Banca Marche: il piano industriale 2013-2016

Obiettivi sfidanti e discontinuità per rilanciare Banca Marche: le priorità sono rischio, liquidità, costi e ricavi. Il nuovo Piano Industriale di Gruppo 2013-2016 approvato dal CdA deve dare risposte alle difficoltà dell’ultimo anno, pressione sulla redditività in primis.

Punto di partenza è la vocazione di “motore” dell’economia del territorio di insediamento tradizionale: Banca Marche conferma la presenza con 3.200 collaboratori, 550mila clienti e 7 miliardi di euro di nuovo credito negli ultimi 3 anni. La quota di mercato degli sportelli è superiore al 20%, e sale al 23% per i depositi e al 26% per gli impieghi.

Il rilancio della banca seguirà quindi quattro direttrici: rischio, liquidità, costi e ricavi. Nel risk management, sono previsti interventi per il potenziamento e l’evoluzione dell’intera piattaforma di governo e di controllo dei rischi di credito: gli impieghi verranno riequilibrati su segmenti e geografie definite “core”. In vista anche l’adozione di un modello proattivo di gestione del portafoglio problematico e default.

L’evoluzione della struttura del funding rappresenterà invece una azione importante per quanto riguarda l’equilibrio di liquidità: verranno consolidate le fonti istituzionali, attraverso il ricorso a operazioni di cartolarizzazione, e potenziata la raccolta retail. L’obiettivo è limitare il ricorso alla BCE e posizionare il rapporto tra impieghi e raccolta a livelli inferiori al 100% nel 2016.

Ottimizzazione in vista anche per la struttura operativa: una semplificazione dell’organizzazione e il riequilibrio della struttura dei costi dovrebbero tradursi in un taglio delle spese amministrative e di quelle relative al personale. E’prevista l’attivazione di programmi di facilitazione al prepensionamento attraverso l’utilizzo del fondo di solidarietà e la revisione dei processi di gestione degli investimenti IT e delle policy di approvvigionamento, oltre a specifiche attività “di snellimento della macchina operativa”.

Venendo al modello commerciale, il Piano mira a sviluppare la raccolta complessiva e migliorare il cross-selling. Il Piano verrà sostenuto da un rafforzamento patrimoniale di 250 milioni di euro, attraverso un progetto di aumento di capitale da proporre agli azionisti, per raggiungere un livello di Tier 1 minimo del 7,5%. Entro i 2016 si dovrebbe comunque arrivare a target superiori all’8%. Non si escludono iniziative di carattere straordinario, con la dismissione di taluni asset e l’evoluzione delle metodologie di misurazione del rischio.

 

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