 10%
A passo di gambero, purtroppo, i prestiti finalizzati all’acquisto di auto e moto, che si sono ridotti di quasi il 10% a maggio di quest’anno. «Nel 2021 l’andamento è stato a doppia cifra, ma ora il mercato degli autoveicoli nuovi sta affrontando difficoltà legate principalmente alla scarsità di approvvigionamento di alcune materie prime – evidenzia Colombi. Gli altri prestiti finalizzati, anch’essi cresciuti a doppia cifra lo scorso anno, rallentano in parte nel primo scorcio del 2022, per via di una frenata delle erogazioni finalizzate all’acquisto di elettrodomestici ed elettronica di consumo, dell’arredo/casa e alle energie rinnovabili, cresciute sensibilmente nel corso dell’anno precedente».
Il risveglio della CQS
Futuro roseo, invece, per la cessione del quinto. «Nel 2021 ha recuperato buona parte del terreno perduto, grazie alla crescita delle erogazioni ai dipendenti di aziende private e, a ritmi meno sostenuti, dei pensionati – osserva Colombi. A maggio di quest’anno i volumi di erogato sono in crescita del 5% rispetto al periodo pre-pandemia. Le caratteristiche peculiari di questa forma tecnica, che la rendono di fatti l’unica forma di credito ai consumatori “garantita”, e il trattamento più favorevole in termini di assorbimento patrimoniale che il legislatore UE le ha riservato, fanno ritenere che il peso di questo prodotto sia destinato ad aumentare all’interno dei portafogli degli intermediari».
La carta di credito, oramai sorpassata
Sebbene in ripresa, il flusso di crediti associati all’uso di carte di credito rimane sottotono. Il motivo? È nella concorrenza. «L’impetuoso sviluppo dell’e-commerce legato alla pandemia – continua Colombi – ha contribuito alla nascita di forme alternative di credito, offerte da nuovi player soprattutto tramite il canale online». Un esempio è il “buy now pay later” (BNPL) di cui parliamo più avanti.
L’anno del mutuo immobiliare
Per i mutui, invece, il 2021 è stato l’anno d’oro, grazie a un record di compravendite delle abitazioni ed erogazioni che sfiorano il +30% (+27,3%, per la precisione). Ma parliamo solo dei mutui con finalità d’acquisto, perché le altre formule sono in flessione.
Le surroghe perdono spinta
La battuta d’arresto maggiore è per «le surroghe, che sono crollate (-27,5%) insieme alla domanda, influenzata dal venire meno delle condizioni che la rendono attrattiva – spiega Colombi. Una flessione che prosegue nel 2022. Nel complesso, però, lo scorso anno il tasso di crescita dei mutui alle famiglie è cresciuto del 10,8%, mentre ora è in rallentamento, seppur positivo». A essere precisi, i mutui per acquisto segnano un +5,8% a fine maggio, rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre gli altri mutui scivolano del 55%.
Digitale, sempre di più per vendere
Arriva poi la conferma che il digitale è un solido canale per offrire prodotti di credito: c’è chi lo utilizza nell’intero processo di erogazione e chi invece preferisce mantenere la relazione vis-à-vis. Ma non è più una opzione.
«Si sono consolidate le tendenze favorite dall’avvento della pandemia: ovvero una relativa riduzione del peso degli sportelli di banche e intermediari specializzati a favore del digital lending, principalmente nei prestiti personali e nei finalizzati per acquisti di beni e servizi non Auto – evidenzia Colombi. Inoltre, si è rafforzato il ruolo degli intermediari del credito (agenti e mediatori, compresi i broker online) soprattutto nel credito immobiliare e nella cessione del quinto dello stipendio/pensione, e in parte anche nei prestiti personali. La scelta dell’offerta online non è più rinviabile da parte di nessun intermediario, si può casomai valutare se orientarsi su processi totalmente o parzialmente digitalizzati: in quest’ultimo caso, la stipula del contratto avviene in presenza, ma buona parte della fase istruttoria e dello scambio d’informazioni tra intermediario e cliente è già avvenuta online».
Perché si diffonde il BNPL?
Ultima, e discussa, novità nel digital lending è il fenomeno “buy now pay later” (BNPL): piccoli prestiti d’importo e durata breve, che non applicano interessi o altri costi all’utente, per acquisti online principalmente (ma non necessariamente).
«La ragione del loro successo è che non rientrano attualmente nell’ambito di applicazione della normativa sul credito ai consumatori – avverte Colombi. Per questa ragione il processo di delibera e concessione è estremamente semplificato: il consumatore non deve seguire la usuale trafila prevista per gli altri finanziamenti».
Le regole, uguali per tutti
La situazione cambierà, perché le voci di allarme sui rischi per i consumatori si fanno eco.
«Con la revisione della normativa europea, che è già in fase avanzata, questi micro-finanziamenti verranno assoggettati alla direttiva sul credito ai consumatori. Da parte nostra – dichiara Colombi –, auspichiamo che il normatore adotti una soluzione che garantisca il rispetto delle stesse regole da parte di tutti gli operatori interessati a competere in questo mercato, senza esclusioni e senza ambiguità».
Rischio di credito ai minimi storici
Intanto, il rischio di credito ha raggiunto il livello più basso di sempre: le famiglie, d’altronde, non hanno speso molto durante i lockdown e l’offerta, dal suo canto, è diventata selettiva, dato il periodo d’incertezza economica e geopolitica.
«Il tasso di default medio dei portafogli di credito ai consumatori è passato dall’1,80% del marzo 2020 al 1,20% del marzo 2022. Il trend di contrazione ora sta iniziando a rallentare ma il tasso di default si mantiene su livelli molto contenuti – annuncia Colombi. E anche per i portafogli di mutui immobiliari alle famiglie la qualità del credito è molto elevata».
Cosa accadrà?
Dietro l’angolo, però, c’è il rischio di una inversione di tendenza. Per via di vari fenomeni: «in particolare, le tensioni sui bilanci delle famiglie che potranno essere generati dall’inflazione, dai rincari del costo dell’energia e dall’aumento di consumi rimandati per lungo tempo, assieme al parziale allentamento di alcune restrizioni all’erogazione da parte degli intermediari, che potranno determinare un fisiologico aumento del tasso di default nel 2022 – conclude Colombi. Questo sarà tanto più contenuto quanto più rimarrà selettiva l’offerta e quanto migliore risulterà lo scenario macroeconomico prospettico».
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di luglio/agosto 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.