Innovare il contrasto ai crimini finanziari, grazie anche all’intelligenza artificiale. È l’obiettivo del consorzio AFC Digital Hub (Anti Financial Crime Digital Hub), con sede a Torino, che vede in prima fila Intesa Sanpaolo. Ci siamo fatti raccontare il progetto da Piero Boccassino, Group Chief Compliance Officer Intesa Sanpaolo e Presidente di AFC Digital Hub.
AG. Dottor Boccassino, come è nato questo progetto e perché?
PB. AFC Digital Hub nasce da una semplice considerazione: per combattere il crimine finanziario serve la tecnologia. La clientela bancaria svolge milioni di transazioni ogni giorno e, per intercettare situazioni di potenziale sospetto di riciclaggio, un forte impiego della tecnologia è essenziale.
Ma la tecnologia è anche in costante evoluzione. E quindi abbiamo pensato a un’iniziativa per utilizzare le soluzioni più innovative, e in particolare l’intelligenza artificiale, per contrastare la criminalità. Gli enormi volumi di transazioni gestiti dalle banche sono un classico caso di big data, un campo di elezione per l’AI.
Ci siamo anche detti un’altra cosa: non facciamolo da soli. Come Banca, siamo spronati dalle Autorità a essere costantemente al passo con i tempi e a ricercare le migliori soluzioni. E allora, perché non portare a bordo di un consorzio l’expertise dell’Accademia e della ricerca scientifica?
AG. I crimini finanziari, dal riciclaggio di denaro al finanziamento del terrorismo, sono in continua evoluzione. L’intelligenza artificiale può consentire di tenere il passo con la criminalità?
PB. Le nuove tecnologie vengono sfruttate anche dalla criminalità, che è alla continua ricerca di modalità sofisticate per occultare la natura illecita dei flussi di denaro e per ripulirli. E a fronte di questa capacità di innovazione messa in atto dalla criminalità, siamo chiamati a essere almeno altrettanto innovativi.
Tutte le banche stanno cercando soluzioni per migliorare sia l’efficacia sia l’efficienza nell’individuare i fenomeni di riciclaggio. Noi pensiamo che l’AI sia molto utile allo scopo in quanto riesce a identificare, all’interno di dati anche non strutturati, delle situazioni di anomalia che sarebbe molto difficile, o estremamente dispendioso, scoprire con metodologie tradizionali.
Storicamente, nell’AML si utilizzano degli scenari deterministici: vado a isolare quelle operazioni che hanno determinate caratteristiche, predeterminate in base all’esperienza e alle indicazioni delle Autorità. L’intelligenza artificiale, invece, ci libera dalle predefinizioni e va a localizzare fenomeni anomali in base ai comportamenti di un certo cluster di clientela.
AG. Che ruolo resta per gli esseri umani?
PB. Inizio da una precisazione doverosa: nessuna segnalazione di attività sospetta sarà inviata in automatico senza una supervisione. Stiamo lavorando a soluzioni più efficaci ed efficienti per generare indicatori che verranno poi analizzati dai nostri analisti. L’utilizzo dell’AI deve in ogni caso avvenire con una modalità che ci garantisca dai rischi di non governo: anche a livello UE si sottolinea l’importanza di una presenza umana che guidi la macchina e che la decisione dell’AI sia spiegabile con modelli testati e verificati, tra l’altro privi di qualunque rischio di discriminazione.
AG. Veniamo alla scelta della forma del consorzio. Quali sinergie si possono generare con il mondo scientifico?
PB. La nostra iniziativa è basata su un modello che definirei di open innovation e di open architecture, con un consorzio che vede sin dall’inizio la presenza, oltre che di Intesa Sanpaolo, di Intesa Sanpaolo Innovation Center, dell’Università di Torino, del Politecnico di Torino e di CENTAI (Center for Artificial Intelligence, il nuovo istituto di ricerca dedicato all’intelligenza artificiale partecipato dalla Banca, NdR).
Le Accademie, grazie alle forti competenze specifiche di cui dispongono, possono supportarci attraverso iniziative di ricerca applicata che ci permettano di costruire modelli operativi basati sull’AI. C’è inoltre un importante indotto in termini di ricerca e specializzazione, perché l’expertise maturata può portare a pubblicazioni, corsi di studio, ulteriori attività di ricerca, in un ecosistema favorevole all’innovazione.
Le realtà torinesi sono soci fondatori del consorzio e quindi stabilmente presenti nel progetto, con una rappresentanza sia azionaria sia nel Consiglio di Amministrazione, ma questo non esclude una collaborazione anche con altri attori del mondo scientifico.
AG. L’obiettivo è fare di AFC Digital Hub una realtà di sistema, coinvolgendo anche altri intermediari finanziari. Avete fissato degli obiettivi in questo senso?
PB. Sono convinto che altre banche in futuro saliranno a bordo per condividere gli investimenti e i benefici di questa iniziativa. Il contrasto al riciclaggio e al terrorismo è un tema non competitivo e ad alta valenza sociale, in cui le banche già oggi investono risorse importanti. Mi sembra evidente il vantaggio di metterle a fattor comune per un obiettivo di utilità pubblica.
