Parliamo da mesi di smart working e di rilancio del digitale. Ma l’Italia non è fatta solo di grandi città e i piccoli Comuni lanciano l’allarme sull’abbandono del territorio.

Non è la prima volta che tocchiamo il tema della territorialità. Dall’inizio della pandemia Covid, abbiamo riportato i dati relativi alla digitalizzazione del Paese (transazioni digitali, commercio elettronico, telelavoro etc.). Un salto avanti di anni, si dice nella comunità degli innovatori. Una comunità che risente di quella che ho sempre chiamato “Sindrome dell’Area C” (il Milano-centrismo è voluto e ironico): cioè il non ricordarsi che il nostro Paese non si riduce al centro di Milano. L’Italia è fatta di molte realtà territoriali diverse. Spesso, economicamente produttive e rilevanti, pur non essendo altamente urbanizzate.
La lettera dell'Uncem a Banca d'Italia
È quindi doveroso riportare l’ennesima denuncia dell’Uncem, Unione Nazionale Comuni Enti Montani. Che il 25 maggio ha segnalato al Governatore della Banca d’Italia l’elenco delle filiali bancarie chiuse e degli ATM non funzionati o bloccati tra il 10 marzo e il 10 maggio. In quei due mesi l’associazione ha bombardato Bankitalia, ABI, Direzioni Centrali, MEF, Ministero dell’Interno e Ministero delle Autonomie e degli Affari Regionali con tutti i disservizi registrati dai Sindaci dei Comuni montani italiani proprio in riferimento all’erogazione dei servizi (essenziali) bancari. La mancanza di contante, ad esempio, perché i “bancomat” non venivano riforniti.
La realtà del digital divide
Ma c’è il digitale, si dirà. Nei piccoli centri non può che fare comodo il digitale: pensiamo a tutti i prodotti disponibili su Amazon (difficilmente reperibili nel negozietto locale) o al catalogo di film dei servizi in streaming, in centri in cui il primo cinema raggiungibile (comunque chiuso) è a una ventina di chilometri di auto. Uncem ha ovviamente segnalato anche l’enorme ritardo di attuazione del Piano nazionale banca ultralarga: negli ultimi sei mesi i Comuni coperti FTTH, con fibra a casa sono passati da 136 a 265 (+129 comuni) su un totale di 6.230 Enti nei quali fare i lavori, passando dal 2,2% al 4,2% del totale. Al divario digitale contribuisce anche la minore copertura delle reti di telefonia mobile.
Le BCC contrastano le disuguaglianze di reddito
Tutto questo, lo dicevamo, in Comuni che saranno anche medio-piccoli, ma non economicamente irrilevanti. Anzi. Qui ci rifacciamo a una recente ricerca di due ricercatori della Luiss, Pierluigi Murri e Valentina Peruzzi, pubblicato nel Working Paper del Casmef, dal titolo “Cooperative banks and income inequality: evidence from Italian provinces”. In estrema sintesi, la presenza di una BCC sul un territorio contrasta le disuguaglianze di reddito.
Ma è il percorso che porta a questa conclusione che è interessante: la riduzione delle disuguaglianze è più marcata nelle aree in cui è maggiore l’incidenza di nuove imprese e dei crediti erogati. Ma anche dove sono più forti il relationship banking (musicale ma un po’ inutile anglicismo per ricordarci che il banking non è solo transazioni) e la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Che è un po’ come dire che un territorio dinamico porta nuova linfa ai componenti dell’ecosistema e che una banca locale aiuta a generare valore.
Molti poli sul territorio
Caratteristiche, queste, che in Italia riguardano una pluralità di territori. Il nostro Paese non ha un solo polo accentratore. Ha Milano, sì, per il settore finanziario e per il FinTech: ma la stessa innovazione di startup e incubatori ha dei poli molto promettenti anche sul territorio. E se prendiamo in considerazione gli altri settori e, soprattutto, la manifattura, diventa ancora più chiaro che restiamo un Paese con molti campanili, in senso buono.
Le banche locali? In gran parte BCC
È che alcuni di questi campanili, una banca locale non ce l’hanno più. Nessuna banca, a parte le BCC, ha sede in Veneto. E parliamo di una delle prime 3 regioni per contributo al PIL. Sono ovviamente presenti i grandi gruppi nazionali, è vero. Ma le banche “locali” non ci sono più, a parte la sopravvivenza commerciale di alcuni marchi storici e, ovviamente, chi nelle filiali storiche ci lavora. E si trova a relazionarsi con un'organizzazione diversa, magari dopo un change management non eccellente.
In 641 Comuni c'è "solo" una BCC
Qui tornano in nostro aiuto i dati della ricerca sulle BCC e sulle Casse Rurali. Che in 641 Comuni sono l’unica presenza bancaria: nell’80% dei casi sono comuni con meno di 5mila abitanti, nel 50% sono in aree svantaggiate. Niente digitale, niente banche. C’è il proximity banking, va bene: ma pagare la bolletta al tabaccaio non è la stessa cosa che chiedere informazioni su un mutuo o su una polizza.
Delle regole per il presidio del territorio?
Da qui la proposta di Uncem a Banca d’Italia: un lavoro congiunto con il MEF e il Governo per individuare come dovranno essere organizzati i servizi bancari sui territori nel prossimo decennio, compresi i livelli minimi di erogazione dei servizi.