
Il 2018, anno di svolta per le NPE
Il totale dello stock di NPE è infatti passato dai 341 miliardi di euro registrati nel dicembre 2015 ai 209 miliardi di euro di settembre 2018. Solo le cessioni dello scorso anno, del resto, hanno raggiunto un volume da quasi 80 miliardi di euro, con un incremento del 40% rispetto al 2017. Diverse sono anche state le operazioni straordinarie, che hanno visto protagonisti servicers e piattaforme bancarie per la gestione dei crediti.
Lo schema GACS e la Vigilanza
Il merito è stato soprattutto dello schema di Garanzia GACS, che ha favorito il mercato delle cartolarizzazioni in Italia. Ma anche delle autorità di vigilanza europee, con misure ad hoc per ridurre le NPE e prevenirne il riaccumulo in futuro. Le banche hanno dovuto adeguarsi a un set di linee guida standardizzate e si sono impegnate per garantire livelli di copertura minimi comuni.
Gli UTP: una priorità per le banche…
Il prossimo passo è ora mettere il turbo alle vendite di UTP (a settembre 2018 pari a circa 52 miliardi di euro al netto delle svalutazioni). Già nel corso di questo ultimo anno non sono mancate cessioni significative: si pensi a Carige con Project Isabella (per UTP da 366 milioni di euro di valore nominale) e a Crédit Agricole con Project Valery (435 milioni).
…e un’opportunità per gli investitori
Il mercato degli UTP, del resto, offre diverse opportunità d’investimento sia per i fondi internazionali sia per gli operatori specializzati. Come spiega Katia Mariotti, Partner, Restructuring & NPE Mediterranean Leader di EY, “gli unlikely-to-pay sono l’anticamera delle sofferenze ma, a differenza di queste, i cui recuperi sono collegati ad attività legale o di recupero fallimentare, sono crediti nei confronti di controparti ancora attive, che richiedono soluzioni industriali e finanziarie ad hoc».