Detto questo, siamo stati veloci. In appena un anno abbiamo creato il consorzio e avviato i primi progetti di ricerca. Nei prossimi mesi andremo a mettere a terra le prime challenge, ossia i primi modelli operativi, su cui abbiamo iniziato a lavorare e credo che questi risultati saranno un ottimo biglietto da visita per convincere altri istituti bancari ad aderire.
AG. A proposito di risorse: quanto ha investito e pensa di investire il Gruppo Intesa Sanpaolo in questo progetto?
PB. Partiamo dalla considerazione che il Gruppo investe nel contrasto della criminalità finanziaria risorse molto importanti. Si consideri che, per i presidi di antiriciclaggio, siamo nell’ordine delle decine di milioni di euro ogni anno solo di nuovi investimenti. La struttura dell’Area Chief Compliance Officer, di cui sono responsabile, impiega oltre 1.200 persone a livello di Gruppo, all’incirca metà delle quali focalizzate sul contrasto del crimine finanziario.
All’interno di questa dimensione complessiva, ad AFC Digital Hub abbiamo inizialmente dedicato una trentina di persone distaccate parzialmente e prevediamo a regime di impegnare annualmente alcuni milioni di euro di budget. Ma a loro dobbiamo aggiungere il contributo determinante dei ricercatori e dei professori universitari che lavoreranno concretamente insieme a noi.
AG. Le ultime buzzword per la finanza digitale sono le criptovalute e il metaverso. Per entrambe si apriranno sfide legate all’AML: l’innovazione porterà anche nuovi terreni di sfida per l’AFC Digital Hub?
PB. Vorrei preliminarmente evidenziare che Intesa Sanpaolo non esercita alcun ruolo diretto nel business delle criptovalute, non fornisce servizi di exchange ed è sempre stata molto prudente rispetto a questo mondo in divenire e che richiede attenzione.
Ciò detto, per i profili specifici di contrasto della criminalità finanziaria, il tema delle criptovalute è entrato nel radar del Gruppo Intesa Sanpaolo già da prima della costituzione dell’Hub, monitorando i pagamenti che la nostra clientela può porre in essere con i soggetti che offrono servizi in tale ambito. Abbiamo infatti sviluppato algoritmi proprietari che ci permettono di individuare eventuali comportamenti sospetti. La stessa UIF, d’altronde, ha chiesto alle banche di presidiare con molta attenzione questo fenomeno.
Quindi sì, l’Hub si occuperà delle frontiere tecnologiche che nasceranno con il tempo. Mi sembra che il metaverso sia ancora ai primi passi, perlomeno rispetto alle ricadute sul sistema bancario e finanziario: certo, se effettivamente prenderà piede, allora ce ne occuperemo.
AG. L’annuncio dell’Hub è stato accompagnato dall’ipotesi di estendere il suo perimetro di analisi dal riciclaggio all’abuso di mercato e alle frodi. Il cantiere è aperto per applicare l’intelligenza artificiale ad altri ambiti?
PB. È troppo presto per dare una indicazione temporale precisa, anche perché il filone del riciclaggio è già di per sé molto ampio e sicuramente ci impegnerà per tutto l’anno in corso e per il prossimo.
La considerazione sulla possibile estensione al market abuse e alle frodi deriva dal fatto che stiamo parlando di fenomeni molto vicini al riciclaggio e che quindi possono essere affrontati e gestiti con le stesse modalità. Di fatto, negli abusi di mercato il modello di contrasto è sostanzialmente analogo, compreso il compito di elaborare dati e individuare anomalie rispetto ai comportamenti standard. Cambia l’Autorità a cui inviare la segnalazione, in questo caso la Consob anziché l’UIF. E anche per le frodi le analogie sono molte.
Il primo Consiglio di Amministrazione di AFC Digital Hub ha approvato il business plan e ha esaminato le challenge, che sono tutte nel contesto del riciclaggio. Ma credo arriveremo, in futuro, ad estendere il raggio di azione.
AG. L’Italia è tra i Paesi con la maggiore esperienza in ambito di lotta al riciclaggio e di recente l’Unione Europea ha fatto una scelta storica su questo tema. C’è molta attesa per la decisione sulla sede dell’Autorità Europea Antiriciclaggio. Questo progetto può aumentare le chance dell’Italia?
PB. Finora, il contrasto alla criminalità finanziaria in Europa è avvenuto su base nazionale, seppure nel solco di direttive europee. La costituzione di un’Autorità UE è sicuramente un evento di portata storica, non dissimile da quello che abbiamo vissuto con la creazione del meccanismo unico di vigilanza bancaria in capo alla BCE.
L’AFC Digital Hub vuole diventare un punto di riferimento nazionale e internazionale su questi temi e crediamo che possa rafforzare la candidatura italiana, che ovviamente trova la sua chiave di volta nella riconosciuta credibilità della Banca d’Italia, dell’UIF e della Guardia di Finanza. Cerchiamo comunque anche noi di fare la nostra parte.
L’intervista sarà disponibile sul numero di AziendaBanca di luglio/agosto 2022 all'interno del nostro Shop