Essere più sostenibile? Vorrei, ma non posso.
È il quadro degli italiani che emerge dalla seconda edizione degli Agos Insights, realizzata da Eumetra per Agos, dedicata alle “abitudini green” dei consumatori italiani.
Tanti piccoli segnali di distanziamento
E nel 2023 emerge chiaramente che il boom dell’inflazione e l’incertezza globale hanno spinto la sostenibilità tra i “desiderata” degli italiani.
Se il dato globale di attenzione a comportamenti più green resta alto, al 68% contro il 71% del 2022, ci sono una serie di segnali che indicano un allontanamento dei nostri comportamenti dalla sostenibilità.
Non perché non sia importante, ma perché al momento ci sono altre priorità più urgenti.
Meglio risparmiare oggi che domani
L’attenzione al presente porta a privilegiare quegli ambiti in cui la sostenibilità porta a un risparmio immediato. O, quantomeno, non comporta un costo maggiore.
I trasporti green e gli elettrodomestici a basso consumo, quindi, soffrono più di altri ambiti: di fronte a una spesa maggiore immediata, promettono minori consumi (e quindi risparmi) diluiti nel tempo.
Restano invece forti comportamenti come la scelta di fornitori di energia pulita, oppure nell’acquisto di capi di abbigliamento usati, il minore impatto ambientale riesce a tradursi in una minore spesa nel presente.
Il km 0 deve costare uguale
Nell’alimentare, poi, i prodotti “del territorio” e “a chilometro zero” vedono un calo di popolarità.
L’Italia resta un Paese con un forte campanilismo, ma si compra locale solo se costa meno o uguale alla concorrenza. Altrimenti, si sceglie il risparmio.
Il 63% usa l’auto e non per scelta
Ci sono poi ambiti in cui la sostenibilità non può essere altro che un sogno. E non solo a causa dei costi, ma anche dell’assenza di strategie pubbliche capaci di dare risposta ad alcuni megatrend in atto.
Il primo esempio lo abbiamo nei trasporti, dove il campione è perfettamente consapevole dell’impatto che i mezzi a combustione hanno sull’ambiente. Ma l’automobile privata resta la scelta del 63% del campione.
Green per le brevi distanze
Perché, di fatto, non c’è alternativa. L’utilizzo effettivo dell’automobile potrebbe quasi dimezzarsi, al 32%, se ci fosse la possibilità di spostarsi in altro modo.
Le principali scelte green sono le proprie gambe, per il 35% del campione, e la bicicletta, nel 19% dei casi. Ma è evidente che sono opzioni percorribili per chi deve coprire distanze limitate.
Dispersione abitativa, zero alternative
Invece, le principali città stanno attraversando una fase di dispersione abitativa, con prezzi in forte rialzo in centro e i nuclei famigliari di maggiori dimensioni che si spostano verso la periferia e la provincia, alla ricerca di maggiore spazio.
La fine dell’illusione del telelavoro diffuso ha però confermato il modello del pendolarismo verso gli uffici, collocati in buona parte dei casi proprio nelle grandi città. E questo pone molti lavoratori nella condizione di dovere necessariamente optare per l’auto, nell’assenza di alternative altrettanto comode o convenienti in termini di costo e di tempo.
Il TPL non è studiato per questo
Anche il trasporto pubblico locale, infatti, perde di efficienza e di efficacia nell’allontanarsi dai centri urbani.
Servirebbe una visione integrata dei trasporti in ottica multimodale, con punti di scambio tra mezzi pubblici e privati. Ma questa è una scelta politica e di governo del territorio, non di consumo.
La casa green consumerebbe meno…
C’è poi il secondo fronte caldo, quello dell’edilizia.
La Direttiva Europea Case Green è conosciuta da un solo italiano su quattro, ma l’86% è comunque interessato a migliorare l’efficienza energetica del proprio edificio. Più che altro (61% dei casi) per spendere meno in bolletta.
… ma c’è troppa incertezza
Eppure anche in questo caso le intenzioni non si traducono in azioni. Complice, ovviamente, il rialzo dei tassi che spinge a una maggiore prudenza prima di fare grandi spese.
Ma non possiamo non pensare anche all’effetto nefasto della telenovela Super Bonus, che ha sicuramente danneggiato la fiducia degli italiani verso gli incentivi fiscali.
Attenzione alla fiducia
Ecco, forse uno degli spunti più importanti che emerge dall’indagine è lo “scollamento” tra domanda e offerta.
Dopo anni di narrazione sulla sostenibilità, la platea dei consumatori sembra avere fame di risultati concreti.
C’è una questione di offerta, con una intensa comunicazione che sembra fermarsi alle parole. Ma è impossibile non chiedersi se non sia necessario un governo della transizione, in primis energetica, orchestrato e coordinato sui diversi aspetti: ambientale, sociale e di governance.
Il rischio è che si logori la fiducia dei consumatori verso un futuro più sostenibile. E che il “vorrei, ma non posso” ci faccia compagnia per molto tempo.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2023 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.