Basta colletti bianchi. Se la banca è una vera azienda di servizi, anche il bancario deve cambiare ruolo. Abbandore scrivania e sportello per diventare un professionista proattivo, orientato a fornire un servizio consulenziale altamente qualificato. È questo il senso dell’intervento di Luca Barni (nella foto), Presidente della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate, durante l’incontro “Un’impresa possibile. Conversazioni sul lavoro con Massimo Follador”.
Valorizzare le risorse umane
La trasformazione in chiave schiettamente aziendalistica del lavoro bancario passa, per necessità, da una valorizzazione delle risorse umane presenti: «All’interno abbiamo sostituito il termine banca con quello di azienda, a sottolineare il diverso approccio che devono avere verso il lavoro i nostri collaboratori – spiega Barni. È fondamentale, per trasformare la natura di questo lavoro, puntare sulle persone, sullo sviluppo dei talenti, sulla loro valorizzazione e professionalizzazione. Soltanto coinvolgendo i collaboratori tramite i responsabili di progetto si arriva a elevare il benessere sul luogo di lavoro, la realizzazione personale, quindi a influire in maniera decisiva sui servizi erogati al cliente. Questo, nel nostro caso, quello di una banca-azienda locale orientata all’economia reale, si traduce sempre più in un’attività consulenziale: la banca non è più soltanto un salvadanaio per i risparmi ma, ad esempio, un luogo dove si decide con il cliente come investire al meglio, a seconda delle necessità, questi soldi. Penso alle esigenze sempre più complesse di oggi; con il venir meno delle sicurezze garantite per decenni dal welfare statale, la mia banca, ad esempio, fa consulenza in materia di previdenza complementare e più in generale svolge un’opera di educazione finanziaria. Ma per far questo bisogna coinvolgere, professionalizzare e motivare adeguatamente i propri collaboratori. Questo, oggi, è il modo con cui una azienda può contribuire alla crescita del bene comune».