18 mesi di PSD2: account information ancora alla ricerca di servizi a valore aggiunto

A un anno e mezzo dalla PSD2 (e a 2,5 anni dall’open banking in Regno Unito), ci sono 400 realtà autorizzate all’aggregazione di conti di pagamento nel territorio della “vecchia” Unione Europea a 27. È uno dei dati che emerge da una recente ricerca di PwC che fa un primo bilancio dell’account aggregation.

Se a livello UE pre-Brexit il peso del mercato UK è importante (vuoi per l’anno di vantaggio in ambito open banking, vuoi per gli anni di vantaggio nella cultura del banking digitale), anche sul mercato italiano l’interesse dei player per questo servizio è in crescita. Lo offrono 7 banche e 11 attori tra Istituti di Pagamento e Istituti di Moneta Elettronica. Il 40% di questi proviene da settori non finanziari e sta quindi sviluppando nuovi use case nel mondo dei servizi di pagamento, confermando la tendenza e la ricerca di un’integrazione cross settoriale.

Le banche puntano sul free, le FinTech sul freemium

Guardando al modello di offerta su un campione di 25 realtà internazionali (15 FinTech e 10 banche) nel Report PwC-ABI Lab “La nuova frontiera dell’Account Aggregation, 2020”, vediamo che l’aggregazione delle informazioni sui conti detenuti presso altre realtà viene offerta gratuitamente nel 24% dei casi. Quasi sempre, si tratta di banche, che hanno previsto il servizio integrato sui canali web e mobile. Le FinTech, più spesso, prevedono questo servizio in modalità freemium, quindi gratis nella versione base, con la possibilità di attivare altri servizi collegati a pagamento.

account aggregation banche europee

I servizi sono ancora ai primi passi

Tipicamente, il modello di business vede nell’aggregazione dei conti una leva abilitante per altri servizi distintivi, tipicamente Personal Financial Management multiaccount. Ma, nel concreto, l’offerta attuale, nella maggior parte dei casi, è ancora a livello base. Come sottolinea PwC, sarà quindi necessario un consolidamento della value proposition per promuovere il successo del servizio nella sua interezza ed evidenziarne il valore distintivo per il cliente finale.

Il tasso di utilizzo è ancora marginale

Ed è anche per questo che, al momento, sull’open banking in generale e sull’account aggregation nello specifico la comunicazione da parte del sistema bancario è piuttosto limitata. Il tasso di utilizzo resta marginale: le chiamate API in UK, per esempio, sono 60 volte quelle che avvengono in Italia. Un’indagine di PwC con ABI Lab (Mobile e Internet Banking allo specchio, 2020) ha fatto emergere che solo il 13% dei clienti bancari digitalizzati conosce il servizio di aggregazione dei conti. Tra i clienti tradizionali, la percentuale è del 6%.

Su quali servizi comunicare?

Le due dimensioni sono naturalmente connesse: come creare valore aggiunto per il cliente finale e quindi sensibilizzarne l’utilizzo aumentando la consapevolezza? Qualche esempio estero inizia a essere imitato anche nel nostro Paese: il cambio di fornitore di luce, gas o telefono in base alla movimentazione del conto corrente; il salvadanaio digitale collegato al risparmio automatico; strumenti di analisi delle spese dell’intera famiglia mediante aggregazione dei conti co-intestati.

Prende piede l'instant lending

Al momento, le applicazioni più avanzate dell’account aggregation si configurano come leva abilitante l’erogazione di altri servizi. Sono i servizi di instant lending che permettono, ad esempio, di analizzare le transazioni sui diversi conti del cliente per facilitare la valutazione del suo merito creditizio, specialmente nel caso di thin files o unbanked. In assenza di informazioni presso il credit bureau, i dati delle transazioni possono essere messi a valore per erogare credito.

Attenzione alle PMI e al multibanking sostenibile

C’è poi il segmento delle PMI, entrato da un paio di anni nel radar di FinTech e challenger. Qui sì che l’account aggregation potrebbe trovare terreno fertile: perché se le grandi aziende e le Corporate hanno già un servizio di multibanking, l’account aggregation può essere una versione per piccole e medie imprese, sostenibile dal punto di vista dei costi.

Un servizio su cui costruire, con un modello di pricing adeguato, soluzioni multiaccount che semplifichino il business e la vita quotidiana. Integrandosi con le piattaforme di fatturazione e dei fornitori. E anche per le PMI i dati relativi alle transazioni aprono la strada ad analisi più approfondite dei cicli finanziari delle aziende, per identificare soluzioni per l’approvvigionamento del loro capitale circolante. Magari con la presenza di un consulente retail per raccontare il valore del servizio.

 

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